AUSTRIA DOPO KURZ/ “Così l’obbligo vaccinale e i verdi cambiano il sistema politico”

- int. Paolo Quercia

In Austria non si è solo dimesso Kurz, né si attende soltanto il nuovo premier. È cambiato il sistema politico. Ora l’arbitro diventano i verdi

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L'ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz con il presidente della Repubblica Alexander Van Der Bellen (LaPresse)

Non si tratta solo del ritiro dell’ex ragazzo prodigio della politica austriaca, cancelliere nel 2017 a 31 anni. In Austria il dopo Sebastian Kurz è il tramonto di un modello di governo, quello imperniato sull’alleanza tra democristiani (Övp) e socialisti. In poco meno di un lustro, Kurz si è giocato tutto: il grande potere ottenuto nel partito, una scommessa politica, quella di spostare l’Övp a destra per contenere l’avanzata dell’Fpö, e anche l’alleanza con i verdi. Il resto lo ha fatto la magistratura, con l’indagine per corruzione che lo ha indotto a dimettersi da cancelliere il 9 ottobre, e la nascita del primo figlio. O almeno così ha dichiarato Kurz tre giorni fa, lasciando a sorpresa anche la guida del partito.

“Ormai Övp, Spö e Fpö si equivalgono” spiega al Sussidiario Paolo Quercia, docente di studi strategici nell’Università di Perugia “ed i sondaggi li danno attorno al 20-25%. In questa condizione è quasi impossibile dividere il potere solo per due, come è tradizione nella politica austriaca, di ispirazione consociativa”.

Ora il governo potrebbe passare nelle mani dell’attuale ministro dell’Interno Karl Nehammer, anch’egli dell’Övp, su posizioni più a destra di Kurz e fautore dell’obbligo vaccinale. L’arbitro della nuova fase austriaca sembrano essere i verdi, pronti a condizionare il quadro politico da posizioni di minoranza.

Perché dopo che Kurz si è dimesso da presidente dell’Övp, Schallenberg si è dimesso da cancelliere?

Perché Kurz si era dimesso da cancelliere dopo accuse di corruzione da parte della magistratura mettendo al suo posto Schallenberg, un suo uomo, un diplomatico ma con la tessera del partito della Övp. Ma il vero cancelliere ombra continuava ad essere lui. L’idea di Kurz era di una sostituzione temporanea per poi tornare ad essere cancelliere. La situazione deve essersi aggravata, Kurz ha perso l’appoggio del suo partito e soprattutto dei governatori della Övp, che hanno colto l’occasione per archiviare l’esperienza di un partito personalizzato appiattito sulle posizioni del giovane leader.

Con l’uscita di Kurz sembra chiudersi una parentesi della politica austriaca. Quale esattamente?

Kurz ha rappresentato una via di uscita innovativa e personalistica alla crisi della Övp, ormai avviata verso una perdita costante di consensi. Una crisi che trascinava con sé il modello ormai logoro della grande coalizione con i socialisti. 

Qual è stata la strategia dell’ex cancelliere?

A partire dal 2017 Kurz ha preso un potere assoluto nella Övp, assumendo pieno potere nella scelta dei candidati, ringiovanendo il partito e riducendo il potere dei governatori. Ma soprattutto, ha sciolto il patto di coalizione con i socialisti e spostato a destra il partito democristiano, in particolare sui temi dell’immigrazione.

È così che arriviamo al patto con la Fpö di Christian Strache?

Sì. Kurz ha fatto un governo con la destra dell’Fpö bloccandone la crescita elettorale e incamerandone i consensi. Ad un certo punto, però, la parabola di Kurz è apparsa in buona parte già segnata.

Questo quando è avvenuto?

Con lo scandalo del video di Ibiza che ha portato alle dimissioni di Strache da vice-cancelliere, ma che forse aveva come obiettivo lo stesso Kurz. A quel punto Kurz promise a Strache che se si fosse dimesso, lui, Kurz, avrebbe mantenuto in piedi la coalizione.

E invece?

