LA GABBIA/ Bernocchi: “In Parlamento nessuno rappresenta la sinistra”. Puntata 13 novembre

- La Redazione

Nella decima puntata de La Gabbia si è parlato degli scandalosi privilegi della casta, degli sprechi ingiustificati e delle imperdonabili sperequazioni sociali

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Gianluigi Paragone conduce "La gabbia"

La puntata di mercoledì 13 novembre del programma La Gabbia condotto da Pierluigi Paragone vede come ospiti lex Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni del Popolo della Libertà, Peter Gomez de Il fatto quotidiano, Michel Boldrin di Fare per fermare il declino, Piero Bernocchi dei Cobas, il giornalista di Libero Massimo De Manzoni. La puntata ha inizio con il conduttore che vuole porre laccento sulle dichiarazioni rilasciate in giornata dallattuale Premier Enrico Letta che ha parlato di unItalia ormai vicinissima a toccare con mano la tanto agognata e desiderata ripresa. Prendendo spunto dalla parole di Letta, Paragone presenta alcuni numeri emersi per effetto della crisi ed ossia una media di 34 imprese fallite al giorno, oltre mezzo milione di nuovi disoccupati, una disoccupazione giovanile che ha sfondato il tetto del 40% e tanto altro. A fare da contraltare a ciò, si fa presente come mentre per tutti sia tempo di stringere la cinghia, la Camera dei Deputati ha addirittura aumentato le proprie spese. Nel servizio si vede Fraccaro sottolineare con energia come gli unici tagli effettuati nel Parlamento abbiano riguardato i dipendenti mentre la Boldrini invece rimarca come siano state meno esose le richieste della Camera rispetto a quanto fatto in passato. Mentre Gomez pone laccento sul fatto che i tanto ventilati tagli del mondo della politica abbiano un’incidenza praticamente nulla sulla situazione economica italiana ma sono importanti in quanto sono un segnale che viene dato al Paese, De Manzoni attacca la Boldrini che a suo dire ha detto delle bugie in quanto le spese sono aumentate. Boldrin di Fare per fermare il declino, evidenzia la proposta del proprio partito di fare in modo che nessun politico o funzionare pubblico possa guadagnare una cifra superiore a quella percepita dal presidente della repubblica ed ossia di 240 mila euro lanno. Da questa affermazione ne nasce una discussione dai toni anche piuttosto coloriti tra Boldrin e Bernocchi con tema il far parte della casta. Si passa a parlare dellINPS e di come sia stata fatta una domanda al presidente Mastrapasqua ancora senza risposta sul fatto che lente nel 2012 abbia riportato una perdita di quasi il 300%. Secondo gli ospiti in studio, è chiaro come il sistema previdenziale fosse un problema in quanto non equilibrato e come per Mastrapasqua la situazione si stia facendo complicata in quanto per via dei tanti incarichi conferitigli, è in un continuo conflitto dinteresse. Bernocchi è ancora più duro facendo presente come il numero uno dellINPS dovrebbe rassegnare quanto prima le dimissioni. Poi il rappresentante di Cobas fa presente il problema delle pensioni doro che stridono con quanti invece non riescono a tirare avanti se non fino alla terza settimana del mese. Una possibile soluzione la problema la offre Boldrin ed ossia quella di azzerare il sistema e calcolare gli importi delle varie pensioni in funzioni di quello che il singolo contribuente ha versato nelle casse dello stato. Si parla maggiormente di economia con un servizio che presenta i tantissimi emendamenti presentati in Parlamento sulla Legge di stabilità e di come il Governo Letta abbia fatto un condono a favore delle società che gestiscono in Italia le slot machine.

Nel servizio alcuni esponenti politici come Endrizzi del M5S rimarcano come altri politici come lo stesso Letta, Cuperlo e Alemanno abbiano ricevuto dei finanziamenti dalle stesse società di slot-machine creando in sostanza una sorta di conflitto di interesse. Secondo De Manzoni, è del tutto evidente come il condono fatto a queste società sia stato eccessivo per quanto concerne lo sconto mentre Bernocchi ancora una volta si mostra molto diretto nei concetti presentati parlando esplicitamente di mafia. Poi viene dato spazio ad alcuni imprenditori che sono alle prese con delle difficoltà e che fanno presente come basterebbe da parte dello Stato effettuare alcuni accorgimenti per rimettere in moto il sistema. Per Boldrin la cosa non è proprio così semplice mentre Bernocchi è duro e critico nei confronti di quei gruppi finanziari che sono stati salvato grazie allintervento nel corso degli anni da parte dei Governi che si sono succeduti. Poi viene presentato un cartello nel quale viene evidenziato come anche i consumi sono in calo (-7,8%) rispetto allo scorso anno. Per Colomban, presidente Confapri, un possibile antidoto da parte del Governo sia quello di prevedere un taglio della spesa e di conseguenza investire nellammodernamento delle infrastrutture. 

