BCE E INFLAZIONE/ La prudenza di Visco è un monito a Lagarde (Lane) e falchi

- Paolo Annoni

Non è chiaro quanto la Bce alzerà i tassi, ma le conseguenze delle sue scelte sui singoli Paesi dell’Eurozona sono molto differenziate

Ignazio Visco, Bankitalia Ignazio Visco, Governatore di Bankitalia (LaPresse)

Ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è intervenuto al “Phygital Meeting” organizzato dall’Ambrosetti Club. Il governatore ha dichiarato che “la normalizzazione della politica monetaria nell’area dell’euro ha già compiuto passi notevoli”. Visco ha aggiunto di ritenere che “la crescita dei prezzi, che già mostra segnali di discesa, possa tornare al 2 per cento senza che le nostre misure arrechino all’attività produttiva e all’occupazione danni particolarmente gravi” e infine che “ulteriori aumenti dei tassi sono nelle cose, ma continueranno a essere necessarie valutazioni attente e consapevoli dell’intensità e dei tempi della loro trasmissione a tutte le economie dell’area dell’euro”.

Da mesi mercati e investitori si interrogano sulle azioni che le banche centrali adotteranno per contrastare un incremento dei prezzi che non si vedeva da 40 anni. La questione è quanto rallentamento economico le banche centrali siano disposte a tollerare o a rischiare pur di riportare l’inflazione a valori “normali”, ampiamente sotto il 5%. I rialzi dei tassi incidono su un livello di debito pubblico e privato che è molto più elevato rispetto al 2019; interi settori sono abituati da almeno un decennio a vivere con tassi estremamente bassi; il potere d’acquisto delle famiglie è già stato messo in crisi dall’inflazione. Per Visco la normalizzazione della politica monetaria europea “ha già compiuto passi notevoli”; è una dichiarazione che sembra un invito alla prudenza. Il Governatore cita, tra gli altri, il settore delle costruzioni che “starebbe iniziando a risentire della debolezza del mercato immobiliare”. Il comparto immobiliare è un settore chiave e incide profondamente sul sistema bancario.

Meno di una settimana fa, il 17 gennaio, il membro del comitato esecutivo della Bce Philip R. Lane ha concesso una lunga intervista al Financial Times. Nell’intervista le parole normalizzazione e normalità, in riferimento all’inflazione, ai tassi di interesse e alla politica monetaria della Banca centrale europea compaiono oltre una dozzina di volte. Secondo Lane, la Bce si sta dirigendo verso una politica monetaria “normale”. La normalizzazione è un obiettivo futuro che bisogna continuare a perseguire. Normalizzazione della politica monetaria, della politica fiscale degli Stati e dell’inflazione. Secondo Lane, non siamo ancora al punto in cui la banca centrale dovrà valutare il rischio di “fare troppo”; anzi, occorreranno uno o due anni prima che si arrivi a questo momento. Nel frattempo “dobbiamo alzare di più”. Anche la riduzione dell’inflazione attesa al 3,6% per il quarto trimestre del 2023 dal 9% di fine 2022 è principalmente il prodotto dell’effetto base per Lane.

I membri dell’area euro subiscono effetti diversi da una politica monetaria identica. Le condizioni di partenza, di debito pubblico e privato, sono diverse; i sistemi economici ed energetici sono disomogenei e il conflitto con la Russia e la crisi energetica producono effetti molto differenti dentro l’area euro. Dentro l’Europa emerge un interrogativo esclusivo nel panorama globale e cioè quanta divaricazione economica e finanziaria la banca centrale sia disposta a tollerare e, in seconda battuta, quali siano gli strumenti per farla rientrare. Il tema, seppur sottotraccia, rimane molto attuale.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA