LUCA E PAOLO/ Dalle Iene Show alla Passione di Cristo

- Massimo Bernardini

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. Li avete visti a Le Iene Show, potete però gustarveli a Teatro ne La passione secondo Luca e Paolo. MASSIMO BERNARDINI un anno fa aveva commentato l’anteprima per ilsussidiario.net. È tornato a vederli e ci racconta come è andata

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Bello dopo un anno vedere una pianta farsi più bella e rigogliosa, i suoi frutti più saporiti e la chioma più ricca grazie a rinforzi e potature. Un anno fa raccontavamo a ilsussidiario.net di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu in veste di “due ladroni accanto a un Gesù che non c’è” ne La passione secondo Luca e Paolo, tifando per questa loro insolita scommessa teatrale.
Ora che da ieri sera – e fino al 31 gennaio – sono in scena a Milano, con tutti i rischi che comporta una platea come quella del Teatro Nuovo (che pure alla prima li ha molto ben accolti), confermiamo pienamente l’impressione positiva del debutto. Aggiungendo che nel frattempo lo spettacolo si è fatto più ordinato e compatto, i due protagonisti più chiari nella definizione dei loro due diversi caratteri e l’agrodolce della scrittura più netto e consapevole.
Novanta minuti intriganti, divertenti eppur pensanti: da non perdere. Le ragioni eccole qui, le stesse di un anno fa.

giovedì 12 febbraio 2009

Esci frastornato dal teatro Cagnoni di Vigevano – piazza perfetta per rodare in provincia una nuova avventura – e in fondo pensi che Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu siano due matti. Loro, quelli de Le iene, Camera Cafè, La strana coppia, fanno i due ladroni accanto a un Gesù che non c’è. In La passione secondo Luca e Paolo, scusate se è poco, parlano della vita e della morte, di non senso e di speranza.

Velleitari? Sconsiderati? Neoconvertiti a sorpresa? Sanno stare in scena: questa è una certezza. Vengono dallo Stabile di Genova, dalla sua scuola, hanno lavorato con Sciaccaluga e Besson, hanno fatto la gavetta. La tv in coppia è venuta dopo, dopo il cabaret, dopo l’avventura dei Cavalli marci, dopo. Sanno mettere in scena, altra certezza. Il testo firmato da loro insieme a Martino Clericetti e Michele Serra, con una drammaturgia ben strutturata da Giorgio Gallione, il forte segno scenico magrittiano di Guido Fiorato e le musiche efficaci curate dallo stesso Kessisoglu, ha una sua solida perentorietà.

«C’è roba», avrebbe detto vedendoli Giorgio Gaber, cui per loro stessa ammissione devono qualcosa. Soprattutto Luca e Paolo non ti rapinano, come usa fra le star tv di passaggio in teatro. Se scappano sono in fuga dal clichè, senza la cassa, che per ora – ma i primi 24 teatri in giro per l’Italia son già prenotati – è colmata dal loro produttore Beppe Caschetto (in collaborazione col Politeama Genovese), non senza qualche timore.

Perché in questa loro "Passione" si sorride, certo, si ride anche di gusto: ma sempre con un retrogusto pensoso. Perché fra humour nero alla Celine, domande irrisolte alla Beckett e monologhi di puro teatro canzone, questi due matti di genovesi hanno rimesso in scena l’antico corpo a corpo col Cristo, il Cristo della croce e della speranza. Detta così è quasi un macigno, se non ci fosse l’arma letale dell’ironia. Letale perché ironia tutta in nero, quasi folle, sempre al limite: ma mai blasfema. Sta fra Beckett e Celine, abbiamo detto: ma anche fra Gaber e Totò & Peppino.

L’invenzione geniale è quella dei tre piani: i due ladroni ai piedi della croce, il controcanto per niente sublime di due scarafaggi che deridono l’inutile ricerca di senso degli uomini, e alcuni monologhi agrodolci che raccontano quello che siamo, miseria e nobiltà. Humour nero, celiniano leggero, sarcasmi gaberiani (quei “bisognerebbe…”, quei “ci vorrebbe…”), interrogativi ambiziosi. La scena è povera, nera, la croce è una sedia appesa sopra a un mini Golgota. A tagliarla dei semplici fondali e una quinta surreale con quegli uomini in bombetta senza volto di Magritte.

C’è pure un feretro con tanto di candele, e i costumi da scarafaggi alla Melevisione versione dark sono una bella invenzione. Forti anche le punteggiature musicali, col corredo di uno spiritosissimo gospel funkeggiante (“Morirai”) e una bellissima, trascinante canzone finale. Pungenti i monologhi a due sul funerale, sui comandamenti, sui miracoli, sulla solitudine.

Godibilissimo il quiz con Dio per concorrente, strepitoso il colpo di scena finale (che non vi racconto). Ma è la grana tutta dello spettacolo, coi suoi continui cambi di registro, a convincere. Qualche settimana di repliche, un po’ di footing col pubblico, e questa Passione si rivelerà una delle scommesse più inattese della stagione. «Io non riesco a capire quelli che sono tranquilli»: questa frase c’è rimasta sul taccuino e ce la rigiriamo fra le tasche. Da Luca e Paolo, quelli delle battutacce con Ilary? Sì, proprio da quelli lì.





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