LE ALI DELLA LIBERTÀ/ Il film che ricorda come fuggire da ogni “prigione”

Se si pensa all’estate vengono in mente parole come sole, vacanza, ma soprattutto libertà. Solo un film può chiarire il profondo significato di questo prezioso concetto, dice ERICA DAL MAS

19.08.2016 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

Se si pensa all’estate vengono in mente parole come sole, caldo, vacanza, ma soprattutto libertà. Solo un film può chiarire il profondo significato di questo prezioso concetto, svelando la sua natura più autentica: il capolavoro cinematografico del 1994, candidato a sette premi oscar e tratto dal racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, incluso nella raccolta “Stagioni diverse” di Stephen King, s’intitola Le ali della libertà (regia di Frank Darabont). 

Mentre risuona in radio una canzone d’epoca, viene inquadrata, nella notte, in dettaglio una pistola con diversi proiettili inesplosi, mentre Andy Dufresne (Tim Robbins), si prepara, turbato e ubriaco, a usarla per spaventare sua moglie (Renee Blaine) e l’amante Glenn Quentin (Scott Mann). La vicenda, ambientata nel Maine, risale, infatti, al 1947 e viene ricostruita a colpi di flashback, mentre la cinepresa immortala gli occhi azzurri e concentrati di Andy sotto processo per il duplice omicidio dei due amanti. Il giudice viene colpito dalla gelida mancanza di emozioni dell’imputato, mentre gli viene spiegata la crudele premeditazione con cui è stata uccisa la moglie. Per questo motivo, Andy viene condannato a due ergastoli da scontare nel carcere di Shawshank. 

In parallelo viene respinta, dall’apposita commissione, la richiesta per la libertà vigilata di un altro carcerato chiamato Ellis Boyde Redding (Morgan Freeman). Soprannominato “Red”, è conosciuto come “il magazzino” di qualsiasi materiale richiesto dai suoi compagni di cella, incluso un poster di Rita Hayworth voluto da Andy nel 1949. 

Dufresne, con il passare del tempo, conosce il perfido capitano delle guardie Byron Hadley (Clancy Brown) e il direttore del carcere Samuel Norton (Bob Gunton), pioniere della disciplina e della Bibbia: con il nuovo programma riabilitativo “dentro o fuori”, il direttore sfrutta il lavoro dei detenuti per arricchirsi. Andy prima diventa assistente del bibliotecario detenuto Brooks Hatley (James Whitmore), poi gestisce la contabilità personale del direttore e dei secondini. In cambio, Dufresne richiede a Norton e al Senato americano, scrivendo varie lettere, l’ampliamento della biblioteca carceraria. Ma a sorpresa Brooks con la libertà condizionata impazzisce, è istituzionalizzato, non riesce ad ambientarsi in un mondo esterno per lui estraneo e si uccide: «o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire». 

Nel 1965 arriva nel carcere di Shawshank il giovane ladro Tommy Williams (Gil Bellows). Con la sua testimonianza, potrebbe esserci la revisione del processo di Dufresne, ma il direttore Norton non vuole perdere il suo contabile personale a tutti i costi. Così Andy, con un martellino da roccia e un poster di Rachel Welch, dopo diciannove anni di prigione, decide di fuggire sotto un temporale. Red, intanto, dopo quarant’anni, ritorna per la terza volta davanti alla commissione per la libertà vigilata. Una sola cosa lo trattiene dalla triste fine di Brooks: una promessa fatta al suo amico Andy. 

La poesia di questo film eccellente da rivedere, dunque, è rappresentata dalla speranza che, attraverso “Le nozze di Figaro” di Mozart e la colonna sonora di Thomas Newman, rende libero un viaggio, tanto incerto e infinito, quanto il limpido blu dell’oceano Pacifico.

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