Invece Kurz rompe la coalizione con la destra per tentare un difficile governo di minoranza democristiano, che però viene sfiduciato da sinistra e da destra. Nasce un governo tecnico del presidente della Repubblica, il verde Van Der Bellen, che porta al voto, dove Kurz fa il pieno e forma un governo con l’unico partito che non gli aveva votato la sfiducia: i verdi. In altre parole, Kurz ha salvato la Övp dal fallimento spostandola a destra, ma ora che l’obiettivo è stato raggiunto, la sua parentesi sembra essersi definitivamente chiusa ed il partito si riprende le redini del potere.

Vorrei tornare su un passaggio che mi sembra importante: il tentativo da parte di Kurz di portare a destra i democristiani. Con quale obiettivo?

Con l’obiettivo di fare un’alleanza con la Fpö, ma per arrestarne la crescita, indebolirla e relegarla ad un ruolo di governo secondario o di opposizione. Kurz è riuscito in entrambe le cose, ma ora lo scandalo che lo ha coinvolto ed in parte il giro di vite sul Covid della Övp di Schallenberg, con l’introduzione dell’obbligo vaccinale, hanno fatto precipitare i consensi dei democristiani.

Adesso qual è la situazione?

Ormai Övp, Spö e Fpö si equivalgono ed i sondaggi li danno attorno al 20-25%. In questa condizione è quasi impossibile dividere il potere solo per due, come è tradizione nella politica austriaca. E questo è un problema per gli equilibri del Paese.

Per quale ragione?

Il concetto austriaco del potere consociativo necessita di una spartizione tra due partiti molto forti, che assieme arrivano ai due terzi e che possono anche modificare la Costituzione a piacimento. Coalizioni di semplice minoranza addirittura composte da più di due partiti rendono il sistema instabile.

Torniamo alla crisi del maggio 2019. Dopo qualche mese tocca ai verdi governare con il Wunderwuzzi della politica austriaca.

Sì, è l’attuale governo. Che si regge però sulla forza straordinaria di una Övp che Kurz aveva cambiato radicalmente, anche nel colore. Non più nero ma turchese, per segnare l’avvicinamento a destra (il blu è il colore dell’Fpö, ndr). E che aveva quasi toccato il 40%. A quel punto bastavano i verdi, quarto partito con il 13%, a formare la nuova maggioranza.

Al di là delle formule di maggioranza, a che cosa stiamo assistendo?

Ad una profonda crisi del sistema politico austriaco, favorito anche da un sempre più spinto interventismo della magistratura in politica. Negli ultimi cinque anni si sono succeduti sei primi ministri e per la prima volta dal dopoguerra l’Austria ha avuto più primi ministri dell’Italia in un quinquennio politico.

Veniamo alle ultime vicende. Effetto-Covid e Karl Nehammer, ministro dell’Interno probabile nuovo cancelliere: una battuta finale su questo “combinato disposto”?

Schallenberg con la sua battaglia anti-Covid, l’obbligo vaccinale e soprattutto una retorica molto dura contro i no vax ha spaccato il paese, portando a manifestazioni di piazza di decine di migliaia di persone, una cosa che raramente si è vista in Austria negli ultimi decenni. Manifestazioni che la Fpö ha prontamente cavalcato. Al punto che lo stesso presidente della Repubblica è dovuto intervenire per moderare le posizioni del governo, chiedendo di non mettere contro pezzi della società austriaca.

E Nehammer?

Nehammer (Övp) sembra essere molto più a destra di Kurz, soprattutto sui temi migratori. Il futuro della Övp post Kurz appare molto incerto, ma sembra che il periodo delle grandi coalizioni democristiani-socialisti sia terminato. Come d’altronde sta avvenendo in questi giorni in Germania. Con la differenza però che la necessità di arginare la crescita della destra spinge la Övp a destra, rendendo sempre più difficile la coalizione con i socialisti.

Si può azzardare uno scenario?

Il futuro lo decideranno probabilmente i “piccoli” partiti come i Neos (Das Neue Österreich und Liberales Forum, ndr), i verdi o altre formazioni che potranno nascere e che, con il 10-15% dei consensi, potranno diventare l’ago della bilancia, portando al governo uno dei tre partiti principali. Mi sembra stiamo entrando in una nuova fase politica.

(Federico Ferraù)

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