LETTERA A DE ROSSI/ Daniele, chi ti ha tolto quel sogno di bambino?

- Luca Raimondi

La Roma non ha rinnovato il contratto a Daniele De Rossi, dopo Totti il maggiore simbolo giallorosso. Una pagina triste del calcio. E una lettera

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Daniele De rossi abbraccia Francesco Totti il 28 maggio 2017 (LaPresse)

Che dolore, Daniele! Così, inaspettato, una mattina di maggio. Maledetto maggio. Lo stesso mese che ci ha portato via Agostino e Francesco. Ora è toccato a te. Non me l’aspettavo. E non era questo il momento. Anche se, pensandoci bene, non è mai il momento buono per dire addio a una persona che si ama.

Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo, ma speravamo il più tardi possibile. Ci eravamo aggrappati a te, dopo l’addio di Totti, e a te ci eravamo stretti forte come si fa con un fratello maggiore. Ma anche tu, come Di Bartolomei e Francesco, sei stato strappato violentemente da quel pezzo di vita che hai amato e che ami di più al mondo, dopo le tue figlie. La Roma, l’amore di una vita. Per cui si può anche morire, come ci ha tristemente insegnato “Ago”. Tu e Totti, i due capitani, amici e fratelli, come ti ha definito ieri Francesco. Così diversi, ma così uniti: dallo stesso ideale, dagli stessi valori, da un’unica maglia. Totti, la poesia, tu la passione. Quel fuoco che ti accendeva l’animo e che ti ha fatto sbagliare mille volte per il troppo amore. Che non ti faceva dormire per giorni dopo una sconfitta. Che ti faceva rialzare e ricominciare ogni giorno, anche quando le ginocchia malconce scricchiolavano. Che ti ha fatto sentire Re dopo ogni vittoria. Che ti fa sentire uomo, figlio, padre, giocatore e tifoso. Quella stessa passione che oggi ti fa piangere di rabbia e di dolore: perché Daniele, non è giusto!

E hai ragione. Ti hanno tolto quel grande sogno di bambino che ti portavi da Ostia. E non era quello di vincere lo Scudetto o una Coppa. Li avresti meritati e li hai maledettamente sfiorati più volte. Ma di gioire, piangere, soffrire e lottare tutta la tua vita calcistica solo per la Roma. Lo hai fatto per 18 anni e io con te. Lo hanno fatto i miei figli. E te ne siamo grati.

Ci rivedremo l’ultima domenica di maggio per la tua partita di addio con il Parma. Ormai vent’anni fa, in uno stesso Roma-Parma, festeggiammo (tu ragazzino a bordo campo) lo Scudetto. Un giorno indimenticabile. L’ultima grande Vittoria. E il destino non poteva scegliere occasione più speciale per celebrare il tuo congedo dalla tua gente e dalla tua Roma. Come merita un grande Capitano. Grazie Danie’



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