AUTOSTRADE/ Una vittoria di Pirro dei 5 Stelle che nasconde i veri problemi del Paese

- int. Francesco Forte

Il Governo supera il nodo autostrade con una decisione che gli consente di poter durare ancora, a spese però dell’economia italiana

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Giuseppe Conte con Luigi Di Maio (LaPresse)

Governo e Autostrade per l’Italia hanno raggiunto l’altra notte un accordo per arrivare a un nuovo assetto societario del concessionario autostradale, la cui maggioranza passerà in mano a Cassa depositi e prestiti, prevedendo anche “misure compensative” per 3,4 miliardi di euro, il rafforzamento del sistema di controlli e l’aumento delle sanzioni a carico del concessionario. Atlantia, la holding che tra i suoi soci più importanti ha Sintonia, che fa riferimento alla famiglia Benetton, diminuirà quindi la sua partecipazione in Aspi, che verrà poi quotata in Borsa. La transazione evita anche il tortuoso e incerto percorso della revoca della concessione e sembra non collimare pienamente con la linea dura annunciata da Conte in due interviste pubblicate lunedì mattina, dato che con tutta probabilità, anche se limitatamente nel tempo, lo Stato sarà socio dei Benetton. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, non si può però dire che il Premier e il Movimento 5 Stelle non portino a casa il risultato promesso, «attraverso un compromesso mostruoso che in parte era già stato ipotizzato da Pd e Italia Viva. C’è un aspetto poi giuridico importante in questo accordo».

Quale?

Vengono di fatto meno i contenziosi civili, perché i Benetton si ritirano in buon ordine. Resta però il nodo penale con un’inchiesta che andrà avanti. Sarà interessante capire come verranno giudicati i controlli effettuati dal concedente sulle manutenzioni effettuate dal concessionario. In ogni caso a questo punto il Movimento 5 Stelle potrà dire di aver ottenuto un risultato importante, perché i Benetton non saranno più gestori della rete autostradale, ma tutta questa operazione è stata fatta a danno dei soci di Aspi e degli azionisti di Atlantia, che non sono solo i Benetton. Alla fine si trasmetterà ancora una volta la sensazione per cui investire in Italia è pericoloso. Inoltre, si creerà un danno per l’economia italiana.

Perché?

Perché per questa operazione si useranno risorse pubbliche che si potrebbero utilizzare diversamente, magari per sostenere settori provati dalla crisi. Con il debito pubblico che abbiamo si è scelto di cacciare dall’Italia il capitale privato. Io credo ci fossero altre soluzioni, magari improntate a sostituire Atlantia in Aspi con altre imprese private. Spero che quando arriverà un nuovo Governo si lavori per ridurre la quota di Cdp al minimo, magari facendo entrare nel capitale del concessionario le Regioni. Vediamo infatti oggi in che situazione sono le autostrade in Liguria. Sicuramente se la Regione fosse tra gli azionisti di Aspi avrebbe interesse a fare in modo che gestisca bene la sua rete. Lo stesso si potrebbe dire per il Piemonte e la Toscana, che hanno attività che gravitano intorno al porto di Genova.

Politicamente in ogni caso tutti i partiti di maggioranza sembrano aver ottenuto un risultato importante…

A discapito però dell’economia italiana. Da un lato per le risorse pubbliche che verranno utilizzate per questa operazione, da un altro perché non si è data una buona “pubblicità” per gli investimenti in Italia. Non ci si è preoccupati, per esempio, dei piccoli azionisti di Atlantia. Il Governo sembra continuare a seguire un modello per le sue decisioni.

Quale modello?

Resistere politicamente a spese degli italiani attuali e futuri. Per questo si può pensare di sospendere la democrazia fino alla fine dell’anno o continuare a chiedere scostamenti di deficit, aumentando il debito pubblico, pur di restare al potere. Questo naturalmente rafforza le posizioni dei Paesi frugali che ritengono che l’Italia non sappia usare bene le risorse. La verità è che nel nostro Paese si dovrebbero avere investimenti nuovi, non la sostituzione di un investimento privato con uno pubblico.

Ottenuto questo risultato per i 5 Stelle ora sarà più facile dare via libera al Mes come vogliono gli alleati di governo?

Sì, ma ho l’impressione che questo non fermerà l’emorragia di voti di M5s. Anche il pasticcio sui migranti non li aiuterà. Abbiamo la rivolta di Calabria e Sicilia e un problema rischioso di contagi: voglio vedere se questo non gli costerà dei voti. Le vittorie simboliche come quella sulle autostrade interessano agli italiani fino a un certo punto.

In ogni caso ora il Governo sembra poter superare l’estate e arrivare quanto meno al voto di fine settembre.

Già. Intanto però vorrei vedere cosa succederà adesso in Liguria con le code infernali che non verranno certo eliminate da questo accordo raggiunto con Aspi. Perché il Governo lavora fino alle 5 del mattino per fare operazioni politiche di potere, ma non per risolvere un problema così importante che danneggia il turismo e l’economia di una regione? Può darsi che il Governo duri fino all’autunno, ma l’esecutivo di unità nazionale resta dietro l’angolo e dubito che chiunque lo guidi voglia avere i 5 Stelle nella maggioranza, anche se Di Maio ha incontrato Draghi. Se si vuole far nascere un Governo che cerchi di far recuperare terreno all’economia non ci si può mettere con i 5 Stelle. Anche perché l’Italia non può prendere soldi dall’Europa per fare assistenzialismo.

Sarà quindi importante chi scriverà il Recovery Plan in autunnno.

Certo e quanto accaduto dà corda a quanti dicono che l’Italia non sa gestire bene le risorse pubbliche e che sprecherebbe quelle in arrivo da Bruxelles. Anche adesso il Governo vuole farsi approvare un nuovo scostamento del deficit per altre misure di assistenzialismo. Così guadagna altri mesi di vita, ma nel frattempo le imprese rimaste aperte nell’incertezza non investono, il mercato del lavoro resta ingessato, il problema delle scuole diventa tragico. Ci si è occupati di un proprio pallino politico simbolico, dicendo di aver risolto un grande problema, quello della concessione ad Aspi, ma non si sono risolti i problemi prioritari del Paese.

(Lorenzo Torrisi)

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