BORSE & MERCATI/ Gli “avvertimenti” per il nuovo anno che arrivano dal 2008

- Stefano Masa

Il raffronto dell'andamento attuale dei mercati con quello della crisi del 2008 offre due scenari che hanno un epilogo comune e non positivo

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Corsi e ricorsi storici e il mercato ha avuto ragione: non vi era dubbio alcuno. Decisamente nessuno. Senza scomodare il celebre Giambattista Vico con l’opera La Scienza nuova, l’anno che ci lasciamo alle spalle ha confermato senza alcun possibile perplessità quello che inaspettatamente era stato riportato in tempi sospetti (questa volta il “non” è fuori luogo). Era luglio quando avevamo riportato alle vostra attenzione un allarmante se non altrimenti considerabile “fantasioso” accostamento: due grafici, due archi temporali diversi e molto lontani, due apparenti correlazioni che, invece, nella realtà dei successivi fatti, ha presentato una sola e unica realtà: quella dell'(effettivo) accadimento.

Nel nostro consueto approfondimento finanziario avevamo comparato la dinamica dei prezzi riconducibile alla crisi del 2008 con l’andamento del mercato azionario statunitense (rif. S&P 500) dell’allora estate 2022. Le similitudini erano abbastanza eclatanti, ma, senza alcuna presunzione di possedere la verità, ne prendevamo semplicemente atto: «Il 2022 sarà un nuovo 2008? Troppo pessimismo? Perché sì o perché no? Lasciamo a voi le argomentazioni a supporto di ciascuna ipotesi. Il dato, oggettivo, rimane. La curva dei prezzi (2008) che abbiamo riportato non può mutare: è storia. Quella attuale (2022), invece, vorremo che volgesse in direzione di nuovi lidi: lontana rispetto al suo storico passato. È nell’interesse di tutti».

A distanza di un semestre, l’andamento che si può riscontrare negli stessi prezzi di mercato ha visto la prosecuzione delle quotazioni (in territorio negativo) per ormai giungere a una soglia che riteniamo opportuno sottoporre nuovamente al giudizio di tutti voi.

Anche in questa sede non è assolutamente nostro intento gridare ai quattro venti il riscoperto impiego di alcuna sfera di cristallo, ma, appare coerente e ancor più doveroso ripresentare il precedente scenario (aggiornato) per un eventuale impiego in ottica futura.

Al fine di poter agevolare una più immediata lettura (visiva) delle potenziali view abbiamo predisposto le medesime rappresentazioni grafiche suddividendole rispettivamente per ciascuna proiezione (ribassista in colore rosso – rialzista in colore verde).

Infine, a prosecuzione del più recente arco temporale (anno 2022) abbiamo, poi, fatto seguire la successiva “proiezione” mediante un riquadro che, nonostante la sua semplicità, ha comunque intento di voler delineare la possibile ampiezza (minimo/massimo) degli ipotizzati movimenti prospettici.

A completamento di questo umile elaborato le risultanze che emergono appaiono evidenti (almeno dal punto di vista grafico). Nella prima ipotesi (ribassista) il mercato azionario potrebbe subire un immediato epilogo in territorio negativo già concretamente in un arco temporale di breve termine. Viceversa, nel secondo scenario (rialzista), il livello dei prezzi registrerebbe una prima fase positiva (riquadro verde) per, solo successivamente, arenarsi, arrancare, e infine capitolare verso nuovi minimi.

Prescindendo dalla valenza dell’uno o dell’altro “esperimento grafico”, il comune denominatore che caratterizza entrambi è l’approdo in territorio negativo da parte del mercato azionario.

Volutamente abbiamo evitato di riportare numeri (assai numerosi) e singoli livelli: l’intento, in qualche modo, è quello di voler stemperare facili e al tempo stesso inutili strumentalizzazioni in ambito previsionale soprattutto – in queste giornate – dove si leggono di innumerevoli previsioni che, senza nulla togliere a ciascun autore firmatario, rivestono fattezze più attigue a vere e proprie (pre)”visioni”.

A conclusione di questo approfondimento è ora doveroso, invece, riportare il già citato Vico e la Sua conclusione all’opera La Scienza nuova: «In somma da tutto ciò, che si è in quest’Opera ragionato, è da finalmente conchiudersi; che questa Scienza porta indivisibilmente seco lo Studio della Pietà; e che, se non siesi pio, non si può daddovero esser saggio» (Libro V Del ricorso delle cose umane nel risurgere, che fanno le nazioni”). E oggi, ancor più di ieri, l’esser saggi è sinonimo di prudenza.

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