Carlo Nordio/ Chi è il candidato Presidente della Repubblica che piace alla Meloni

- Niccolò Magnani

Chi è Carlo Nordio, il magistrato liberale candidato dal Centrodestra nella “rosa” di nomi per l’elezione al Quirinale: “serve rivoluzione copernicana su giustizia e Csm”

Carlo Nordio
Carlo Nordio ad Atreju (LaPresse, 2022)

CARLO NORDIO, IL CANDIDATO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCELTO DA FDI

«Sono Carlo Nordio, Marcello Pera e Letizia Moratti. Nessuno di loro ha una tessera di partito ma hanno ricoperto ruoli importanti»: così ieri Matteo Salvini in conferenza stampa dalla Camera ufficializzava il nome del magistrato in pensione dal 2017, figura di assoluto rilievo nel campo del garantismo liberale, come potenziale Presidente della Repubblica.

Al netto della possibilità che la “rosa” del Centrodestra possa essere “bruciata” per far emergere figure più condivisibili con il campo del Centrosinistra, il nome di Carlo Nordio era stato lanciato già due giorni fa dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Ospite di recente ad “Atreju 2022”, ma anche relatore alla scorsa “Leopolda” di Matteo Renzi, l’ex procuratore aggiunto di Venezia rappresenta di certo un unicum all’interno dei “toto-nomi” usciti in questi mesi di vigilia alle Elezioni per il Quirinale.

Come hanno spiegato Meloni e Salvini, il nome di Carlo Nordio serve ad «allargare ancora di più l’offerta del Centrodestra» per sgomberare il campo da «accuse di logiche di partito e tatticismi». Sentito dall’AGI dopo essere stato indicato dai leader del Centrodestra come potenziale Capo di Stato, Carlo Nordio si dice lusingato: «Il Presidente è il primo magistrato dello Stato e qualsiasi magistrato, come me alla fine della carriera, è onorato e lusingato di sentirselo proporre. Ma poichè esercita anche tante altre funzioni, chi ha fatto sempre e solo il magistrato si sente tremare davanti a una simile prospettiva».

CHI È CARLO NORDIO (E PERCHÈ SARÀ VOTATO AL TERZO TURNO)

Trevigiano nato nel 1947, Carlo Nordio ha lottato 30 e rotti anni contro le Brigate Rosse (nella sua branca veneta), contro le “cooperative rosse” nel Triveneto e pure sullo scandalo Mose di Venezia: da anni il magistrato nominato dal Centrodestra nella “terna” per il Quirinale è una voce critica della magistratura, mai banale nelle sue analisi in cui denuncia storture, eccessi e “abusi di potere” del mondo togato. Autentico sostenitore della necessità di separare le carriere dei giudici, Carlo Nordio solo lo scorso settembre denunciava, «l’Italia è l’unico Paese al mondo dove il Pm ha le garanzie del giudice e i poteri del superpoliziotto, senza rispondere a nessuno».

Per compiere un “vero Stato Liberale”, continuava il magistrato oggi in pensione, «deve una rivoluzione copernicana della giustizia, selezione dei magistrati e sorteggio dei componenti del Csm». I giudici «non devono essere sacerdoti», attaccava in altri frangenti lo stesso Carlo Nordio che per le sue posizioni sul mondo della magistratura non è ben visto dall’ala più “giustizialista” del Csm: un esempio su tutti il suo giudizio sul giudice Di Matteo e sulla Trattativa Stato-Mafia. Alla “Leopolda 2021” attaccava così: «La corte d’assise di Palermo ha sgretolato l’inchiesta della Trattativa stato mafia assolvendo il generale Mori e tanti altri imputati, smentendo l’impostazione accusatoria del pubblico ministero, uno dei quali era il dottor di Matteo».

Ebbene, concluse Carlo Nordio, l’ex magistrato di Venezia, «Se i due giudici togati dovessero un domani chiedere una valutazione o una promozione la chiederanno al Csm, e chi siede al Csm? Siede il dottor di Matteo. Ci troviamo nella condizione paradossale e secondo me demenziale, che un giudice viene giudicato nella sua progressione dal pubblico ministero al quale quello stesso giudice aveva dato torto. Se noi spiegassimo queste cose a un giurista americano questo resterebbe perplesso perché per lui questa cosa è incomprensibile, però purtroppo è così».

Con ogni probabilità il Centrodestra nella giornata di mercoledì, per la terza e ultima votazione con quorum a 672, proporrà unitariamente il nome di Carlo Nordio ai propri grandi elettori: quasi certo il fallimento per l’avvenuta elezione, sarà un modo per valutare la tenuta della coalizione ed eventualmente “scaldarsi” in vista della quarta-quinta votazione dove forse si deciderà per davvero la partita del Quirinale.





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