CASO COSPITO/ “Ecco perché il 41 bis per lui è una misura necessaria”

- Giorgio Laici

L'uomo, anche detenuto, ha diritti inalienabili. Ma esistono altrettanti speculari diritti inalienabili degli uomini liberi. Che ora minacciati da Cospito & co.

anarchici cospito 3 lapresse1280 640x300 Poliziotti fronteggiano una manifestazione di anarchici a sostegno di Alfredo Cospito (LaPresse)

Diceva un grande allenatore del passato: “Rigore è quando arbitro fischia”. L’arbitro ha fischiato per Alfredo Cospito eversore anarchico. Eversore, chiamiamo le cose col loro nome. Cospito deve restare assolutamente in carcere, come è restato in carcere Provenzano e come deve restare in carcere Matteo Messina Denaro. Perché il primo, per lo Stato, non è meno pericoloso degli altri due. Anche se, ed anche perché, al grido di “fuori Cospito dal 41 bis” gli anarchici di mezza Europa si sono scatenati contro il Governo italiano. Negli ultimi giorni infatti, sono stati diversi gli episodi di terrorismo anarchico che hanno colpito istituzioni e piazze in varie parti di Europa ed Italia.

Basta leggere i giornali per capire il picco di tensione che si è creato intorno al carcere duro di Alfredo Cospito ed al suo sciopero della fame.

Alfredo Cospito è pescarese classe 1967, ed è militante della Federazione anarchica informale (Fai), gruppo della galassia insurrezionalista nostrana. Tanto per capirci nel vessillo della Fai campeggiano evocative fiamme rosse e mitra incrociati. Secondo quanto riferito qualche sera fa a Dritto e rovescio dalla premier Meloni, Cospito nel 1991 fece un altro sciopero della fame e fu graziato, poi divenne militante nella Fai e continuo a sparare. La Fai nasce nel 2003 e le vengono attribuiti una serie di atti terroristici. Intorno a Natale del 2003 un pacco bomba viene recapitato a Romano Prodi. Bombe a marzo del 2007 a Torino contro le forze dell’ordine, ma esplodono senza vittime. Nel 2010 attentati falliti contro la Lega Nord. Nel 2017 viene colpita la Caserma dei Carabinieri di via Britannia a Roma.

Cospito nel 2006 piazza due ordigni presso la scuola allievi dei Carabinieri di Fossano, Torino. La prima per colpire i presenti e far accorrere la polizia, la seconda per colpire i soccorritori e massimizzare le vittime umane. L’azione fallisce e non ci sono feriti o vittime. Ma potevano essercene molte. Per chiarire il concetto, il delitto di strage addebitato a Cospito è un delitto di pericolo, non occorrono vittime perché si concretizzi. Per la sua punizione è previsto l’ergastolo. Nel 2012 a Genova, con il sodale Nicola Gai, gambizza con arma da fuoco Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo Nucleare, e l’azione armata viene rivendicata dalla Fai. Cospito e Gai vengono arrestati a Torino nel settembre del 2012 mentre si accingevano ad espatriare.

Cospito viene condannato per la gambizzazione a dieci anni e due mesi Per le bombe alla scuola allievi Carabinieri, nel 2022 viene condannato per strage a venti anni di reclusione. La Fai viene riconosciuta come organizzazione terroristica. La pena fu confermata anche in appello. Cospito viene detenuto in una struttura di massima sicurezza. Nel 2022 il ministro Cartabia decide di assoggettare Cospito al regime del 41 bis. La misura è volta a interrompere i canali di comunicazione del detenuto in massima sicurezza con l’esterno. Questo è un elemento moto importante, perché Cospito usava interloquire con la Fai fornendo la sua approvazione per azioni terroristiche. Inviando anche missive inneggianti all’eversione armata, alla sua importanza ed alla necessità della sua prosecuzione, tale misura era più che possibile; era obbligata.

La divulgazione delle condizioni sanitarie di Cospito è un esempio. Queste sono le comunicazioni verso l’esterno da evitare. Gli effetti violenti che hanno provocato ci fanno comprendere l’importanza del 41 bis. Senza entrare nel merito della vicenda, ci preme evidenziare però alcuni particolari. Guardando all’ipocrisia della politica, che cerca consenso nella terra di mezzo anarchica, una prima valutazione potrebbe essere racchiusa nel concetto che quando per la porta dei processi entra la politica, la giustizia esce dalla finestra. Perché esistono diritti inalienabili dell’uomo, anche detenuto. Ma esistono altrettanti speculari diritti inalienabili anche degli uomini liberi.

Una terribile coincidenza balza all’occhio. Di Cospito si è cominciato a parlare subito dopo la cattura di Messina Denaro, malato di tumore; dopo le farneticanti incredibili affermazioni del pentito Baiardo sull’ergastolo ostativo e su un presunto accordo per la cattura di Messina Denaro.

La corte di Cassazione, con parere contrario della Procura, ha anticipato l’esame del ricorso del detenuto contro il 41 bis.  Ma Cospito non è un novello Giordano Bruno che lotta contro la santa inquisizione, è un terrorista che con il digiuno e la minaccia di suicidio intende ricattare lo Stato democratico. Cedere ora aprirebbe la strada all’ingestibilità della materia. La mafia ed il terrorismo hanno subito duri colpi ma esistono e cercheranno sempre di alzare la testa. In un Paese come il nostro che ancora non ha fatto pace col passato. Abbassare ora la guardia, rinunciando a misure concrete di contrasto potrebbe riportarci negli anni di piombo o peggio. E adesso lo Stato deve avere la schiena dritta per farci capire che la trattativa Stato-mafia non è mai esistita.

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