Scontro Giorgi-Fit/ I silenzi di Camila, l’ombra di papà Sergio e un gelo poco utile

- La Redazione

Scontro Giorgi-Fit: la tennista di Macerata non ha risposto alla convocazione per il match di Fed Cup contro la Spagna. Gelo con la Federazione, rapporto rotto e possibilità di sanzioni

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Camila Giorgi durante una vittoria in Fed Cup (Infophoto)

Diciamolo subito: la guerra fredda tra Camila Giorgi e la Federazione italiana di tennis (clicca qui per approfondire) rischia di essere un serio autogol per entrambe le parti in causa. Quando un atleta e l’organo che lo rappresenta vengono a conflitto non può che essere così; nel caso della Giorgi e del suo rifiuto a partecipare alla Fed Cup in Spagna torti e ragioni dell’uno e dell’altro si confondono fino a creare un grosso punto di domanda sulla bontà di parole e scelte.

Proviamo a ricomporre il quadro. Da una parte abbiamo una Fit che già nel 2008 aveva preso provvedimenti del genere: il presidente era sempre Angelo Binaghi, il protagonista Simone Bolelli che, allenato da Claudio Pistolesi, aveva rifiutato una chiamata per poter giocare due tornei in Oriente. Come risultato, Binaghi costrinse Corrado Barazzutti a convocare in ogni caso il bolognese che, quando disse no, si ritrovò bandito dalla federazione per due anni, fino a quando cambiò coach.

Se allora era chiaro quale fosse il problema, ora lo è ancora di più: nel marasma della vicenda emerge chiarissima la figura di Sergio Giorgi, il padre di Camila che ne è anche l’allenatore. Chi l’ha visto dal vivo – il sottoscritto è tra questi – se ne è fatto un’immagine concreta: un signore in tribuna che si agita, strepita, esulta senza freni e si infuria a ogni scambio della figlia. Chi lo ha conosciuto più in profondità giura che il suo “peso” sia di quelli ingombranti; non è un caso che, fin dai primi giorni in cui Camila ha lasciato intendere di poter esplodere nel circuito WTA, i suoi fan e non solo abbiano indicato in Sergio il reale ostacolo ai sogni della figlia.

“Le mette troppa pressione” è uno dei commenti che vanno per la maggiore – basta farsi un giro sui social – unito a quelli che riguardano aspetti tecnici. Lei, quando interpellata, ha sempre sostenuto che papà Sergio fosse il solo che ascoltasse, e che fosse lui l’unico a capirla davvero e a sapere cosa consigliarle; ma c’è anche chi ricorda un pianto inconsolabile dopo una “strigliata” (dovette intervenire Barazzutti) ed è già un segreto di Pulcinella che Sergio abbia avuto alterchi con tutti i componenti della squadra di Fed Cup, compreso uno con Francesca Schiavone arrivato quasi allo scontro fisico.

Tutto questo si declina in altro: volendo lasciar perdere per un momento il percorso della Giorgi nel ranking WTA, voci di corridoio – ma piuttosto fondate – sostengono che Camila non abbia mai davvero legato con le compagne, che sopporti a stento Barazzutti e che in generale fatichi a salutare le tenniste con cui dovrebbe fare gruppo. Nella conferenza stampa post-match con Caroline Garcia, nella disfatta di Fed Cup a Marsiglia, la Giorgi ha proferito un “non so cosa rispondere” a chi le chiedesse quali fossero i consigli del suo capitano nei cambi campo. La conferenza è finita lì con imbarazzo generale; ma nei giorni precedenti e seguenti la maceratese ha preferito mangiare al tavolo con papà Sergio piuttosto che unirsi alle compagne.

Insomma, è facile intuire che dietro il volto triste e le poche parole di Camila ci sia un padre che forse – ed è un forse enorme, perchè certe dinamiche non si possono davvero conoscere – si è dimostrato fin troppo “possessivo”. Al punto di rompere con la Federazione perchè preoccupato di perdere la sua sfera di influenza; davvero però stiamo parlando di colpe di un padre che “ricadono sui propri figli” e nulla più? Ecco perchè cresce sempre più l’idea che si stia assistendo a un braccio di ferro tra due persone che, sapendo di non poter vincere, mantengono una posizione di stallo perchè intanto non perdono.

E’ una lotta di ripicche: uno rinfaccia di aver fornito aiuti logistici ed economici per favorire la maturazione di Camila, l’altro risponde che il riferimento a Bolelli è stato esagerato, l’uno sostiene che quando un contratto si firma si è soliti rispettarlo salvo incorrere in sanzioni, l’altro ancora ribatte che la Fit ha mancato di rispetto ai desideri della Giorgi imponendo da subito un aut aut (tanto che le convocazioni sono arrivate con largo anticipo, quasi che Binaghi volesse arrivare allo scontro).

Angelo Palmieri, braccio destro del presidente federale, parlando al Corriere della Sera ha tracciato un ritratto di papà Sergio assai poco lusinghiero, scaricando la patata bollente sui rapporti di famiglia; sia come sia, e vada come vada, la vicenda non fa bene a nessuno. Il quadro al momento non è dei migliori: non solo perchè rischiamo di uscire dal Gruppo Mondiale di Fed Cup, quanto perchè Camila Giorgi rappresenta oggi la nostra miglior speranza per il futuro e, al netto di Sara Errani, è l’azzurra ad aver centrato i migliori risultati a questa età.

Forse la Federazione – e lo avevamo detto anche in occasione del ritiro di Flavia Pennetta – farebbe meglio a concentrarsi su come incentivare e far emergere una categoria, quella del tennis femminile, che non ha avuto un ricambio generazionale e rischia di affondare (e il primo punto all’ordine del giorno sarebbe quello di preservare il talento di Camila), tanto che dopo le solite cinque (tra cui Vinci e Schiavone, prossime al ritiro) la prima nel ranking è Martina Caregaro, numero 270 (ed è una ’92, non una ’98).

Forse papà Sergio dovrebbe accettare di fare quel passo indietro che non vorrebbe necessariamente dire lasciare il coaching, ma semplicemente permettere a Camila di fare scelte autonome che riguardano tornei e percorsi di crescita. Questa però è solo una delle tanti voci del coro, e la sensazione è che a rompere le armonie tra le parti siano state cose che alla luce del sole difficilmente usciranno. 

(Claudio Franceschini)

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