Borsch ucraino patrimonio dell’umanità/ Decisione d’urgenza Unesco, Mosca non ci sta

- Alessandro Nidi

Il borsch ucraino diventa patrimonio dell’Unesco, ma la Russia sbotta: “Questo è nazionalismo moderno!”. Il caso della “zuppa rossa”

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Borsch (foto: Pixabay)

Il borsch ucraino è stato riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Una notizia che suscita scalpore nell’Est Europa in quanto la paternità della celebre zuppa rossa è sempre stata contesa tra Kiev e Mosca, tanto che la Russia ha prontamente accusato l’Ucraina (di appropriazione culinaria) e l’organizzazione delle Nazioni Unite, rea di avere riconosciuto dell’Ucraina ciò che solo dell’Ucraina non è.

Come ricostruito da “La Repubblica”, lo scontro per il borsch ebbe inizio nel 2019, quando Kiev decise di presentare all’Unesco un dossier di candidatura per il suo piatto identitario. La Russia non rimase in silenzio, rispondendo con un messaggio diramato attraverso il profilo Twitter ufficiale del Cremlino, che recitava così: “Un classico senza tempo! Il borsch è uno dei più famosi e amati piatti russi e un simbolo della cucina tradizionale”. Pur essendo un piatto molto diffuso in tutta l’Europa Orientale, è Kiev ad avere dato i natali al borsch, come evidenzia un dizionario etimologico russo del 1848, secondo cui tale vocabolo indica “una pietanza di origine ucraina a base di borchevik, la pianta di spondilio che cresce nelle paludi ucraine del delta del Danubio e del Dnipro”.

BORSCH UCRAINO, LA RUSSIA RIBATTE: “QUESTO È NAZIONALISMO MODERNO!”

Sempre “La Repubblica” puntualizza che l’annessione del borsch alla cucina russa risalirebbe a Stalin in persona: il dittatore “affidò al Commissario per l’alimentazione Anastas Mikojan, in seguito potentissimo ministro del Commercio e fedele vice di Nikita Kruscev, il compito di creare una nuova cucina nazionale sovietica. E, visto che l’Ucraina faceva parte dell’URSS, il suo borsch diventò un piatto dell’Unione Sovietica”.

L’Unesco ha esaminato con procedura d’urgenza la richiesta ucraina, in quanto riteneva che questa tradizione culinaria corresse il rischio di essere minata dalla guerra. Dopo l’approvazione, la portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ha parlato di “nazionalismo moderno di Kiev”. Insomma, una decisione risultata indigesta ai russi, sicuramente più del borsch, che costituisce così un ulteriore tassello di divisione in un mosaico di conflitto che invece, ora come non mai, necessiterebbe di armonia.







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