Casini: “Draghi come Andreotti e Craxi”/ “Testo solido su guerra. Resa a Russia? Mai”

- Niccolò Magnani

Casini loda il discorso di Draghi sulla guerra in Ucraina: “solido e netto, nella migliore tradizione della Prima Repubblica. Mai resa Occidente alla Russia”

Casini sulla guerra
Pier Ferdinando Casini sullo scontro Russia-Ucraina (LaPresse, 2022)

CASINI LODA IL DISCORSO DI DRAGHI: “COME NELLA PRIMA REPUBBLICA”

Lo aveva già detto al Senato, lo ribadisce oggi al “Corriere della Sera”: secondo il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, il discorso fatto ieri dal Premier Draghi in Parlamento ricorda da molto vicino i fasti della Prima Repubblica. E per uno come l’ex candidato Pd a Bologna, significa un complimento.

«Dopo 40 anni di Parlamento sono del tutto impermeabile al fascino dell’uomo della Provvidenza, ritengo che nelle democrazie la normalità sia affidare agli eletti il governo dei Paesi. Però voglio essere obiettivo, la posizione di Draghi è oggettiva, ha mostrato una solidità che ha contribuito a dare stabilità ad un Paese che in passato ha ballato un po’ troppo», spiega Casini al “CorSera”, sottolineando come la posizione di Draghi sulla guerra in Ucraina si innesta nella migliore tradizione della Prima Repubblica, «penso a Cossiga, Craxi, Andreotti e Spadolini, uniti dalla convinzione che l’Occidente non potesse accettare l’idea di una resa all’Unione sovietica: installarono e mantennero gli euromissili e garantirono la pace».

“OCCIDENTE RESA ALLA RUSSIA? MAI”: PARLA PIERFERDINANDO CASINI

Celebrare Draghi non significa puntare nuovamente sulle speranze per un “uomo della provvidenza”, la “democratura” non convince Pier Ferdinando Casini: «Per il fascino dell’uomo forte, perché la democrazia ha dei limiti, perché in tanti ritengono che alcune procedure democratiche siano diventate un orpello. Sono tutte mistificazioni, in realtà bisogna rilanciare quella democrazia liberale che Putin non tollera ai suoi confini».

Con il CdM convocato d’urgenza ieri a Palazzo Chigi e la “strigliata” sulle riforme legate al Pnrr – oltre che ovviamente le posizioni tra le più distanti sulla guerra e l’invio di armi all’Ucraina – la maggioranza di Governo non sembra vivere il suo momento di massima unità: secondo il senatore centrista, «armi? È l’ipocrisia italiana: il problema non è la pistola ma a chi la dai, se la dai all’aggredito per difendere la sua casa non è un cosa contestabile. Gli ucraini si stanno difendendo sul loro territorio, queste armi non servono ad offendere, noi abbiamo delle preoccupanti rimozioni, qui non c’è la guerra in Ucraina ma all’Ucraina». Anche per questo il discorso fatto ieri da Draghi, sentenzia Casini, è stato eccezionale: «sono importanti le parole di verità ed equilibrio del presidente della Repubblica, ha tenuto la barra dritta e il governo si è posto su questo solco che oggi ci consente di poter aspirare ad un ruolo nel processo negoziale. Oggi si può parlare di negoziati semplicemente perché l’Occidente ha difeso e armato l’Ucraina, ed essa ha resistito».







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