Cina: “Pronti a invadere Taiwan”/ Taipei replica: “Non cederemo alla violenza”

- Mauro Mantegazza

Cina: “Pronti a invadere Taiwan”, Taipei replica: “Non cederemo alla violenza”. Pechino minaccia l’aggressione all’isola e cresce la tensione

Xi Jinping Cina oms Taiwan
Il presidente cinese Xi Jinping (LaPresse)

La Cina attaccherà Taiwan se non ci sarà altro modo per fermarne l’indipendenza; Taipei replica che “non sceglierà mai di essere un Paese autoritario e di essere soggetto alla violenza”. Si innalza la tensione fra la Cina continentale comunista e Taiwan, che per Pechino è una “provincia ribelle” di cui non riconosce l’indipendenza.

Un altro fronte caldo, mentre la Cina reprime le proteste a Hong Kong: Li Zuocheng, uno dei generali più alti in grado dell’esercito cinese (capo del dipartimento degli staff congiunti e membro della commissione militare centrale) ha parlato a Pechino, dalla Grande Sala del Popolo, in occasione del 15° anniversario dell’entrata in vigore legge anti-secessione, lasciando la porta aperta all’uso della forza contro Taiwan.

Con questa legge nel 2005 la Cina si auto-attribuì il diritto di intervenire militarmente contro Taiwan, anche solo in caso di un tentativo di secessione. “Se la possibilità di una riunificazione pacifica sarà persa, le forze armate con tutta la nazione prenderà tutte le misure necessarie per distruggere in modo risoluto ogni complotto o azione separatista. Non promettiamo di abbandonare l’uso della forza e ci riserviamo l’opzione di intraprendere tutti i passi necessari per stabilizzare e controllare la situazione nello Stretto di Taiwan”, ha avvertito il generale. A stretto giro di posta, Taiwan ha replicato ribadendo di essere un Paese sovrano che “non ha mai fatto parte della Repubblica popolare cinese in termini storici o di diritto internazionale”.

TENSIONE CINA TAIWAN: LE RADICI STORICHE

La tensione tra Cina e Taiwan affonda le sue radici nella guerra civile vinta nel 1949 dai comunisti di Mao Tse Tung contro i nazionalisti di Chiang Kai shek, che trovarono rifugio nell’isola di Formosa/Taiwan, fino ad allora normale provincia del colosso asiatico. Da quel momento nacque la separazione: da un lato la Repubblica Popolare Cinese, il gigante comunista con capitale Pechino, dall’altra Taiwan, formalmente Repubblica di Cina e che simbolicamente ha come capitale Nanchino – che però naturalmente essendo sul continente fa parte della PRC, e di conseguenza la capitale di fatto è Taipei.

Cina e Taiwan non si riconoscono a vicenda: per Pechino l’isola è una provincia ribelle, la quale dal canto suo almeno formalmente rivendica l’intero territorio cinese. Trattandosi però di uno Stato di circa 23 milioni di abitanti contro gli oltre 1,4 miliardi della Cina, è evidente che il pericolo per la propria sopravvivenza è tutto per Taiwan, che periodicamente si trova nel mirino del regime comunista che vorrebbe cancellare l’indipendenza dell’isola.

In questo periodo in cui la Cina mostra i muscoli, soffocando le proteste a Hong Kong e negando la possibilità di una indagine indipendente sulle origini del Coronavirus, la vicenda Taiwan rischia di essere ulteriore benzina sul fuoco.

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