FOREVER YOUNG/ Il film con un “messaggio” per adulti e ragazzi

Il film di Fausto Brizzi può sembrare un racconto delle scontro tra due generazioni, ma in realtà nasconde qualcosa di più profondo. La recensione di ERICA DAL MAS

14.03.2016 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

Le ossa che scricchiolano, per prepararsi alla nuova giornata che verrà, fanno da simpatico controcanto alla colonna sonora “Alright” dei Supergrass, mentre le parole di Terry Patchett «dietro ogni persona c’è sempre un’altra che si chiede cosa sia successo» forgiano un film (Forever Young) che trasforma la leggerezza della commedia all’italiana in una stimolante satira di costume, dove il duello tra i giovani e i “finti giovani” in realtà nasconde qualcosa di più profondo. Nonni, zii e genitori vanno oltre il proprio ruolo perché non si possa dire che non hanno più l’età per certe esperienze, mentre vengono stuzzicati nei loro punti deboli dai rispettivi nipoti e figli. 

Il fulcro dello scontro sembra essere questo: se sei giovane sei “in”, se sei vecchio sei “out”. Ecco, dunque, la storia dell’avvocato Franco (interpretato da Teo Teocoli), adrenalinico sessantenne, appassionato di sport, in particolare della maratona, costretto a ricredersi quando il medico gli comunica che non ha più il fisico di una volta e quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia Marta (Claudia Zanella) e a suo genero Lorenzo (Stefano Fresi); di Angela (Sabrina Ferilli), una fragile e dolce estetista di quarantanove anni, che ha una storia d’amore con Luca (Emanuel Caserio), un ragazzo di diciannove anni, osteggiata dalla madre di lui, Sonia (Luisa Ranieri), amica della stessa Angela. Anche Diego (Lillo Petrolo), DJ radiofonico di mezz’età, deve fare i conti con la fresca concorrenza di un nuovo e giovanissimo rivale (Francesco Sole). Giorgio (Fabrizio Bentivoglio), invece, vuole dividersi tra una donna della sua stessa età, Stefania (Lorenza Indovina) e la sua giovanissima compagna Marika (Pilar Fogliati). 

La versione rarefatta e moderna cantata da Nina Zilli di “Forever Young”, successo degli Alphaville, corona, quindi, un film dal titolo omonimo (regia di Fausto Brizzi) avente un intreccio elettrizzante di personaggi e di spunti di riflessione, specchio un po’ vintage e un po’ contemporaneo di loro stessi: «A essere vecchi, c’è anche qualche vantaggio: per esempio, non morire giovani», dirà Lorenzo a Franco. La realtà dei fatti, così, si para davanti ai “vecchi veri” tra la nostalgia degli anni ’80 con “Total eclipse of the heart” di Bonnie Tyler e la pasta sfoglia fatta a mano, ma, invece di mettere la parola fine al film come alla loro vita, il pianoforte della rassegnazione diventa la possibilità di essere il primo violino, un amore diventa la profonda verità di un vuoto affettivo e il duello tra un DJ d’altri tempi e un video della concorrenza, con milioni di visualizzazioni su Youtube, diventa il successo del vecchio che, accettando di ironizzare su di sé, si unisce al nuovo con audacia, nonostante i suoi “denti stretti”. Solo Giorgio riuscirà a trovare un’insolita alternativa, favorita dalla realtà: tra le due litiganti… il terzo gode. 

Ma l’equilibrio per eccellenza viene raggiunto da questo film divertente e curioso da vedere: nel gioco di compensazione tra una generazione “giovane dentro” ma vecchia fuori e quella di oggi, giovane fuori ma “vecchia dentro”, vince la saggia decisione di “lasciare il giusto spazio” alle future generazioni e l’occasione per i ragazzi di imparare dagli adulti il coraggio di osare, sempre e comunque.

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