EMMY AWARDS/ Cosa c’entrano i premi americani con la televisione italiana?

- Carlo Panzeri

Ai Telegatti” della televisione americana fra i vincitori cè stato un numero significativo di prodotti provenienti dalle tv a pagamento: CARLO PANZERI spiega che come accade oltreoceano, sempre più persone possono vedere sempre più cose anche nei canali a pagamento italiani. La lotta delle emittenti sarà sul tempo libero dei telespettatori

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Precisi e implacabili nella loro cristallina chiarezza arrivano dagli Stati Uniti i dati degli ascolti televisivi dellestate appena trascorsa. Certo, il mercato è molto differente: un sistema produttivo ben più sviluppato; risorse maggiori; un ambiente tecnologico che rende più flessibile la fruizione dei contenuti televisivi; un contesto competitivo complicato e attori che giocano partite diverse ma convergenti: 4 grandi network (ABC; CBS,NBC e FOX), un network minore (CW), una rete pubblica (PBS) oltre 200 cable network nazionali, più di 1200 stazioni commerciali locali, indipendenti o affiliate ai grandi network. Eppure la sensazione che restituiscono questi dati è interessante anche per noi. Cosa è accaduto?

Si è confermato, consolidandosi, un trend già in atto da diverse stagioni: crescono le televisioni a pagamento via cavo e si contraggono gli ascolti dei grandi network. Quando si parla di cable si intendono marchi che ormai sono ben conosciuti e affermati anche al di là della cerchia dei superesperti: HBO (quelli di Sopranos e Sex & the city nel passato; True blood, cult giovanilistico di ispirazione sentimental-vampiresca oggi); Usa Network (Monk e Psych); TNT (We know drama il bellissimo payoff del canale, con The closer); Showtime, ABC family, etc etc.

Quali le chiavi di successo delle cable? Prodotto esclusivo: per gran parte dei programmi vale la regola che o li vedi lì o non li vedi. Capacità di proporre prodotti nuovi con qualità, quantità e continuità sempre maggiore: in una stagione, lestate, in cui i network ricorrono con sempre maggiore frequenza a repliche o a esperimenti produttivi a basso costo non ancora rodati a sufficienza, i canali a pagamento si ripresentano con il meglio della propria offerta e hanno buon gioco a guadagnare consensi. Ma anche la continuità e la quantità non sono fattori da trascurare: TNT, la seconda delle grande cable, ha varato tre anni fa un ambizioso progetto: tre serate fatte interamente di autoprodotto inedito dal lunedì al mercoledì.

Ed ecco fatto: dopo tre anni obiettivo raggiunto, ascolti incrementati e fatturati in crescita. Importante anche il livello qualitativo: sempre più spesso grandi produttori come Jerry Bruckheimer (CSI, Cold case, Without a trace tanto x citare qualcosa, che firma Dark Blue, poliziesco duro di ambientazione losangelina, uno dei pilastri della programmazione di TNT) o Steve Bochco (creatore di NYPD che firma fra laltro Raising the bar, originale giudiziario in versione giovanilistica trasmesso da TNT) lavorano per questi canali. Talento, soldi e (forse) un po più di libertà creativa. E oltre che in termini di fatturato, i risultati si riscontrano anche da altri punti di vista.

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Ai recenti Emmy Awards (i Telegatti – absit iniuria verbis – della televisione americana) fra i vincitori c’è stato un numero significativo di prodotti provenienti dalle cable: miglior serie drama Med men, che racconta le complicate e movimentate vite dei pubblicitari di Manhattan negli anni ’60 (in onda su AMC). Miglior attrice protagonista Glenn Close per Damages in onda su Fx. Miglior attrice non protagonista Toni Collette per United States of Tara, programmata da Showtime, geniale invenzione di Steven Spielberg sviluppata dalla sceneggiatore premio Oscar per Juno, Diablo Cody (a proposito, ecco altri due talenti di non poco conto da aggiungere a quelli già citati…). E cosa c’entra tutto questo con la televisione italiana? Senza la presunzione di fare in queste poche righe un’analisi esaustiva, ci sono alcuni dati che meritano attenzione e fanno riflettere: oltre 4,5 milioni di famiglie abbonate a Sky (oltre 100 canali disponibili). Quasi 4 milioni le famiglie legate a Premium, con la opportunità di accedere a una quantità di canali significativamente superiore a prima. Insomma, come già accade oltreoceano, sempre più persone possono vedere sempre più cose. La visibilità che prima era un dato più o meno scontato oggi è un bene prezioso che i singoli canali devono guadagnarsi con sudore e fatica. La battaglia vera è quella per il tempo delle persone: stabile questo, sempre più numerose le offerte alternative di impegnarlo. E per questo limitarsi alla tattica o a qualche più o meno sapiente manovra di contro programmazione non è più sufficiente. E gli effetti di tutto questo? Più libertà di scelta? Meno selezione all’ingresso e quindi peggioramento del livello qualitativo dei prodotti trasmessi? E’ meglio o peggio? Boh. Quello che sappiamo oggi è che in questa situazione probabilmente c’è spazio per chi ha qualcosa da dire. Magari anche di intelligente. Come diceva Bruce Springsteen iniziando i concerti del Magic Tour: “Is there anybody alive out there?”

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