“Cina, Usa e il disordine mondiale”/ Video, Sapelli: “Italia senza politica estera”

- Silvana Palazzo

Giulio Sapelli tra Cina, Usa e l’analisi del nuovo disordine mondiale. Con un attacco all’Italia: “Siamo ancora senza politica estera, finora ministri inqualificabili”

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Giulio Sapelli (Lapresse)

Il coronavirus non ha creato solo un’emergenza sanitaria ed economia mondiale, ma ha cambiato anche i rapporti di forza a livello globale, creando un disordine mondiale. In questo contesto, la potenzia mondiale più temuta è la Cina, che però è anche quella meno conosciuta, mentre l’Italia è caratterizzata da un declino nella politica estera. A disegnare questo quadro è stato il professor Giulio Sapelli in occasione della scuola estiva di formazione politica, organizzata dal movimento “Patria e Costituzione”. Partiamo dalle conclusioni del noto economista e storico. «Per ristabilire l’equilibrio mondiale bisogna che Stati Uniti e Russia si alleino». Il “nemico” è la Cina: «Sia Biden che Trump sono convinti che il nemico principale dell’umanità sia la Cina, un Paese di cui non sappiamo nulla, in cui i giornalisti vengono arrestati e gli uguri finiscono in campi di concentramento».

A proposito della Cina, Sapelli ha aggiunto che «ha già iniziato una caduta verticale che si vede anche dal comportamento del gruppo dirigente del Partito comunista». Inoltre, ritiene che sia in atto «un conflitto di potenza cominciato col coronavirus». Lo si evince, ad esempio, leggendo la relazione dell’ultimo congresso del Partito comunista cinese. «Era scritto di interrompere gli investimenti all’estero e di far studiare in Cina gli studenti, tutto il contrario di quello che accade». Indicativo è anche ciò che accade a Hong Kong. «Non c’è la rivolta dei democratici, ma della borghesia cinese. Se si chiude la valvola di Hong Kong, la finanza cinese non può più avere relazioni con la finanza internazionale».

SAPELLI TRA CINA, USA E IL NUOVO DISORDINE MONDIALE

Ora ci troviamo, dunque, in un disordine mondiale causato, secondo Giulio Sapelli, «da un’assenza di fiducia nelle relazioni diplomatiche e nell’equilibrio di grande potenza». A questo proposito tira in ballo anche l’Italia. «Noi italiani ci lamentiamo dei nostri leader, ma se guardiamo a cosa fanno Merkel e Macron nel Mediterraneo, capiamo che non siamo messi così male». Il professore fa riferimento alla disgregazione della Siria che «ha portato l’emersione della Russia e del disegno neo-ottomano della borghesia capitalistica turca che vuole garantirsi un’autonomia energetica». In questo contesto si inserisce la Germania, che «ha una visione revisionista», pertanto «tutte le potenze che incrinano il potere nordamericano sono sue alleate, ma non ha un esercito». Ora, dunque, appoggia il disegno di Erdogan, «che ha creato impedendo alla Turchia di entrare nell’Ue».

Così il Mediterraneo, spiega Sapelli, è diventato terreno di disgregazione. «La decisione di decapitare Gheddafi e l’equilibrio tra le tribù ha spostato il disordine nel Centro Africa perché apre il terreno alla Cina in Africa e caccia l’Italia dal panorama geo-politico». Ma su quest’ultimo aspetto si sofferma dicendo è ciò è normale, in quanto «non abbiamo una politica estera e abbiamo avuto come ministri degli Esteri personaggi inqualificabili ben prima di Di Maio che prosegue l’illustre tradizione». Quindi, l’Italia paga il prezzo di essere stata prima poco filo-atlantica, ora integralmente filo-cinese.



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