FILM DA RIVEDERE/ 2. Monsieur Lazhar e Ribelle-The brave per scoprire la ricchezza dei rapporti umani

- Antonio Autieri

ANTONIO AUTIERI continua la rassegna dei 50 film che val la pena recuperare di questa stagione cinematografica ormai agli sgoccioli. Oggi gli ultimi 5 imperdibili

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Una scena del film Monsieur Lazhar

Continuiamo a ripercorrere la stagione agli sgoccioli: in sei puntate, il meglio di quanto uscito al cinema, in 50 titoli da recuperare nelle sale che li ripropongono (causa poche novità forti) e nelle tante arene all’aperto, oppure anche in dvd. Dopo i primi della scorsa puntata, oggi gli altri 5 film imperdibili.

Imperdibili – Seconda parte

Cominciamo con un film che normalmente sarebbe da indicare nella categorie “sorprese”: ma è talmente bello da risultare imperdibile. La bicicletta verde è una prima volta al quadrato: non solo è il primo film della regista araba Haifaa Al-Mansour, ma è il primo diretto da una donna in Arabia Saudita, dove normalmente al genere femminile sono precluse diverse attività. Come andare in bicicletta: infatti, la dodicenne Wadjda impara fin da piccola che la sua passione per le due ruote è considerata sconveniente. Ma lei non demorde, un po’ per sfidare l’amichetto irritante (ma attratto da lei) e un po’ come puntiglio. La vita per la simpatica e testarda ragazzina non è facile: la mamma ansiosa, il padre assente e preso da altre donne, la scuola piena di regole e divieti. Lei per quella bici da sogno si mette di impegno e partecipa a una gara scolastica che prevede la conoscenza perfetta del Corano e promette un bel premio in denaro; soldi che ovviamente devono servire all’agognato acquisto. Ce la farà? Dalla trama sembra un film d’autore rigoroso, alias noioso; invece, La bicicletta verde è una commedia di formazione, che non fa sconti su una realtà per noi incomprensibile, ma sempre con leggerezza, ed esaltando il coraggio e l’intraprendenza della piccola Wadjda, un ciclone in un mondo immobile che regala speranza. Un personaggio che rimane nel cuore, grazie anche a una piccola attrice molto espressiva.

Altro film piccolo ma bellissimo, con molti momenti drammatici ma anche non pochi sorrisi e uno sguardo ricco di speranza è Monsieur Lazhar (nomination agli Oscar 2012). Il personaggio che dà il titolo al film del regista Philippe Falardeau è un insegnante algerino (come lo è l’attore che l’interpreta, il comico e versatile Fellag) che arriva come supplente in quinta elementare a sostituire una giovane maestra che si è impiccata in classe (sconvolgendo in particolare un ragazzino che ha fatto la terribile scoperta). L’arrivo del nuovo maestro è reso difficoltoso dalle diversità linguistiche e culturali e dalle rigidità della scuola, ma nonostante un doloroso segreto che si porta dietro Lazhar sa entrare nei giovanissimi cuori con sensibilità e intelligenza. Non tutti però la pensano allo stesso modo. Un piccolo capolavoro, davvero da non perdere, con un protagonista inaspettato e bambini bravissimi (e commoventi) come professionisti consumati. Per quel che vale, a nostro parere il miglior film della stagione a pari merito con Argo (citato nella scorsa puntata) e l’imparagonabile To the Wonder (che chiude questo articolo).

Monsieur Lazhar uscì in Italia a fine agosto, pochi giorni prima del film di animazione Ribelle – The Brave che fu protagonista in estate di un’affollatissima anteprima al Meeting di Rimini a cura di Sentieri del cinema. E che è stato il miglior prodotto di questo genere, in un’annata ricca di film che piace ai bambini ma molto anche ai genitori e perfino sempre di più a giovani appassionati (anche perché sempre più spesso ci sono talenti italiani in questo campo, da noi e all’estero). In una Scozia medievale alla Medioevo, sul trono di Scozia regnano Fergus e la sua consorte Elinor. L’adolescente Merita è l’erede al trono, ma al ruolo di principessa e ai modi regali preferisce andare a cavallo e tirare con l’arco. Operazione in cui è imbattibile e che la salva dal finire in sposa a uno dei vari pretendenti che si sfidano per avere la sua mano. Soprattutto, la fulva Merida – che spettacolo quella chioma rossa, lunga e piena di ricci – è sempre in urto con la madre, che non la capisce e non accetta le sue ribellioni.

