IL COMMISSARIO MONTALBANO/ Dalla Sicilia i segreti che uniscono lItalia davanti alla tv

- Gianni Foresti

Il ritorno de Il Commissario Montalbano in tv è stato salutato con ottimi riscontri di ascolti. GIANNI FORESTI ci spiega come mai riscuote un tale successo tra gli italiani

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Il commissario Montalbano

Se il siciliano Pietro Grasso ha raggiunto facilmente lo scranno di Presidente del Senato, il conterraneo Salvo Montalbano avrebbe potuto mettere daccordo tutti i partiti, Pd e Matteo Renzi allunisono, ed essere eletto alla prima votazione per la Presidenza della Repubblica Italiana. Il Commissario Montalbano ha raggiunto con la seconda puntata La Casa degli Specchi, quasi 10 milioni di telespettatori con il 35% di share. Dalle Alpi a Lampedusa il commissario più famoso dItalia ha sbancato lAuditel.

In un momento della vita italiana dettata dalla precarietà assoluta, solo lelezione di papa Francesco ha avuto più clamore. E ci mancherebbe! Quello che tutti cerchiamo è la certezza e la stabilità della vita. Montalbano, in maniera disinvolta e semplice, ma esclusivamente televisiva, ce la trasmette.

Successone per la Rai, che vende la fiction in 65 paesi esteri. Successone per Andrea Camilleri e i suoi libri con il famoso dal commissario. Se provate a leggere altri suoi romanzi gialli, resterete delusi. Senza Montalbano, Camilleri non esiste e comunque le ultime storie del poliziotto stanno apparendo sotto laspetto della narrazione alquanto deboli. A dire il vero, senza Luca Zingaretti, Salvo Montalbano e Camilleri non esisterebbero.

Linterpretazione dellattore è eccezionale. Il suo volto e le sue espressioni sono convincenti, così come la gestualità e il carattere. Certo, ha corso il rischio di esserne succube, aveva anche dichiarato una stanchezza logorante nel continuare linterpretazione, ma i risultati sono sempre stati esaltanti, repliche comprese. E Luca a Salvo deve tutto, non sarebbe diventato poi così famoso. Di questo lo deve ringraziare anche il fratello Nicola, eletto Presidente della Regione Lazio. I maligni dicono che senza la notorietà di Montalbano sono! non avrebbe vinto.

La squadra che lavora sulla fiction è la stessa del 1999 diretta da Alberto Sironi. Una regia pulita, da cartolina, con bei paesaggi, sole, mare e riprese girate con la bella luce mattutina o del tramonto. Si potrebbe giudicarla una regia lenta per come siamo abituati a vedere invece i telefilm di crime americani: pochi inseguimenti, poche sparatorie, poco sangue. Anche poca gente per strada. Regna il silenzio e la pace, forse quella che noi telespettatori cerchiamo: abitare in riva al mare vicino al faro, farsi una nuotata mattutina, lasciare la vecchia Fiat Tipo con le portiere e i finestrini aperti, mangiare pesce fresco alla trattoria amica.

Di fatto negli anni passati molte sono state le richieste di visite turistiche alla spiaggia di Marinella e a Vigata. Beninteso, nomi di fantasia, ma paesaggi reali che la bellezza della terra siciliana esprime. Così come i paesi bianchi con le loro chiese barocche, le case sfarzose segno di unantica nobiltà stile Il Gattopardo, affiancate dalle Porsche e Ferrari dei nuovi ricchi, che vediamo riprese nella fiction.

Una narrazione uguale alla regia, lenta, ma veloce al tempo stesso per la caratterizzazione dei personaggi. Oltre a Montalbano, abbiamo l’arguto e fido Fazio, il bell’Augello e la macchietta Catarella, volutamente sopra le righe. L’unica fuori sede, in tutti i sensi, è la fidanzata Livia. Si potrebbe anche farne a meno, di belle donne Montalbano è sempre circondato e comincia ormai a cadere nelle tentazioni. Anche il dialetto siciliano ha la sua valenza, che potrebbe sembrare provinciale, ma che ha un’aurea e una teatralità conosciuta in tutto il mondo. Come la mafia. Questa si vede poco, ma aleggia nell’aria con i nomi dei Sinagra e dei Cuffaro, ma non fa paura come quella vera.

Al tempo stesso Montalbano è umano, intelligente, senza macchia, dedito alla giustizia e non alla carriera. Sovrastante nella personalità, se paragonato a tutti gli altri personaggi, ma non sarebbe sennò Montalbano sono! Aggiungiamoci un po’ di avversione alle regole e ai politicanti. Mi ricorda un po’ nei modi e metodi il Che c’azzecca? Antonio Di Pietro, nato televisivamente prima del commissario siciliano.

Due parole su Camilleri. Non è Simenon, né Martin Cruz Smith, neppure il sanguinoso Jo Nesbo, o il Colaprico autore del maresciallo Binda, ma non tolgo nulla al suo successo e cultura letteraria. Di certo prestarsi ai camei iniziali di presentazione è segno di vanità, ma data l’età gli possiamo perdonare tutto. Forse sono però meglio le imitazioni di Fiorello.

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