BORSE & MERCATI/ Spread giù e Borsa su, la prospettiva aperta dai Btp

Il future Btp ha superato questa settimana di slancio la resistenza di area 132,10. Un segnale rialzista potenzialmente duraturo. Che può contagiare Piazza Affari

Ministro Tria
Giovanni Tria (Lapresse)

Il future Btp ha superato questa settimana di slancio la resistenza di area 132,10, lato alto del canale crescente che contiene l’ascesa dei prezzi dai minimi di metà 2015. Un segnale rialzista potenzialmente duraturo,  che Alessandro Magagnoli, analista tecnico e cofondatore di Financial Trend Analysis (Ftaonline) interpreta così: “I mercati danno fiducia all’Italia”. E aggiunge: “La rottura di questo riferimento ha infatti una valenza che travalica l’analisi dello strumento in questione: il rendimento dei Btp italiani è in calo da alcune settimane, un’evidente apertura di fiducia da parte degli operatori nei confronti del nostro paese, nonostante le potenziali criticità, dal rischio di una procedura di infrazione comminata dalla Ue alla discussione sui mini-Bot che sono visti da alcuni come uno strumento per avviare la cosiddetta Italexit”.

E quindi?

Il superamento del lato alto del citato canale da parte del Btp può aprire la porta a movimenti verso area 150 euro, target ottenuto tramite il metodo del “raddoppio” del canale, ovvero la proiezione dell’ampiezza dello stesso dal punto di rottura del suo limite superiore. Attualmente il Bund future vale 173 euro circa, e difficilmente le sue quotazioni potrebbero salire ancora molto, visto che i rendimenti del Bund sono al -0,28% circa, e dunque una salita del Btp verso area 150 vorrebbe dire quasi dimezzare la differenza di prezzo tra i due strumenti, e di conseguenza anche lo spread Btp-Bund, che potrebbe ridimensionarsi dai 240 punti attuali ai 120/130 punti base, un valore comunque ancora elevato, se confrontato con i 70/75 punti dello spread Spagna-Germania.

Ma quali potrebbero essere i motivi di questa apertura di fiducia nei confronti dell’Italia, visto che le criticità relative al nostro Paese non sono mutate negli ultimi giorni, anzi si sono forse aggravate?

La spiegazione è da ricercare nelle parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che sembrano aver dato impulso e fiducia ai mercati con l’apertura a una nuova fase accomodante della politica monetaria in caso di necessità. Draghi ha sottolineato che le prospettive di rischio restano orientate al ribasso e gli indicatori indicano debolezza nei prossimi trimestri. Il presidente della Bce, parlando al forum di Sintra, ha detto che senza un miglioramento del quadro economico saranno necessari nuovi stimoli. In particolare, alcune frasi chiave del suo discorso al forum di Sintra evidenziano che “in assenza di miglioramenti, come un ritorno sostenuto dell’inflazione verso i nostri obiettivi, saranno necessari nuovi stimoli” e ancora “ulteriori tagli dei tassi d’interesse e misure di mitigazione degli effetti collaterali rimangono parte del nostro armamentario disponibile. Anche l’App (ossia l’Asset purchase programme, il programma di acquisto di asset noto come Quantitative easing) ha ancora margini considerevoli”.

E i mercati come hanno interpretato queste parole di Draghi?

I mercati hanno sintetizzato queste parole in “sono possibili nuove misure di stimolo, dal taglio dei tassi a un nuovo Qe se l’inflazione della zona euro non si avvicinerà al target fissato. E dal momento che attualmente a essere in crescente difficoltà non è solo l’Italia, ma anche la Germania – dove il contesto macro generale certo non brilla, come testimonia il terribile dato tedesco dello Zew sul sentiment dell’economia nazionale (-21,1 punti contro attese per -5,1 punti) – tutti sono pronti a scommettere che questa inequivocabile apertura in favore di un proseguimento delle politiche monetarie espansive sarà confermata anche dal successore di Draghi.

Sta dicendo che l’Italia non è più il primo problema dell’Europa?

Diciamo che il problema del debito italiano non è più così pressante, visto che la Bce è ora sul piede di guerra per fare tutto il possibile per aiutare la ripartenza della Germania.

E gli investitori come si stanno muovendo?

Sono attratti dal rendimento elevato dei bond italiani e non sono più di tanto preoccupati dall’affidabilità dell’emittente: l’elevato livello della domanda ha il fisiologico effetto di far salire le quotazioni di Btp e simili e di farne cadere i rendimenti.

Così il conseguente ridimensionarsi dello spread con il Bund è una sorta di regalo?

Sì. Inatteso, ma non per questo non gradito, per il governo italiano, per il quale il pagamento degli interessi è una zavorra che rischia di rendere vani tutti gli interventi fatti o in programma per ridurre il deficit.

Quali effetti potrebbe avere un proseguimento del rialzo delle quotazioni del Btp future su Piazza Affari?

Le similitudini tra gli andamenti del future Btp e del Ftse Mib sono evidenti, è difficile che le curve abbiano un andamento divergente, tutt’al più può accadere, come ad esempio a fine 2018, che l’andamento del Btp anticipi quello della Borsa. Se la rottura della resistenza dei 132,10 euro da parte del Btp troverà conferma nel prossimo futuro e se i target ipotizzati per il decennale italiano sono credibili, allora anche per il Ftse Mib si potrebbe realizzare una fase di crescita importante.

Quali sono i segnali sui grafici a cui prestare attenzione?

Un primo segnale di forza da parte del Ftse Mib verrebbe oltre i 21.600 punti circa, area di transito della linea che scende dai massimi di maggio 2018, ma una conferma affidabile si avrebbe alla rottura di area 22.000. Quei livelli, già testati ad aprile, coincidono con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal picco di maggio 2018, percentuale ricavata dalla successione di Fibonacci che viene considerata lo spartiacque tra uno scenario correttivo, quindi di rimbalzo solo temporaneo, da uno di inversione di tendenza, ovvero di uno sviluppo duraturo del trend in atto.

E oltre i 22.000 punti?

Un’ipotesi di crescita duratura delle quotazioni diverrebbe credibile. Primo target a 23.200 punti, ma successivo sui massimi dello scorso maggio a 24.544 punti.

C’è  un elemento che supporta con favore lo scenario rialzista per la Borsa?

Certo, è il segnale di forza inviato dal comparto domestico delle banche. Il settoriale Banche Italia sembra infatti pronto al rally. L’indice settoriale ha messo sotto pressione il 18 giugno con i massimi di quota 7.664 circa la resistenza offerta a 7.641 punti dal massimo del 6 giugno, una resistenza poi superata nettamente il 19 giugno. La conferma della rottura della resistenza, coincidente con la media mobile esponenziale a 20 giorni, ha interrotto la fase laterale disegnata dai minimi del 31 maggio, fase che può diventare ora un trampolino di lancio per un rimbalzo robusto.

Fino a che area?

Primo target a 7.950 circa, poi in area 8.150. E considerato il peso del comparto banche sull’indice Ftse Mib, la sua buona salute è un indizio benaugurante per tutto il mercato.

(Marco Biscella)

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