Il film prende a un certo punto una svolta magica sorprendente, ma il fondo di questo ennesimo capolavoro della Pixar sono sempre i rapporti umani: qui proprio il rapporto madre-figlia, mai raccontata in “disegni animati” (al computer) così bene, con l’adolescente incompresa che prima rifiuta e poi abbraccia il modello rappresentato da una madre finalmente riconosciuta. Un’esaltazione della famiglia meno lineare ma anche più originale del solito. Simpaticissimi, peraltro, i tre fratellini della protagonista e il padre rozzo e coraggioso. Ma a rimanere impresse sono certe dinamiche prima tese e poi commoventi tra Merida ed Elinor. Da recuperare, per chi non lo avesse ancora visto; magari insieme al corto La luna che lo precedeva al cinema e lo accompagna in dvd, poetico esordio alla regia dell’animatore genovese Enrico Casarosa, che per questo cortometraggio ha avuto una nomination all’Oscar

Da un Meeting all’altro, chiudiamo con due film che saranno di scena a Rimini il prossimo agosto. Il figlio dell’altra, di cui parleremo più diffusamente alla vigilia del Meeting, è un film di produzione francese – dirige la regista transalpina Lorraine Lévy – ma di ambientazione israeliana. O meglio, di quella zona in cui convivono, si fa per dire, israeliani e palestinesi. Qui ci sono due famiglie al centro della paradossale vicenda: perché quando i rispettivi figli diventano maggiorenni scoprono di essere stati scambiati in culla: l’ebreo e israeliano è in realtà arabo e palestinese, e viceversa. Come reagiranno le famiglie? In modi differenti, al loro interno. Ancora più sorprendente quel che succede tra i due “figli”. Ma meglio non svelare troppo. Una vera, eccellente sorpresa questo film, in grado di far riflettere in profondità – ma senza violenze scontate, bensì giocando solo su psicologie, cuori, motivazioni – non solo su un conflitto che insanguina la Terrasanta, ma anche sul concetto di identità.

Infine, un film da poco uscito nei cinema (e che sarà riproposto anch’esso sugli schermi del Meeting): To the Wonder di Terrence Malick. Dopo il capolavoro The Tree of Life – a giudizio di chi scrive “il” capolavoro degli ultimi decenni – un’altra esplorazione di vite segnate da drammi sullo sfondo del rapporto col Mistero che fa tutte le cose. Cui stavolta, però, si dà decisamente un nome, in un finale straordinario e commovente. Prima, vediamo una coppia innamorarsi, accendersi di passione, entrare in crisi dividersi, e poi riprendersi – dopo che lui ha trovato e riperso un’altra donna – e ancora entrare in crisi e farsi male reciprocamente. Parallelamente, un prete ha perso la fede e urla a Dio di farsi vedere nuovamente. Un altro grandissimo film, forse con qualche battuta a vuoto rispetto al precedente – più universale, grandioso e perfetto – ma che segna un deciso passo in un percorso personale e sorprendente del regista più misterioso del mondo. Di cui non si sa nulla (non si fa vedere, intervistare, fotografare; non rilascia dichiarazioni, né ritira premi; neppure ci sono notizie biografiche dettagliate e precise su di lui, ma solo frammenti), ma che ci tiene con i suoi ultimi due film a raccontare moltissimo di sé; per chi ha pazienza di seguirlo anche in forme narrative molto diverse dai film cui siamo abituati (pochi monologhi e più sussurri che dialoghi, lirismo, spazio a una potenza di immagini e musiche che ammalia ma in cui ci si può perdere, storie che procedono per squarci e non in modo lineare), e per chi abbia cuore e intelligenza per scorgere suggestioni e indizi su un cammino di rapporto e conversione che irrita vecchi fans e critici raffinatissimi e commuove i più semplici.

 

(2- continua)

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