CAOS VACCINI/ “Mancano perché sanno che non siamo capaci di farne 300mila al giorno”

- int. Luca Lanini

Ritmo di vaccinazione insufficiente, carenze organizzative, centri inadeguati: Arcuri ha fallito. Immunità di gregge impossibile entro l’anno

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Vaccini anti-Covid di Pfizer-BionTech (LaPresse)

Intervistato sul caos vaccini, il virologo Fabrizio Pregliasco ha lamentato sul Resto del Carlino il mancato coinvolgimento della Protezione civile nella campagna nazionale di vaccinazione. In un articolo sul Corriere della Sera, Milena Gabanelli e Simona Ravizza hanno denunciato invece “gli errori del super commissario”: i ritardi, gli sprechi, le Ffp2 cinesi comprate con l’intermediazione dell’Olanda e pagate il doppio, le competenze delle centrali acquisti sanitarie ignorate, la copertura parziale, da parte del governo, dei costi per il materiale tecnico e sanitario, cui hanno dovuto, per la parte rimanente (e talvolta maggioritaria), provvedere le regioni. Mentre l’incognita forniture e approvvigionamenti rende, secondo il commissario Arcuri, impossibile fare qualsiasi piano, il caos monta e le ipotesi si moltiplicano in itinere su priorità e possibili strategie organizzative, che avrebbero dovute essere fissate in anticipo rispetto all’inizio della campagna vaccinale stessa. E la Lombardia chiama Bertolaso per cercarsi le dosi da sola: trovare un accordo coi produttori e superare il vincolo del brevetto. Abbiamo cercato di fare chiarezza con l’aiuto di Luca Lanini, professore di Logistica all’Università Cattolica di Piacenza e membro del comitato scientifico del Freight Leaders Council.

Professore, la Protezione civile non è stata coinvolta nella campagna vaccinale: cosa vuol dire?

Mi risultava fosse stata coinvolta nella parte iniziale, ad ogni modo io non sono d’accordo che venga coinvolta nel trasporto. Il trasporto non devono farlo l’esercito e la Protezione civile ma chi lo fa per lavoro: i logistici. Fare logistica significa pianificare e gestire, è un mestiere con delle competenze specifiche. Altra cosa è l’accompagnamento in sicurezza dei flussi: accompagnare, proteggere un carico, un viaggio, un trasbordo. Questo ha senso ed è ciò che fanno all’estero.

E dai noi?

All’atterraggio del primo aereo abbiamo visto che il camion che da Malpensa andava in Piemonte, Liguria e Lombardia per le consegne è ripartito con una gazzella della Finanza davanti e una della Polizia dietro. Questo mi piace, ma è stato un una tantum. Per il resto si è innescato il normale funzionamento logistico.

Ci faccia un esempio.

L’aereo della Pfizer partito dal Belgio arriva a Malpensa, la Pfizer ha un contratto con Dhl, per cui è Dhl a occuparsi poi della consegna nei nodi suggeriti: centro vaccinale, magazzini, etc. Moderna invece ha un contratto con Kuehne + Nagel, vuol dire che a livello mondiale il logistico Kuehne + Nagel s’impegna nella consegna della merce.

E l’esercito?

Esistono dei casi in cui i depositi vaccinali sono stati creati presso caserme militari, è il caso di Piacenza. In questo caso ha senso un coinvolgimento dell’esercito, non ne ha invece che ci siano azioni dirette di logistica da parte dell’esercito, l’esercito può servire per la protezione del trasporto, non per la pianificazione.

Come giudica fino ad ora da un punto di vista organizzativo lo svolgimento della campagna vaccinale?

Siamo rimasti tutti spiazzati sulla contrazione vera e oggettiva delle forniture dei vaccini. Una spiegazione lecita è che l’Italia non sarebbe mai stata in grado di usare 300mila vaccinazioni al giorno e quindi le hanno dirottate verso centri che avrebbero saputo usarle. C’è poi una spiegazione meno lecita, che non posso sostenere perché non ho le informazioni, della vendita sottobanco al maggior offerente. Oggettivamente c’è stato un problema nelle forniture che però si risolverà entro pochi giorni. Il problema però rimane.

E qual è?

Non siamo in grado di fare la vaccinazione di gregge entro l’anno. I dati parlano di minimo 300mila vaccinazioni al giorno, questo è il numero che moltiplicato per 360 dà una quasi immunità di gregge, cioè l’immunità per il 70% dei 60 milioni di italiani, ossia 42 milioni. Il numero va moltiplicato per due essendo prevista la doppia dose, per cui sono 84 milioni divisi per 360 giorni.

E al momento a che ritmo stiamo procedendo?

Stavamo procedendo, prima del blocco delle forniture, a un ritmo di 50-60mila vaccinazioni al giorno, con punte di efficienza in alcune regioni come Toscana ed Emilia, e punte di assoluta inefficienza in altre regioni. Era la fase iniziale però, quella delle vaccinazioni mirate. Non era ancora cominciata e non è ancora cominciata a oggi la vaccinazione di massa. Proprio questo è il nostro problema.

