CASO BOSSETTI/ “Frode processuale e revisione del processo? Nessuno scoop sul Dna”

- int. Marco Oliva

Si riapre il caso Bossetti grazie a una rivelazione che così clamorosa non è. Parla Marco Oliva, giornalista di Telelombardia

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Yara Gambirasio

Chi sta speculando sul caso Bossetti, o meglio, il caso Yara? Perché se è vero che c’è un possibile innocente condannato all’ergastolo in galera, l’attenzione e il rispetto sono sempre in primis per la ragazzina uccisa violentemente e abbandonata in un campo di sterpaglie senza alcuna pietà ormai nove anni fa, esattamente il 26 novembre del 2010. Quello che molti media stanno presentando in questi giorni come uno scoop clamoroso in grado di ribaltare la sentenza, secondo Marco Oliva, giornalista di Telelombardia che da sempre segue il caso e che è anche l’unico giornalista con cui Massimo Bossetti mantiene un dialogo personale via lettera, “non è davvero uno scoop né una novità”. Il settimanale Oggi ha pubblicato nei giorni scorsi il contenuto di una telefonata a Giorgio Casari, docente di genetica e consulente dell’accusa: “Il Dna di Ignoto 1 è sempre stato al San Raffaele, l’abbiamo conservato e c’è ancora”. Dichiarazione che contrasta con quanto sostenuto dalla Procura di non poter più confrontare il Dna del muratore di Mapello con quello di Ignoto 1 “per mancanza di materiale”, anzi, secondo l’avvocato Claudio Salvagli, uno dei difensori di Bossetti, la Procura ha sempre respinto la richiesta di nuovi esami dicendo che i reperti erano esauriti. “La sorpresa sulle dichiarazioni di Casari non è una sorpresa. Nell’interrogatorio durante il processo il professore disse: abbiamo ancora delle aliquote e volendo si possono fare nuove analisi. Quindi si sapeva da parte di tutti, anche della difesa. C’è piuttosto secondo me una differenza tra la sentenza di appello e quella della Cassazione”. Quale sarebbe? “Nella sentenza di appello si legge che il materiale seriale è finito, ma come si deve intendere questa frase? È finita la traccia su cui si sono fatti gli esami di Bossetti, ma Casari dice che c’è ancora materiale, però poi la Cassazione dice per noi il materiale è finito e non è necessario arrivare a un ulteriore esame del Dna, anche se ve ne fosse non concediamo la ripetizione delle analisi e del processo in quanto non c’è possibilità di errore”.

BOSSETTI CONDANNATO, IL DNA UNICA PROVA È SUFFICIENTE?

Questo è un passaggio importante, di fatto si esclude che l’accusa possa aver sbagliato, ma è davvero così? “Vengono dati dei numeri impressionanti a sostegno di questo. Un margine di errore può essere solo uno su venti miliardi che significa andare a cercare una persona uguale a Bossetti da quando l’uomo è apparso sulla Terra a oggi. Per trovare un altro Bossetti bisognerebbe esaminare miliardi di persone. La sentenza per me parla chiaro, non è chiara sull’esistenza o meno di materiale, ma è chiarissima sul margine di errore”. Ma questo fa un po’ paura, pensare che comunque anche su numeri così mostruosi, resterà sempre la possibilità di un margine di errore. Mandare in galera una persona, condannarla all’ergastolo senza avere l’arma del delitto, delle prove concrete, delle testimonianze, basandoci solo sui numeri? “Io sospetti non ne ho, quei numeri mi tranquillizzano, dopo di che, al posto di Bossetti, sapendo di essere innocente, ammesso che lo sia, al suo posto vorrei la controprova della prova del Dna, io farei lo stesso” ci dice Oliva. Adesso comunque l’avvocato Salvagli della difesa di Bossetti vuole addirittura procedere con una denuncia per frode processuale, una denuncia gravissima: “Lascio a Salvagli fare il suo lavoro. Ma quello che mi imbarazza e inquieta è che se basta una telefonata di un giornalista che chiama un consulente sentito anni fa e con una telefonata porta a una denuncia di frode processuale e a una ipotesi di revisione, rimango perplesso”. Perché? “Perché una telefonata possa mettere in crisi un processo. Ci proveranno in tutti i modi a riaprire il caso, ma sarebbe surreale che un giornalista possa mettere in crisi tre gradi di giudizio e portare a una revisione di processo con tanto di frode processuale e sei milioni di euro spesi per le prove di Dna. Se fosse vero qualcuno ha fatto male il suo lavoro e non dico chi”. Lo incalziamo: “O la difesa non è stata capace di fare il suo lavoro o l’accusa ha giocato in modo sospetto”.



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