CINA & TERRE RARE/ L’altissimo inquinamento nascosto dietro il digitale pulito

- Giuseppe Gagliano

Le terre rare sono indispensabili all’industria hi-tech e alla green economy. Ma smaltirne le scorie è un problema per l’ambiente. Soprattutto in Cina

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Il presidente cinese Xi Jinping (LaPresse)

Più volte abbiamo sottolineato la centralità delle terre rare nella competizione dell’economia globalizzata e altrettanto abbiamo fatto in relazione al ruolo decisivo che rivestono nella cosiddetta green economy.

Tuttavia l’estrazione e la lavorazione delle terre rare (in acronimo Ree) è altamente inquinante e ha un impatto ambientale di enorme rilevanza, impatto che è in flagrante contraddizione con le politiche ambientali che dovrebbero essere portate avanti a livello globale. Come sottolinea la studiosa greca Sophia Kalantzakos, docente di Environmental Studies and Public Policy presso la New York University, nel suo recente saggio Terre rare (Bocconi editore, 2021) l’inquinamento ambientale è un problema che ha contribuito alla riduzione dell’attività mineraria riguardante le terre rare nei paesi industrializzati come gli Stati Uniti. Infatti lo smaltimento del materiale radioattivo è costoso e pericoloso per l’ambiente. Se pensiamo al caso della Cina – vero e proprio monopolista in questo contesto – ogni tonnellata di terre rare prodotta genera approssimativamente 8,5 chilogrammi di fluorite e 13 chilogrammi di polvere; e usare tecniche di calcinazione con acido solforico concentrato ad alta temperatura per produrre approssimativamente una tonnellata di minerale calcinato di terre rare genera tra 9.600 e 12mila metri cubi di scarichi gassosi contenenti concentrazioni di polvere, acido fluoridrico e acido solforico, approssimativamente 75 metri cubi di scarichi di acque acide più circa una tonnellata di residui radioattivi. Insomma, è evidente l’enorme rilevanza ambientale sull’ecosistema di acqua dolce.

Inoltre, sottolinea la stessa studiosa, i residui sono un’altra fonte pericolosa di inquinamento ambientale, poiché sovente contengono considerevoli quantità di torio radioattivo e perciò richiedono un trattamento speciale. Altrettanto significativi sono i costi di bonifica delle miniere di terre rare: nella sola prefettura di Ganzhou sono stimati in 6 miliardi di dollari. A Bayan Obo, città mineraria della Mongolia, le scorie tossiche radioattive filtrano nel suolo, minacciando la salute degli abitanti dei villaggi vicini. Il Fiume Giallo scorre a soli 10 chilometri di distanza, mettendo a repentaglio una delle principali fonti di acqua dolce per milioni di cinesi.

Ma anche il processo di raffinazione delle terre rare è altamente problematico, perché richiede l’utilizzo di prodotti chimici quali il bicarbonato di ammonio e l’acido ossalico. Facendo riferimento a un’ampia bibliografia specializzata, la Kalantzakos rileva come l’uso di queste sostanze chimiche comporti numerosi e gravi rischi per la salute. L’inalazione di bicarbonato di ammonio, per esempio, può causare irritazione sia all’apparato respiratorio sia al tratto gastrointestinale. L’acido ossalico, se ingerito, è velenoso e può risultare mortale. È corrosivo e può danneggiare i reni. Nello Jiangxi, per esempio, gli impianti illegali di trattamento delle terre rare hanno scaricato acidi direttamente nei campi coltivati, causando contaminazione e rovinando i raccolti.

Tuttavia, a partire dal 2012, la Cina ha cercato di trovare delle soluzioni – solo in parte adeguate – per ridurre l’impatto ambientale nella produzione delle terre rare.

Se è vero che l’uso delle terre rare nell’industria hi-tech e nelle tecnologie verdi ha impatti ambientali devastanti quando non sono trattate nel rispetto di rigorose norme di tutela ambientale, le terre rare restano indispensabili nelle moderne applicazioni da cui il mondo dipende in misura sempre più stringente. Ebbene, il fatto che la Cina abbia il monopolio della loro produzione e abbia anche il monopolio delle tecniche metallurgiche necessarie per separare le terre rare, dovrebbe indurre i paesi europei a riflettere su tutto ciò.

Pensare di poter fare a meno delle terre rare, sottolinea la Kalatzakos, è pura utopia. Anche la necessità di riciclare ha un costo elevatissimo.

In ultima analisi, l’uso delle terre rare è allo stato attuale indispensabile per il mondo digitale e soprattutto per la transizione verso la decarbonizzazione economica. Difficile però non costatare la paradossalità di questa situazione. Ma la perfezione non è di questo mondo.

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