CAOS IN ARMENIA/ “Noi e l’Ucraina, pedine del Nuovo grande gioco”

- int. Pietro Kuciukian

L’Armenia ha fatto il grande passo di riconoscere la sconfitta nella guerra contro l’Azerbaijan, ma il suo popolo non vuole ammetterlo

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Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)

La storia è un ciclo che si ripete con tutti i suoi drammi, guerre comprese, se non si risolvono le cause che ci sono alla base. È quello che ci ha detto Pietro Kuciukian, console onorario armeno in Italia, che in quanto armeno conosce bene la storia della Russia: “Per tutto il XIX secolo fu in atto quello che veniva chiamato ‘il grande gioco’, The Great Game o Tournament of Shadows, il Torneo delle ombre, perché caratterizzato da un’intensa attività di spionaggio, e che aveva per protagonisti Gran Bretagna e Russia e anche India”. In sostanza era una sfida tra i due imperi per prendere possesso dell’Asia centrale e del Medio oriente, partendo dall’Afghanistan.

“L’obiettivo dei russi, che erano alleati della Persia, come oggi lo sono dell’Iran, era di far guadagnare al loro impero nuovi territori verso est e verso sud, con la conseguente apertura di nuovi mercati ed eventualmente anche di uno sbocco diretto sull’Oceano Indiano: in particolare nel mirino dello zar c’era, o quanto meno pareva esserci, l’India britannica. Per parte loro gli inglesi avevano l’obiettivo di creare un cuscinetto tra Russia e India a difesa di quest’ultima, alleandosi o, se necessario, conquistando gli emirati dell’Afghanistan e i khanati del Turkestan”, ci ha detto. Tutto questo si sta ripetendo oggi tra Russia e Occidente in Ucraina e Caucaso, dice ancora Kuciukian; un “nuovo grande gioco”.

L’Armenia, che si trova tra la Russia e i nemici Azerbaijan e Turchia, è alle prese – da quando ha perso il conflitto con gli azeri – a violente manifestazioni popolari che voglio le dimissioni del governo in carica, colpevole, secondo la gente, di aver fatto troppe concessioni all’Azerbaijan.

Si sono intensificati nella capitale armena gli scontri tra manifestanti e polizia, con tentativi di assalto ai ministeri della Giustizia e degli Esteri. Quanto proseguirà questa situazione?

Andrà avanti ancora un po’, perché ci sono dei nodi abbastanza complicati da sciogliere.

Quali?

Sempre gli stessi di cui abbiamo già parlato. Il problema sono le comunicazioni tra Turchia e Azerbaijan attraverso uno stretto corridoio che appartiene all’Armenia. Il nostro governo è disponibile ad aprire le comunicazioni, ma mantenendo il controllo del territorio e con un apposito uso di dogana di controllo. Loro si oppongono, vogliono che il passaggio sia completamente libero, senza alcun controllo.

Quindi?

L’Armenia non potrà mai rinunciare al proprio territorio. Ci sono altri confini che si possono aprire, ad esempio quelli che si usavano ai tempi dell’Unione Sovietica. Cominciamo ad aprire quelli.

Chi è che non vuole aprirli?

I turchi e gli azeri. Sono confini che sono sempre stati aperti, e sono stati chiusi dopo la prima guerra tra armeni e azeri, ma si possono tranquillamente riaprire. Ma gli azeri insistono a mettere mano su questo pezzo di terra.

E la Russia, che è sempre stata alleata e protettrice dell’Armenia che fa? Non dice nulla?

La Russia fa da intermediaria. Quello che controlla la situazione e dovrebbe garantire i confini e la pace è il Gruppo di Minsk, composto da Russia, Francia e Stati Uniti, ma non sono ancora riusciti ad ottenere dai soggetti interessati la firma di un definitivo accordo di pace sulla questione del Nagorno Karabakh. Adesso poi, in seguito alla guerra in Ucraina, con la Russia che è stata esclusa da tutto a livello internazionale è difficile qualunque accordo. Armenia e Azerbaijan adesso si appoggiano alla Francia, i due presidenti sono statti proprio nei giorni scorsi a Parigi.

Sembra che le sanzioni contro la Russia abbiano effetto anche sull’Armenia, dato che migliaia di armeni sono lavoratori stagionali che si recano in Russia e che adesso subiscono mancati pagamenti e perdita di posti di lavoro. È così?

Anzi, ci sono invece molti russi e ucraini che si stanno rifugiando in Armenia. Comprano case, si sistemano negli alberghi, rilevano attività economiche. Tutto questo significa un forte afflusso di denaro in Armenia, è una cosa positiva.

Lei ci aveva detto che l’Armenia, in quanto paese sconfitto dall’Azerbaijan, deve accettare la perdita di qualche territorio per avere la pace. Pensa che lo stesso discorso si potrebbe applicare all’Ucraina?

La guerra tra Russia e Ucraina merita un discorso tutto suo.

Cioè?

È in atto quello che io chiamo “Nuovo grande gioco”, la continuazione di quello che nel XIX secolo fu il “Grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna. Adesso gli attori sono tutto l’Occidente e la Russia, ma gli obbiettivi sono gli stessi.

Quali?

Faccio solo un accenno, perché il discorso è lungo e complicato: imporre il proprio dominio su importanti zone di influenza.

Ritiene che la Russia sia vittima dell’Occidente, come sostiene Putin?

Non faccio considerazioni politiche e morali.

Ma quanto ritene ci vorrà prima di una pace tra Ucraina e Russia, o se vuole, tra Occidente e Mosca?

Come fu l’altra volta, almeno cento anni.

(Paolo Vites) 

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