CAOS QUIRINALE/ Da Grillo a Goldman Sachs, così muore una repubblica mai nata

- Gianluigi Da Rold

L’elezione del Presidente della Repubblica è vicina al momento clou, ma dopo 30 anni di anti-politica militante sembra una resa dei conti o una corsa di cavalli

silvio berlusconi
Silvio Berlusconi (LaPresse)

Adesso siamo arrivati al punto clou, quello che secondo la Treccani è il momento che attrae di più. Il termine dovrebbe essere appropriato per uno spettacolo o un avvenimento sportivo, ma si può adattare benissimo alla grande sceneggiata che tra poco più di 48 ore comincerà in Parlamento: l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

È quasi sempre stata problematica l’elezione del nuovo presidente, con maggioranze a volte quasi plebiscitarie o a volte con maggioranze di pochi punti di differenza. Ma il contesto era profondamente differente e più razionale, in un certo senso, perché esisteva nell’Italia della prima repubblica un’autentica dialettica politica tra partiti veri, tra forze politiche che ragionavano politicamente.

Dopo 30 anni di anti-politica militante, in una sorta di “guerra sporca” adottata da un centro mediatico-giudiziario al servizio di poteri forti, soprattutto stranieri, con qualche “capitano di sventura” italiano, sembra che si sia arrivati a una sorta di resa dei conti. La cosiddetta seconda repubblica, quella che di fatto non è mai esistita se non nei titoli dei media asserviti e della moltitudine incapace di vedere, valutare e magari criticare, rischia di rivelarsi per quello che è sempre stata: il frutto amaro della destabilizzazione politica, economica e sociale dell’Italia.

Forse un giorno la storia (non quella italiana, che è sempre di parte e imprecisa, per non dire faziosa) spiegherà dettagliatamente i motivi del ruolo riservato a Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella, con “siluri” che viaggiavano nelle urne contro i D’Alema, i Marini, i Prodi e via cantando.

Soprattutto la storia vera spiegherà che nel 2022, dopo deliri di vario tipo, si è arrivati a una situazione bloccata, come i fili elettrici “dove chi tocca muore”, e nella confusione estemporanea di un Parlamento composto da minoranze assurde c’è il rischio che se si tocca qualche cosa dell’attuale rapporto tra Quirinale e Palazzo Chigi, verrebbe a galla in tutta chiarezza l’inesistente sovranità italiana e di conseguenza il mancato arrivo di quella valanga di miliardi che dovrebbero alleviare la più grave crisi economica e sociale dell’ultimo dopoguerra italiano e anche rilanciare il Paese.

Diamogli un occhio a questo Paese. Un finanziere sta a Palazzo Chigi e si comporta in modo quasi sciolto e disinvolto, perché lui sa che tutti sanno che è l’unico che può garantire il “portafoglio italiano”. Al Quirinale c’è l’ultima scelta del Pd dopo il brutale siluramento di Prodi (101 o forse più franchi tiratori nelle urne sotto i vecchi catafalchi nel 2015). In Parlamento, per quello che ormai conta, ci sono gli spezzoni disordinati dei moralisti che dovevano rinnovare la politica italiana, i grillini, che sono stati per un po’ di tempo lodati dai “grandi scrittori” del Corriere della Sera e del gruppo Cairo.

Ora non servono più e persino Beppe Grillo, il “nuotatore moralista”, è indagato per traffico di influenze, partorito da una cosiddetta “grande giurista”, Paola Severino, ministro nel governo Monti, e con un aggravio di pena stabilito da un altro cosiddetto “grande giurista”, l’ex ministro grillino Alfonso Bonafede. Panico e salti mortali nei media di ogni tipo. È venuto fuori un guazzabuglio che ricorda un famoso aforisma di Pietro Nenni: “In materia di purezza, alla fine c’è sempre qualcuno più puro che ti epura”. Nel caso specifico, Grillo ha aiutato a epurare prima gli altri, poi si è auto-epurato, come nella sua solita tragicommedia demenziale.

In questo guazzabuglio, perfetto per la cosiddetta seconda repubblica naturalmente bisogna pure fare qualche cosa. Tutti incontrano tutti: Conte vede Letta, Salvini vede prima Letta e poi Conte, poi c’è il rush finale della carriera di Silvio Berlusconi, affidato a Vittorio Sgarbi, e quindi foriero di colpi di scena, di vertici fatti e rinviati. Berlusconi rinuncerà o non rinuncerà alla candidatura? È una scommessa che non spaventa i bookmakers, che lo danno a 40 contro uno. Poi ci sono i vertici di centrosinistra, ma contano meno di quelli di centrodestra. Insomma, un’elezione “senza rete” e con rischi per il governo, per le istituzioni, con chi invoca pure presidenzialismo o semipresidenzialismo.

La sostanza è che a 48 ore si scommette e non si ragiona, come alle corse dei cavalli, oppure sembra di assistere a una giostra impazzita. A volte sembra che questi protagonisti della cosiddetta Seconda Repubblica non sappiano come passare il tempo. C’è da stupirsi, di fronte a un simile spettacolo, se la massa delle delusioni verso la politica e probabilmente della futura astensione alle urne continuano ad aumentare?

E tutto questo nel mezzo ancora di una pandemia, che sembra in via di controllo, ma sempre sotto l’influsso di “geniali contraddizioni” tra virologi e una serie di meccanismi burocratici che a volte sembrano irrisolvibili, tra tamponi, quarantene, Green pass e super Green pass.

Forse questo periodo segnerà un passaggio epocale. Ma il dramma è che nessuno si azzarda a delineare un futuro per questa Italia. Dopo la “resa dei conti” imposta alla Prima Repubblica è arrivata quasi con naturalezza la “resa dei conti” della cosiddetta e mai esistita Seconda Repubblica.

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