ANNOZERO/ Da Santoro immigrazione e giustizia diventano come Calciopoli

- Gianluigi Da Rold

La confusione, oltre che dominare lo scenario politico italiano, arriva anche nel salotto di Michele Santoro. GIANLUIGI DA ROLD ci racconta comè stata la puntata di Annozero di ieri

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Immagine d'archivio

Se la confusione è grande in Parlamento e nel Paese, nel mondo televisivo in generale e nel mondo Rai in particolare, la confusione diventa un polverone da deserto del Sahara. Il risultato è la vulgata santoriana, la cronaca stabilita da Annozero, che diventa a sua volta altro vento che solleva altra polvere. In questo modo, il risultato resta la polvere, la cronaca e la storia non hanno più ragione di esistere, sono ormai del tutto superflue.

Cè un problema di emergenza immigrazione a Lampedusa? Non ha importanza. Cè un problema che riguarda la riforma della giustizia e il cosiddetto processo breve? Ha ancora meno importanza nella sostanza. Il problema è sempre il protagonismo di quelli che stanno in piazza e in Parlamento e di quelli che stanno nel salotto di Michele Santoro, tutti indistintamente: dal cacofonico Antonio Di Pietro, agli stessi esponenti della maggioranza.

Il nodo principale è sempre lo stesso. Sia la declinazione dei problemi dellimmigrazione, sia quello che riguarda la riforma della giustizia, fa ritornare a quello che è accaduto nel 1992. Così i problemi vengono visti ritornando al periodo delle monetine del Raphael contro Bettino Craxi e il problema della riforma della giustizia resta un moloch, la pietra nera di Odissea nello spazio, che provoca parapiglia cosmici. Il dibattito politico, soprattutto ad Annozero, è uguale a quello su Calciopoli: bisogna annullare o meno il primo scudetto allInter? Occorre interdire Berlusconi o meno? Siamo sulla stessa onda quanto a informazione e faziosità.

Nel frattempo le tifoserie organizzano le coreografie. E la politica si piega solo alle coreografie, così è più difficile affrontare e spiegare anche i problemi. In effetti, la copertina di “Annozero” comincia con dei reportage concitati da Pantelleria, dall’esterno e dall’interno della Camera. «A Pantelleria c’è stata una giornata di vento e una nave non ha potuto attraccare», urla strozzato l’inviato. Poi il parapiglia a Montecitorio, con il ministro alla Difesa, Ignazio La Russa, che si rivolge in modo poco riguardoso al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e sullo sfondo il vicesegretario del Pd, Gianfranco Franceschini, che lancia anatemi. Ma dopo la copertina si comincia nel salotto di Santoro a parlare… del processo dell’avvocato inglese Mills, con Travaglio che sembra il gran cancelliere di tutti i processi e di tutte le sentenze depositate o non depositate.

Il grande conduttore di “Annozero” riesce a barcamenarsi tra posizioni opposte. Ma è un’impresa ardua, anche per gli stessi “ringraziamenti” che Santoro elargisce a Zavoli e per le “battute” che invece riserva al direttore generale della Rai, Masi. Deve essere una specificità della televisione pubblica italiana. Poi arriva il secondo blocco dell’inviato da Lampedusa. Una riflessione sui problemi dell’immigrazione e la crisi di tutta l’Africa del Nord? Il massimo che riesce a produrre la dialettica di Di Pietro, soprattutto in merito alla visita di Berlusconi a Lampedusa, è questo: «Berlusconi si è comportato come un venditore di tappeti». Il dibattito è molto costruttivo. Santoro lo lascia parlare, ma poi dice di volere un dibattito “senza ideologie” e quindi lascia la parola a un inviato dell’Espresso.

Non si capisce molto bene, non si afferra il senso del tutto. Ma non sembra avere importanza, anche perché il canovaccio della trasmissione è stabilito in questo modo da anni. Quindi spazio a una sequenza di interviste, di casi singoli. Si apre poi un altro capitolo di estremo interesse: la villa di Berlusconi a Lampedusa. L’ha comperata o non l’ha comperata? Deve essere una questione da Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma il momento migliore si annuncia poco dopo: il Travaglio-show. Il “principe” del giustizialismo italiano parte subito a bomba sulla riforma della giustizia e sull’emigrazione. Ma piega poi sulla storia giudiziaria di Berlusconi. È una documentazione risaputa, ma, per Travaglio, sempre utile. Messaggio della trasmissione: ha ragione Francis Fukuyama “La fine della storia”.

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