CALCIOMERCATO/ Juventus, Colomba: Osvaldo avrebbe le carte per andarci. Da allenatore lo tenni fuori e… (esclusiva)

- int. Franco Colomba

FRANCO COLOMBA commenta il possibile passaggio di Osvaldo alla Juventus, e racconta della sua esperienza a Bologna tre anni fa, quando per pochi mesi allenò l’attaccante italo-argentino.

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Pablo Daniel Osvaldo, 26 anni, seconda stagione con la Roma (Infophoto)

Alla Juventus? Per adesso una voce, una suggestione di calciomercato nata da un incastro di riflessioni sul campionato; ma chissà che non possa diventare una realtà, magari già nella finestra di calciomercato di gennaio. La Juventus nelle ultime settimane estive si era affacciata alla porta di Trigoria chiedendo informazioni sull’attaccante italo-argentino: Sabatini aveva detto no, ritenendo il giocatore importante per il progetto Roma, ma forse andando “contro” il volere di Zeman, che pare abbia chiesto Destro perché non convintissimo che Osvaldo facesse al caso del suo 4-3-3. Le prime giornate di campionato sembravano dare ragione alla dirigenza: tre gol per l’ex Espanyol – due bellissimi – nessuno per Destro. Poi, la possibile svolta: nella partita contro l’Atalanta il tecnico boemo lascia in panchina Osvaldo (insieme a De Rossi e Burdisso) e lancia Destro come prima punta. L’ex Siena non segna, ma entra nell’azione del gol di Bradley e la Roma porta a casa i tre punti. Nel post partita si scatena il putiferio: come mai i tre fuori dall’undici titolare? Zeman è criptico: “Qualcuno pensa più al bene personale che a quello della squadra”. Si parla di una divergenza di vedute circa il modo di giocare della squadra (Zeman sarebbe orientato a provare Osvaldo da esterno, come accaduto a Lecce), ma soprattutto affiorano i fantasmi di una separazione; e allora, la Juventus sarebbe in prima fila, perché ai bianconeri una prima punta tecnica e capace di segnare serve eccome, e magari il sacrificato in casa dei campioni d’Italia potrebbe essere Quagliarella. Per capire se un giocatore come Osvaldo può fare comodo alla Juventus abbiamo chiesto un parere a Franco Colomba, che allenò l’italo-argentino a Bologna per tre mesi, prima che l’attaccante venisse ceduto all’Espanyol durante la sessione di mercato di gennaio. Ecco le sue parole, nell’intervista esclusiva rilasciata a Ilsussidiario.net.

Mister, Osvaldo alla Juventus è al momento solo un’ipotesi, ma tecnicamente ci starebbe? Sotto il profilo tecnico e fisico Osvaldo può stare in qualunque squadra del campionato italiano,che sia la Juventus o un’altra. Ha tutte le qualità che servono, è dotato da tutti i punti di vista, non gli manca nulla: può andare a giocare ovunque.

Perciò lo vedrebbe bene come prima punta di fianco a Vucinic? Può fare quello che vuole, è un giocatore che ha tecnica e fisicità. E’ rapido nell’esecuzione e forte di testa. E’ una punta centrale, ma può svariare in altre zone del campo. Un ottimo giocatore. 

Si dice che Zeman voglia farlo giocare sull’esterno… Certo, è un giocatore che si adatta: è più bravo lui di altri a giocare sull’esterno, pur essendo lui un centrale. Però può giocare anche defilato, avendo le qualità per farlo.

Quando lo ha allenato a Bologna ha mai avuto problemi nel gestirlo? Io a Bologna l’ho avuto 3 anni fa: era un ragazzo. Ora è maturato e ha fatto le sue esperienze: credo che gli sia servito un po’ tutto. 

Con lei giocava poco: si è mai lamentato? 

Avevo giocatori maturi in quella squadra, tendevo a far giocare Di Vaio, Zalayeta e Adailton. Lui era l’immediato rincalzo di questi tre ma non ci voleva stare, probabilmente anche giustamente.

Come mai? Lui guardava a se stesso e non alla squadra, quando sei giovane è normale: pensava a sè, e dal suo punto di vista quindi pensava di dover essere il titolare. Invece io, visto che ci dovevamo salvare dalle ultime posizioni nelle quali ci trovavamo, avevo bisogno di calciatori di esperienza. 

Come è andata a finire? Che Osvaldo ha scelto di andare via e ha chiesto di essere ceduto. Alla fine è andata bene a entrambi: io sono riuscito a salvarmi facilmente, lui ha fatto carriera come era giusto che accadesse.

 

(Claudio Franceschini)

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