Briatore contro reddito di cittadinanza: “Andava sospeso”/ “Nessuno vuole lavorare”

- Chiara Ferrara

L’imprenditore Flavio Briatore contro il reddito di cittadinanza: “Doveva essere abolito da maggio ad ottobre”

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Flavio Briatore (LaPresse)

Flavio Briatore si è scagliato contro il reddito di cittadinanza: “Doveva essere abolito da maggio ad ottobre”, ha detto nel corso di una intervista rilasciata all’Adnkronos. Il noto imprenditore, infatti, ritiene che la misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà introdotta a marzo 2019 dal Governo Conte I, abbia causato un netto calo nell’offerta di lavoro, soprattutto tra i giovani non vogliono più essere assunti.

I problemi sono emersi per lo più nel corso della stagione estiva. “Non c’è alcun giovane che abbia voglia di lavorare”, questa la denuncia di Flavio Briatore. Da qui il rimprovero al Governo per non avere sospeso il sussidio da maggio ad ottobre, in modo da “dare la possibilità ai giovani di fare la stagione”. Lo Stato, in questo modo, avrebbe “risparmiato” mentre qualcuno avrebbe anche potuto avere modo di “trovare lavoro per tutto l’anno”.

Briatore contro il reddito di cittadinanza: “Non c’entrano i contratti”

Flavio Briatore, inoltre, ha risposto a coloro che ritengono il problema della mancanza di giovani disposti a lavorare sia legato ai salari eccessivamente bassi rispetto al reddito di cittadinanza, nonché ai contratti di lavoro non convenienti. “Si tratta di cavolate. Un ragazzo che lavora al Twiga (il suo locale a Forte dei Marmi, ndr) ha uno stipendio minimo di 1.800 o 1.900 euro al mese”, ha affermato nel corso dell’intervista all’Adnkronos. Inoltre, ha denunciato coloro che proprio per non perdere il sussidio chiedono di lavorare in nero.

Il problema, ad ogni modo, non riguarda soltanto coloro che lavorano nel settore del turismo per la stagione estiva. “A fine aprile mancava lavoro in tutti i centri commerciali, i ristoranti erano disperati perché non trovavano personale. Il reddito di cittadinanza andava sospeso per la stagione. Bisognava lasciare che i ragazzi lavorassero con salari ovviamente corretti e poi riprenderlo”, ha concluso l’imprenditore originario di Verzuolo.

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