GUARDIOLA AL BAYERN/ Bizzotto: scelta intrigante, ma il modello-Barça non si può esportare (esclusiva)

- int. Stefano Bizzotto

Josep Guardiola, ex allenatore plurititolato del Barcellona, ha deciso il suo futuro: dall’anno prossimo allenerà il Bayern Monaco. Stefano Bizzotto commenta la notizia in esclusiva

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Foto Infophoto

E’ ufficiale: dal mese di luglio 2013 Josep Guardiola sarà il nuovo allenatore del Bayern Monaco. Lo ha comunicato la società bavarese sul proprio sito ufficiale. Recentemente, in occasione dei Globe Soccer Awards di fine anno, l’allenatore catalano aveva dichiarato che l’anno prossimo sarebbe tornato in pista, ed ora ogni riserva è sciolta. Guardiola allenerà il Bayern Monaco a partire da luglio, e prenderà il posto di Jupp Heynckes che aveva già dichiarato di volersi ritirare a fine stagione. C’è già grandissima curiosità attorno a questa scelta: Guardiola è considerato uno degli allenatori migliori al mondo ma in molti gli hanno sempre imputato la mancanza di un’esperienza diversa da quella, per molti versi miracolosa, degli ultimi anni al Barcellona. Con i catalani l’ex centrocampista ha vinto: 3 campionati spagnoli, 2 Coppe di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe Europee, 2 Mondiali per Club. Ora il banco di prova straniero: non Milan, nè Chelsea, nè Manchester City, ma il Bayern Monaco. Per parlarne di questa notizia ilsussidiario.net ha intervistato in esclusiva Stefano Bizzotto, giornalista di Raisport esperto di calcio tedesco. Ecco le sue impressioni:

Crede che Josep Guardiola si inserirà facilmente nell’ambiente e nel calcio tedesco? Per personalità, spessore e cultura, Guardiola si adatterebbe a qualsiasi realtà. Posso immaginare che in questo momento sappia sì e no dieci parole di tedesco: questo è un problema ma mi sembra uno capace di farsi capire, e dialogare con i giocatori nel giro di tre mesi. Sono molto curioso anche per un altro motivo.

Quale? A memoria non ricordo di allenatori spagnoli in Germania. E’ un abbinamento intrigante, ma sicuramente se Guardiola ha detto sì al Bayern è convito di quello che fa, e si può dire che ne vedremo delle belle. Guardiola saprà sicuramente adattarsi a questa realtà, e soprattutto penso che porterà un arricchimento, al Bayern Monaco e a tutto il calcio tedesco.

A livello tecnico, crede che il gioco che Guardiola ha dato al Barcellona sia ripetibile con una squadra come il Bayern, o si può considerare troppo legato al sistema Barça? Di Messi c’è n’è uno solo. Guardiola è colui che ha convinto uno come Ibrahimovic ad andarsene perché voleva costruire la squadra attorno all’argentino. Il modello Barcellona non è esportabile, almeno non in toto, per l’unicità di Messi.

Riesce ad immaginare il Bayern Monaco con un modulo senza punte di ruolo, come quello del Barcellona? E’ difficile. Poi è vero che il Bayern adesso ha diversi giocatori che per caratteristiche potrebbero riproporre quel sistema di gioco. Ribery, Robben, Kroos, Shaqiri: il Bayern potrebbe anche giocare senza una prima punta, anche perché c’è Tomas Muller che potrebbe agire da specchietto per le allodole, come fa Fabregas. Però c’è un fattore che non si può trascurare in questo discorso.

Ovvero? Che il Bayern ha in rosa tre centravanti, Gomez, Mandzukic e Pizarro. Anche escludendo il peruviano, i primi due non possono essere accantonati solo per l’arrivo di Guardiola. Probabilmente l’allenatore dovrà cambiare qualcosa nelle proprie convinzioni tattiche, anche se stiamo parlando a scatola chiusa, sull’onda emotiva di questa notizia che è clamorosa, anche perché il Bayern solo due giorni fa aveva smentito tutto parlando di “sciocchezze”. Credo che il Bayern dovrà fare un passo verso Guardiola e viceversa.

Crede che in una società come il Bayern Monaco, strutturata molto rigidamente, Guardiola possa ritagliarsi un ruolo alla Ferguson, anche sul mercato? Bisogna partire dal presupposto che il Bayern ha già un blocco su cui lavorare, che può restare così come per altri due-tre anni. Guardiola avrà modo di apporvi modifiche, anche perché le casse del Bayern sono solide, se pensiamo che l’ultima estate hanno speso 40 milioni solo per Javi Martinez. Se ci sarà da rimettere mano al portafoglio, per venire incontro alle richieste di Guardiola, la dirigenza del Bayern lo farà.

Detto ciò si può ipotizzare per l’allenatore catalano un ruolo manageriale plenipotenziario, per così dire?

E’ difficile da dire, perché nel Barcellona Guardiola era tutto, c’era solo Beguiristain che intermediava a livello tecnico. Nel Bayern Monaco c’è Rummenigge, c’è Hoeness, si aggiunto adesso Sammer, che è uno tosto. Da questo punto di vista si creerà una situazione nuova, non tanto per la società, che ha avuto allenatori carismatici come Van Gaal ad esempio, ma per Guardiola. Che si troverà alle spalle una società composta da gente che ha giocato a calcio, che ha vinto e che è abituata a decidere. Questo potrebbe essere un motivo di interesse, se non un’incognita.

Secondo lei Guardiola proverà a convincere qualche ex “discepolo” del Barcellona a seguirlo in Germania? Le primissime scelte del Barcellona rimarranno dove sono. Messi, Iniesta, Pique, Pedro, Busquets: è difficile che si muovano, escludendo Xavi perché va per i trentatré anni. Può partire Villa, ma anche lui ha superato i trent’anni.

Su Guardiola l’opinione pubblica è divisa: c’è chi lo considera già uno dei migliori allenatori della storia, e chi sostiene debba ancora dimostrare di esserlo, vincendo lontano dal Barcellona. Lei da che parte sta? Povero Guardiola, fa l’allenatore da tre-quattro anni e ha allenato una sola squadra, mi sembra abbia vinto abbastanza. Più che altro siamo stati abituati a dire che il Barcellona è Guardiola, oltre che Messi. Ma se andiamo a vedere quest’anno, in campionato ha fatto il record di punti, in Champions ha dominato anche se ha perso una partita.

Cosa significa? Che il miracolo Barcellona non era tutto dovuto a Guardiola, visto che Vilanova, pur con i suoi problemi, sta facendo più punti. Per me ha comunque fatto bene a cercare una nuova esperienza, alzando l’asticella: ha poco più di quarant’anni, è giusto che si confronti con nuove realtà. Poi è chiaro che andrà in una squadra dove se arrivi secondo in campionato hai deluso, e che in Europa è comunque arrivata in finale due volte negli ultimi tre anni: potrebbe essere un elemento condizionante per Guardiola.

 

(Carlo Necchi)

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