Perché?

Non solo per i vaccini che non ci danno, questo è un problema che si risolverà in quindici giorni. Il problema è non abbiamo le strutture per fare tutta questa vaccinazione.

Ne parlavamo già mesi fa, cosa è stato fatto da allora?

Hanno funzionato molto bene i centri pianificati in Emilia e in Toscana, con 1.000-1.200 vaccinazioni al giorno. Si tratta di singoli centri concepiti secondo il modello suggerito a livello internazionale, centri molto grandi, di 1.000-2.000 metri quadri, con dentro almeno 10 laboratori di vaccinazione, uno accanto all’altro, con entrate, uscite e attese separati e in cui si entra 5 alla volta. In più ricordiamoci che la vaccinazione, da manuale Pfizer, prevede un’attesa di 30 minuti, il tempo di rigetto. In Italia ne stiamo aspettando 15, ne aspettiamo 30 solo per i portatori di patologie.

Il ritmo ideale per ogni centro quale sarebbe?

Ogni punto vaccinale dovrebbe vaccinare un cittadino ogni 5 minuti per 14 ore al giorno: dalle 8 alle 22, per arrivare ai 1.500 vaccini al giorno (per ogni centro), il che vuol dire che in Italia a questi ritmi servirebbero 200-300 centri. Ora, chi stava andando meglio stava vaccinando una persona ogni 6 minuti. 

E qual è il problema?

I pochi centri esistenti sono legati ai reparti ospedalieri e comunque non sono sufficienti. Al momento c’è una situazione di stallo, vedremo cosa succederà la settimana prossima. Quello che ho descritto comunque sarebbe lo standard internazionale. Le Primule della Lombardia, ad esempio, sono lontanissime dallo standard. Sono piazzette da 20 metri di diametro, in cui vaccinare 200 persone al giorno. Ciò significa che dovremmo avere non 200 centri vaccinali come quelli che descrivevo ma 2.000, che probabilmente non saremmo nemmeno in grado di gestire.

Cosa bisognerebbe fare?

Avere 200-300 grandi centri vaccinali in grado di vaccinare 1500-2000 persone al giorno, solo così si potrebbe lavorare a un ritmo di 300mila vaccinazioni al giorno, avvicinandosi alla fine all’immunità di gregge, senza riuscire comunque a raggiungerla.

La Lombardia intanto pensa di affidare la logistica a Bertolaso. Cosa ne pensa?

La Lombardia in questo momento sta partendo da meno cento, mentre l’Emilia è avanti, in ogni provincia ha già pianificato la sua area vaccinale da 1.500 vaccini ed è pronta a espandersi, e la Toscana pure. La Lombardia non ha idea di come fare la vaccinazione di massa.

In che senso?

Partendo da meno cento, se oggi Bertolaso dice “metterò mano alla logistica e ci metterò la testa”, ciò vuol dire che almeno la Lombardia ci ha messo la testa, cosa che finora non è accaduta. Mi viene da dire: l’unica cosa positiva è che quello che è stato teorizzato da alcuni grazie a Dio non è stato applicato. La Primula non è stata applicata e la logistica segue la via normale, com’è ovvio che avvenga in un Paese in cui la logistica è attiva e funzionante.

Quando il commissario Arcuri dice che è difficile fare piani se ci sono ritardi negli approvvigionamenti lei cosa pensa?

Il problema è che i piani dovevano esserci prima ed eventualmente essere annullati a causa della mancata fornitura. È ovvio che in assenza di certezze è difficile pianificare, ma è un’osservazione banale. Nella realtà la logistica serve proprio per pianificare (anche) le emergenze e le difficoltà. E non ci risulta che siano attive pianificazioni operative precedenti o aggiustamenti per la pianificazione successiva.

Come legge invece la questione delle mascherine acquistate dalla Cina tramite l’Olanda, segnalata dalla Gabanelli sul Corriere?

In linea di principio non mi turba e non deve turbare un meccanismo di acquisizione, di acquisto secondo criteri che l’economia insegna: grande centralizzazione, grandi quantità, sconti e triangolazioni. Non mi turba, per dirla più semplicemente, se la Cina spedisce in Olanda e dall’Olanda le mascherine arrivano in Italia: succede anche per i fiori. Ciò che mi turba sono eventualmente le azioni inefficienti di acquisto, che però non posso giudicare personalmente.

Cosa non ha funzionato nel principio di fondo?

L’accusa principale che io faccio è l’aver scelto di tranquillizzare le persone con la storia delle piazzette delle Primule, che non servono a niente. Arcuri ha pensato di dover portare i vaccini nei centri storici, alla gente, ma non devi portare la montagna da Maometto, devi portare Maometto alla montagna. Dovrebbe essere il cittadino a recarsi, tranne in casi eccezionali, nei grandi centri vaccinali per ricevere il vaccino. Questo errore denota una mancanza di cultura logistica, e per trovare la cultura logistica non bisogna andare molto lontano, basta andare dai logistici.

(Emanuela Giacca) 







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