GHERARDO COLOMBO/ Chi è il magistrato che si è occupato di Mani Pulite, P2 e delitto Ambrosoli

- La Redazione

Gherardo Colombo, ex magistrato, nato nel 1946 nella provoncia di Milano, è stato uno dei componenti del pool che si è occupato della celebre inchiesta Mani Pulite

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Gherardo Colombo (Infophoto)
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Lex magistrato Gherardo Colombo, nato a Briosco, un comune allora della provincia di Milano, oggi della provincia Monza e Brianza, nel 1946, è stato uno dei componenti del pool di “Mani pulite”, ma nel corso della sua carriera presso la Procura di Milano ha condotto molte altre inchieste come ad esempio quella che riguarda luccisione di Giorgio Ambrosoli, oppure la scoperta della loggia massonica P2, ed il processo per il Lodo Mondadori. Attualmente si è ritirato dal servizio. Insieme ad Antonio Di Pietro, allepoca di ‘Mani pulite’, era uno dei Pm in prima fila, ed è apparso in molte occasioni in televisione durante i processi che si tenevano a Milano.

La sua carriera in magistratura, dopo la laurea in giurisprudenza datata 1969 ed un periodo di lavoro con le mansioni di supervisore presso la RAS, inizia nel 1972, e da quellanno fino al 1979 opera in qualità di giudice presso la VII sezione penale di Milano. Successivamente diviene giudice istruttore fino al 1989 e dal 1987 al 1989 entra a far della commissione che esamina i materiali raccolti che riguardano degli importanti processi che vengono istituiti contro il crimine organizzato. Sempre nel 1989 diviene PM presso la Procura Milanese e il suo contributo allindagine di Mani pulite, sarà uno dei più importanti.

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Le sue dimissioni dalla magistratura sono datate febbraio 2007, quindici anni dopo linizio della maxi inchiesta milanese, e successivamente si è impegnato con il mondo della scuola dove tiene molte lezioni sul tema della legalità, incontrando molti studenti in tutte le regioni del nostro paese. Questa attività gli è valsa anche il conferimento del premio nazionale “Cultura della Pace”. Riguardo agli anni di Mani pulite ha pubblicato anche un libro, intitolato “Farla franca”, che con il sottotitolo “La legge è uguale per tutti”, indica quale sia il suo pensiero riguardo a quella “stagione” che scosse così violentemente le fondamenta della scena politica italiana. Il giudizio di Gherardo Colombo è estremamente negativo, in quanto la politica, chiamata a rispondere di fronte alla corruzione, non solo non ha emanato norme più severe, ma di fatto le norme esistenti sono state rese addirittura meno severe.

Capendo all’epoca che sarebbe stato molto complicato, per non dire impossibile, trovare una soluzione definitiva soltanto con i processi, lo stesso Colombo aveva proposto una specie di “condono”, a patto che gli accusati ammettessero le proprie responsabilità, ma poi a prevalere fu il senso dell’impunità, con certi reati che sono diventati con il passare degli anni, più leggeri, mentre le rogatorie internazionali, ad esempio, si trovavano di fronte sempre maggiori difficoltà.

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