Nel servizio successivo viene raccontato come non siano solo i cervelli a fuggire dallItalia ma anche e soprattutto le aziende che in particolare se ne vanno in Svizzera dove il sistema fiscale è sicuramente molto più favorevole. Un altro filmato racconta di come sia ormai complessa la situazione della fabbrica Mirafiori dove tra gli operai regna lo scetticismo rispetto a una possibile ripresa. Una volta introdotti questi temi, vengono dibattuti in studio anche da altri ospiti come il docente Diego Fusaro. Si parla di come la Svizzera sia favorevole anche per i lavoratori che quindi non si oppongono al trasferimento delle aziende. Infatti, lo stesso lavoratore si giova del trasferimento in Svizzera della propria azienda per uno stipendio raddoppiato dal fatto che le tasse sono la metà rispetto allItalia. Sono tutti concordi nel ritenere che per rilanciare leconomia occorre creare i presupporti affinché le aziende possano essere competitive anche restando in Italia magari rivedendo sistema fiscale e burocrazia. Nella parte finale viene presentata la tesi di Barnard che sostiene come per uscire dalla crisi occorra aumentare il deficit e il mancato supporto da parte delle banche nei confronti delle aziende. Si chiude con il pezzo suonato e cantato da Paragone e con Pravettoni nella sua irresistibile performance comica.

Di certo le notizie che arrivano dal Pdl offriranno uno spunto in più agli ospiti di Gianluigi Paragone nella puntata odierna de La Gabbia. Le sorti di Silvio Berlusconi e del suo partito potranno essere approfondite con la presenza di Roberto Formigoni. E certamente Paolo Hendel, con il suo Carcarlo Pravettoni, non mancherà di fare qualche battuta sul Cavaliere e le sue vicissitudini. Ricordiamo che la puntata si può seguire anche in diretta streaming cliccando qui.

Andrà in onda questa sera, ore 21.10 su La7, una nuova puntata de La Gabbia, il programma di approfondimento politico condotto da Gianluigi Paragone. Al centro del rock show troveremo il sentitissimo tema dei privilegi della casta: uno sperpero di cifre che fa diventare viola di rabbia tutti i contribuenti che chiedono ai politici di stringere anche loro la cinghia o, per lo meno, di non spendere e spandere senza alcun reale motivo.

Gli ospiti chiamati in studio a dibattere sulla questione saranno Roberto Formigoni, Peter Gomez, Michele Boldrin, Piero Bernocchi e Massimo Colomban; questultimo, portavoce di ConfAPRI, presenterà lesperienza degli imprenditori per un risanamento dello Stato basandosi su altre esperienze di risanamento già attuate e che hanno dato esito positivo. Nel corso della puntata non mancherà la consueta finestra comico con Paolo Hendel che interpreterà la sua caricatura di maggiore successo: linossidabile uomo daffari e il magnate Carcarlo Pravettoni, incarnazione dellelettore tipo berlusconiano. La satira non si fermerà qui: Saverio Raimondo ci offrirà la personale visione dei fatti e dei volti che animano i palazzi della politica. 

Nella giornata di lunedì, Paragone ha scritto un post sul blog del programma nel quale già presentava il menù dellappuntamento. Il titolo diceva molto: Cosaltro deve accadere in questo dannato paese perché la gente cominci ad alzare la testa?. E scrive: “Enrico Letta si rallegra perché la Troika promuove la legge di Stabilità. Di quello che sta accadendo in Italia non gliene frega un tubo! Dopo aver contribuito a smantellare il lavoro, Cgil-Cisl-Uil caricano sulle spalle dei cittadini leffetto dello sciopero. Confindustria si lamenta perché il tetto del 3% blocca luscita dalla crisi, ma poi ha paura ad alzare la voce contro un governo di burocrati. Cosaltro deve accadere in questo dannato Paese perché la gente cominci ad alzare la testa? Cominci a riprendersi quella dignità che le spetta senza dover aspettare che sia un altro a farlo per interposta persona?“.

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