CODICE 999/ Un film su una crudele “ragnatela” della realtà

Codice 999, il film di John Hillcoat, mischia azione e thriller, in un intreccio molto avvincente. Ma, spiega ERICA DAL MAS, fin troppo caotico nel confondere bene e male

28.04.2016 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

I tuoni, la pioggia di un temporale in sottofondo e l’oscurità della notte in un silenzio carico di tensione vengono interrotti dal lento bruciare di una sigaretta appena accesa, mentre inquadrati in primo piano, uno dopo l’altro, ci sono i volti di ex militari e poliziotti corrotti della città di Atlanta, in procinto di attuare una rapina in banca molto pericolosa. 

Grazie al loro addestramento tattico, Michael Atwood (Chiwetel Ejiofor) ex capo delle Forze Speciali, Marcus Belmont (Anthony Mackie), Franco Rodriguez (Clifton Collins), i fratelli Russel e Gabe Welch (rispettivamente Norman Reedus e Aaron Paul) riescono a rubare una cassetta di sicurezza, mentre il rosso del sangue e dei gas velenosi fa perdere i soldi tra molteplici inseguimenti e furiose scariche di proiettili. 

La musica elettronica in crescendo e la panoramica completa della cinepresa, nel pieno dell’azione, introducono un thriller corale intitolato Codice 999 (regia di John Hillcoat) dove la mafia russo-israeliana innesca la trama principale che, a sua volta, si snoda nelle storie finemente intrecciate di questi criminali professionisti. La polizia interviene includendo al suo interno un nuovo agente, Marcus, un componente della banda, che è al tempo stesso partner dell’ignaro e onesto poliziotto Chris Allen (Casey Affleck), nipote del capo delle indagini Jeffrey Allen (Woody Harrelson), mentre gli autori della rapina si avviano a ricevere il proprio compenso. Ma il lavoro non è ancora finito: oltre al contenuto della cassetta di sicurezza, sono necessari dei file custoditi nel dipartimento di Sicurezza nazionale statunitense. 

Intanto vengono ritrovate le teste mozzate dei membri di una nota gang di Latinos, ritenuti inizialmente dalla polizia i colpevoli della rapina e, al rifiuto della banda di proseguire la missione, la crudeltà di Irina Vlaslov (Kate Winslet), capo occulto della mafia russo-israeliana, non si fa attendere. Alla morte del fratello Russel, l’ex poliziotto Gabe tenta di avvertire sia Marcus che Chris riguardo ai piani di Irina, ma viene intercettato dagli altri agenti, mentre la malvagia donna minaccia ulteriormente Michael, capo dei rapinatori, e la sua famiglia. 

In mezzo a luci rosse ipnotiche e a una profonda oscurità, il tempo dato per concludere l’incarico è troppo poco e la banda di poliziotti corrotti decide di aggirare l’ostacolo tramite una procedura d’emergenza: l’attivazione del codice 999. Sempre in un clima di tensione crescente, dunque, nel dipartimento della Sicurezza, questo stratagemma distrae dal vero obiettivo e obbliga tutte le pattuglie in circolazione a intervenire in caso del ferimento di un agente sul campo. Ma, procedendo dalla macchinazione dell’inganno all’esplosione per vendetta, fin dove ci si può spingere per un fratello? 

La realtà della strada, grazie a questa domanda, è il vero “ragno” che ordisce una “tela” d’azione ben congegnata ed egregiamente interpretata da eccellenti attori, attraverso le varie sfumature di personaggi in lotta contro i propri demoni interiori. Questi, compreso lo stesso spettatore, vengono attirati come “mosche” dentro un intreccio molto avvincente. 

Il film, tuttavia, porta con sé il mio giudizio negativo, in quanto il bene e male si confondono in un continuo colpo di scena che supera il rigido ruolo di eroi e di antagonisti, esprimendo l’intenso caos di un’umanità irrimediabilmente “distorta” dall’eccessiva crudeltà.

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