BENEDETTO XVI/ La sapienza e la fede di un grande papa col sorriso da bambino

- Federico Pichetto

Benedetto XVI, uomo della fede, della ragione e della speranza, è stato innanzitutto un amico schietto, certo di Dio e del nostro destino buono

Piazza San Pietro in Vaticano Piazza San Pietro in Vaticano (LaPresse)

Ci sarà tempo nelle prossime ore e nei prossimi giorni per parlare del teologo, del Papa e della personalità di Joseph Ratzinger. Ma ora, proprio mentre le lacrime si mescolano alla gratitudine e alla sensazione che un pezzo della nostra storia se ne sia andato, ora – in questo frangente di consapevolezza e incredulità – è il momento di farsi un’altra domanda, più vera e più immediata: che amico è stato per noi Benedetto XVI? Che compagnia ha fatto a noi cristiani, poveri peccatori salvati, il ragazzo bavarese, il teologo di Tubinga, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il primo Papa del XXI secolo, l’ultimo monaco d’Occidente ritiratosi in preghiera a custodire la Chiesa?

È difficile dirlo così, in poche parole, ma certamente egli è stato l’uomo della fede: una fede sincera, profonda, custodita con sobrietà e gentilezza, mai gridata o intimata, ma sempre posta davanti a tutti – amici e oppositori – come il punto di non ritorno, la parola definitiva sul tempo e sulla nostra storia: noi non siamo soli, non siamo abbandonati, non siamo l’esito di un caso, bensì l’opera di Uno che ci ama e ci vuole e che ha scritto la nostra biografia come Mozart ha composto le sue sinfonie. Per la bellezza, per la felicità.

Ma Ratzinger è stato anche l’uomo della ragione, della necessità di non ridurre l’uomo ai suoi sentimenti e ai suoi pensieri, ma di ricomprenderlo sempre alla luce di quel Logos che ha attraversato il Cielo – dopo averlo creato – per assumere su di sé tutto il peso e la sfida della nostra povera natura umana: niente è piccolo, niente è banale, niente è mai veramente oscuro se permettiamo a Cristo di toccarlo, se accettiamo che sia il Mistero l’unica risposta al nostro mistero.

E poi, ultimo ma non ultimo, Padre Benedetto è stato l’uomo della speranza, speranza non nelle nostre forze o in un sistema nuovo, al contrario fiducia commossa e sempre sorpresa per un Amico più forte dello spirito di ogni tempo, al punto da poter vivere tutto, anche il potere, il piacere e il possesso con una libertà e una gioia nuova: tutto può essere lasciato perché tutto è custodito e affidato. Ecco: un amico schietto, certo di Dio e del Suo amore, un amico stupito di ciò che siamo e desideroso di vedere ciò che potremmo essere, un amico semplice e discreto, mai appesantito dalla cupidigia e dall’avarizia dei nostri giorni. Mai corrotto, mai infedele. Joseph Ratzinger è stato amico di tutti noi fino agli ultimi giorni e agli ultimi tempi.

E adesso che cominceranno a ricordarlo e a raccontarcelo, resta nel nostro cuore la sua dignità e il suo rigore, i suoi occhi limpidi e il suo sorriso da bambino. Colpiti da quel bambino di Traunstein che, suonando Mozart tra i suoi gatti, ha riempito di musica il mondo, diventando Papa, entrando con discrezione nelle nostre case e portando pace e ironia. Proprio come fanno i buoni amici.

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