“Bella raga, come butta?”: slang su libro scuola/ Polemica “Giovani non parlano così”

- Alessandro Nidi

Lo slang dei giovani approda su un libro di scuola di grammatica, destinato ai ragazzi delle superiori: sui social media esplode la polemica

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LaPresse

Lo slang dei ragazzi approda su un libro di scuola. Non un libro qualsiasi, peraltro, bensì un testo di grammatica destinato agli studenti della scuola secondaria di secondo grado, ergo delle superiori, per ricorrere alla storica denominazione. Ma com’è stato possibile inserire frasi “da strada” in un testo destinato all’apprendimento corretto della lingua italiana? A spiegarlo è la consegna dell’esercizio formulato dagli autori del volume: “Riscrivere questo dialogo tra ragazzi eliminando tutti i termini tipici del linguaggio giovanile”.

Di fatto, il tentativo voleva essere quello di “cancellare” le forme troppo gergali e fare sì che gli alunni si impegnassero a sostituirle con termini più appropriati e soprattutto più consoni a un dialogo tra due persone. Ecco lo “scambio” incriminato: “Bella raga, come butta?”. “Qui ci divertiamo una cifra”. «Mitico! Qui invece è tutto una para…. Tra un po’ sclero. Speravo che con Giulia andasse bene (mi piace un botto!), invece sono stato friendzonato. Questa è la situa. Io non ci sto dentro”. “Scialla! Magari cambierà idea”. “Sì… ciaone!”. “Vai tra, ci si becca!”. “Sì… ciaone!”. “Dai tranqui, bro! Camomillati e quando hai voglia whatsappami o chattami. Mi raccomando, asap!”. “Onesto. Ci si becca!”.

SLANG GIOVANILE SU LIBRO DI SCUOLA, POLEMICA: “DAVVERO I RAGAZZI PARLANO COSÌ?”

Di fatto, come avrete avuto modo di intendere, l’operazione di riscrittura del dialogo immaginario sopra riportato non richiedeva un grosso sforzo, ma a fare discutere in queste ore, anche e soprattutto sui social media, dove è circolata la foto di questo esercizio, letteralmente divenuta virale, è stata una domanda su tutte: davvero i ragazzi di oggi si esprimono in questi termini?

Se lo domandano anche i colleghi del quotidiano “Il Messaggero”, i quali rimarcano che alla generazione Z “le parole sono apparse come una tipica conversazione tra boomer (vecchi), che per sentirsi giovani inventano parole a caso”. Effettivamente, alcuni passaggi della conversazione proposta risultano parecchio forzati o datati, come ad esempio il “come butta” iniziale, decisamente fuori moda ormai anche tra coloro che hanno l’età anagrafica decisamente green…



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