ANTIDOPING/ Wada e Cio, indovina chi controlla i controllori e i tribunali…

- Nando Sanvito

Negli ultimi otto anni l’Agenzia Mondiale Antidoping ha sospeso o revocato ben 19 laboratori antidoping su 38 accreditati, vale a dire il 50% E la riforma proposta dal Cio…

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Alex Schwazer (Lapresse)

Ci sono voluti due anni e mezzo per trasformare la sospensione del Laboratório de Análises de Dopagem di Lisbona in una revoca definitiva dell’accreditamento da parte della Wada (Agenzia Mondiale antidoping), revoca avvenuta la scorsa settimana: “Non in linea con gli standard internazionali” il verdetto della commissione ispettiva, non soddisfatta dei requisiti di affidabilità e precisione dei test antidoping e della loro divulgazione.
Con quella applicata ai portoghesi siamo ormai alla quarta revoca della Wada in 16 mesi! Anzi, l’intera politica di accreditamento Wada di laboratori negli ultimi due anni e mezzo registra un bilancio imbarazzante: dei 35 centri che hanno ottenuto la certificazione Wada ben 14 poi l’hanno avuta sospesa temporaneamente, parzialmente o ripetutamente, oppure addirittura revocata. Vediamo l’elenco cronologico a ritroso:
Lisbona 22 ottobre 2018 (revoca)
Stoccolma 2 agosto 2018 (sospensione)
Bucarest 15 febbraio 2018 (revoca)
Parigi 31 ottobre 2017 (sospensione)
Almaty 29 giugno 2017 (revoca)
Bloemfontein 29 giugno 2017 (revoca)
Los Angeles 14 giugno 2017 (sospensione)
Bogotà 20 febbraio 2017 (sospensione)
Città del Messico 23 novembre 2016 (sospensione)
Doha 7 novembre 2016 (sospensione)
Rio de Janeiro 22 giugno 2016 (sospensione)
Madrid 7 giugno 2016 (sospensione)
Pechino 21 aprile 2016 (sospensione)
Mosca 14 aprile 2016 (revoca)
Mosca 9 novembre 2015 (sospensione)
L’elenco dice tanto: le principali potenze dello sport mondiale, Usa-Russia-Cina, hanno avuto il loro laboratorio colpito da un provvedimento della Wada e in Europa centri come Parigi-Madrid-Stoccolma hanno avuto la stessa sorte. Negli ultimi 31 mesi il 40% dei laboratori accreditati ha avuto una sospensione o una revoca dalla Wada. Andando più indietro nel tempo, le proporzioni aumentano: sono spariti i laboratori di Praga, Tunisi e Penang (Malaysia) e anche Bangkok e Ankara sono stati sospesi. Insomma, dal 2010 addirittura la metà dei 38 istituti di analisi antidoping accreditati ha subito la chiusura del rapporto o una sua sospensione! Senza dimenticare che in precedenza altri sono stati coinvolti in indagini della magistratura come quello austriaco di Seibersdorf nel 2009 o recentemente quello di Colonia, segnalato al tribunale di Bolzano dalla perizia (caso Schwazer) del colonnello dei Carabinieri del Ris Giampietro Lago come luogo di una tentata truffa di provette ai danni dello stesso.
A parte questi ultimi due episodi, la Wada potrebbe persino andare fiera di questo bilancio, magari vantandosi di esercitare un controllo “rigoroso” sui suoi Centri, che l’anno scorso hanno analizzato 322.050 test antidoping. Il problema è come sempre legato alla indipendenza di azione dell’Agenzia. Laddove gli appalti non se li aggiudichino strutture private, gli investimenti per mantenere uno standard qualitativo costante di questi laboratori e la selezione del personale antidoping, soprattutto direttivo, dipendono dalla politica, sia direttamente da quella dell’Organizzazione sportiva nazionale sia indirettamente da chi governa il Paese.
A questo proposito il presidente del Cio Thomas Bach aveva in parte centrato il bersaglio nel 2015, quando aveva annunciato una riforma che avrebbe contribuito a sottrarre la Wada all’abbraccio mortale delle singole Federazioni e dei governi che da anni finanziano la metà del suo budget spartendosi la governance dell’Agenzia con il Cio, una riforma tuttora in alto mare ma che a ben vedere avrebbe come conseguenza solo quella di spostare il problema. Non a caso Bach tirò fuori dal cilindro l’idea della riforma nel bel mezzo dello scandalo dei 1.115 atleti russi coinvolti nel doping di Stato e che per diversi mesi sarebbe diventato fonte di scontro tra Cio e Wada.
E’ indubbio che la riforma di Bach persegua certamente l’indipendenza della Wada da Federazioni e governi, ma semplicemente per asservirla in esclusiva al Cio, cioè a sé stesso. Un piano che prevede anche di avocare al Tas le decisioni oggi delegate ai tribunali nazionali. Meglio finire vassalli di una sola istituzione piuttosto che di tre? Certamente! Così il problema però si semplifica ma non si risolve. Il recente reintegro di Rusada e il prossimo avvio della procedura di riaccredito al Laboratorio di Mosca deciso dalla Wada (contestati dalla Commissione atleti Iaaf) hanno a che fare anche con queste dinamiche di vassallaggio. Il sistema antidoping insomma fa sempre gola, è una questione di potere e, gira e rigira, alla fine controllori e tribunali continuano ad essere finanziati da chi dovrebbe essere controllato e giudicato….



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