Adamo Dionisi/ L’attore di Suburra si racconta: “Sono stato nell’inferno del carcere, ho il terzo occhio…”

- Raffaele Graziano Flore

L’ex ultras e attore Adamo Dionisi si racconta in un’intervista concessa a Radio Colonna e parla non solo della sua esperienza nella fiction “Suburra” ma anche di quella in carcere

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Suburra

Parafrasando il titolo di un celebre film con Nino D’Angelo, Adamo Dionisi è “il ragazzo della Curva Nord”, tanto è forte il legame che l’attore che sta raccogliendo consensi con Suburra ha con il gruppo di ultras della Lazio “Gli Irriducibili”, di cui era uno dei capotifosi. Poi c’è stato l’arresto per spaccio di droga, la galera e adesso una seconda vita in cui il 52enne romano si è reinventato attore, dopo aver esordito nel 2008 sulle scene nel film Chi nasce tondo… di Alessandro Valori. Prima era “er Marchese”, uno dei soprannomi con il quale era conosciuto nel mondo del tifo organizzato anche per via del modo forbito di esprimersi, adesso invece per tutti è Manfredi Anacleto, ovvero lo zingaro di Suburra, ruolo grazie al quale sta convincendo un po’ tutti: “Quando mi fermano per strada è divertente ma anche imbarazzante” ha spiegato il diretto interessato in una recente intervista concessa a Radio Colonna, sottolineando come lui tuttavia vorrebbe essere lontano da riflettori e passerelle.

L’AMORE PER LE SCENEGGIATURE

Nella lunga chiacchierata che ‘ha visto protagonista a Radio Colonna, Adamo Dionisi ha raccontato che molti aspetti e comportamenti che lui, originario della Magliana, porta in scena in realtà nascondono un vissuto che lo riguarda direttamente anche se giura di essere oramai una persona diversa da prima: “Ora ho il terzo occhio: sono stato nell’inferno del carcere e conosco cose che altri non sanno” spiega l’ex ultras che sottolinea come adesso spenda la propria vita ad aiutare gli ultimi e anche i bambini anche se l’amore per la scrittura e le sceneggiature non è recente ma risale addirittura a prima del periodo legato alla reclusione: “Ho scritto la mia prima sceneggiatura a 20 anni, e diciamo che anche in carcere ho coltivato i miei interessi” spiega Dionisi, puntualizzando però che la sua “indole ribelle” comunque non l’ha mai abbandonata, unendola a un anticonformismo non solo di facciata: “I social network li concepisco come un modo sbagliato di entrare nella mia vita, mentre essere invisibile ti aiuta a non dipendere da nessuno”.

I PROGETTI PER IL FUTURO IMMEDIATO

Infine, nel corso dell’intervista, Adamo Dionisi parla di quelli che sono i suoi nuovi rapporti di amicizia nel mondo del cinema e di quali siano le (poche) conoscenze che davvero contano attualmente per lui: “Valerio Mastandrea, ad esempio, è un mio grande amico ma anche il regista Ivano De Matteo” spiega l’attore romano che ha modo anche di dire la sua sull’uscita del film legato alla morte di Stefano Cucchi: a suo avviso, infatti, è passato ancora troppo poco tempo da quei tragici fatti perché si possa pensare di raccontare la sua storia sul grande schermo. “E comunque vorrei che nei titoli finali della pellicola si leggesse ‘Non si ringraziano le forze dell’ordine’…” chiosa Dionisi che spiega come la sua idea valga anche per i protagonisti di Romanzo Criminale. Infine, in chiusura, uno sguardo al futuro con la sua partecipazione sul set di Dogman, il nuovo film di Matteo Garrone e anche la stesura di un progetto che riguarda il mondo carcerario e di cui lui si occupa in prima persona. “Sono soddisfatto essere impegnato e tutti mi fanno i complimenti: quando rapinavo non me lo diceva nessuno…” conclude beffardamente.

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