Tullio Solenghi/ “Bevi qualcosa Pedro!”, la biografia: da Paolo Villaggio al ricordo di Anna Marchesini

- Valentina Gambino

Tullio Solenghi, “Bevi qualcosa Pedro!”: esce la nuova biografia dell’attore e fondatore del Trio insieme a Massimo Lopez ed Anna Marchesini, l’intervista di Panorama.

tullio_solenghi
Tullio Solenghi

“Bevi qualcosa Pedro!”, e la nuova biografia di Tullio Solenghi. Intervistato su Panorama da Raffaele Panizza, l’attore si racconta. Il suo libro di memorie e racconti, parla al pubblico senza alcun timore reverenziale di sorta. Tra le pagine poi, si trova anche un capitolo dedicato interamente a Dario Fo. In quella occasione, appare chiara l’amara descrizione dell’uomo che accusa un allora giovane Solenghi e la sua esordiente compagnia di “scarso furore proletario”. Il tutto però, condito con uno sguardo dissacrante. Dario Fo infatti, dopo averli “accusati”, si è recato in auto con Franca Rame (e si parlava di una Citroen Pallas): “Ok, l’accenno all’auto è demagogico – esordio Solenghi – ma vederlo così, di fronte a dei morti di fame come eravamo noi, fu davvero una delusione”. Le pagine dedicate al mitico Trio composto, oltre che da lui anche da Massimo Lopez e Anna Marchesini, sono circa 250. Nel libro poi, si parla anche di televisione, teatro, cabaret moderno e il dolore per la morte di Anna, avvenuto nel luglio del 2016. “Voglio sapere se avrò ancora il privilegio di specchiarmi nel tuo sorriso”, recita la poesia alla fine dell’opera di Solenghi: “Tu sei ancora qui accanto a noi. Anna”.

Il ricordo di Anna Marchesini, le molestie e la Rai

Tullio Solenghi, ricorda Anna Marchesini: se un produttore ai tempi, ci avesse provato con lei? “Lo racconterebbe coi moncherini al posto delle mani. Per non dire di peggio”. E lui, mai stato molestato? “Mi proposero di entrare nel cast di un film: se il regista allunga le mani, dicevano, non preoccuparti è una cosa normale. Ovviamente, lasciai perdere”. Poi, la “gag” involontaria di Pippo Baudo, che convocò lui e Beppe Grillo in mutande, in una camera d’albergo: “Era il suo modo per metterci a nostro agio”, racconta l’attore. E così, proprio al conduttore siciliano lui, deve tutto? “Una gran parte del tutto” afferma, dopo avere ribadito di aver creato con lui una profonda amicizia. Nel frattempo, anche l’aneddoto su Beppe Grillo “terrorizzato” dall’idea di non sfondare: “Ripeteva che se fosse andato ancora avanti con quella vita, sarebbe tornato a Genova a fare il rappresentante. Stava per mollare”. Poi, la nuova confessione sulla Rai: perché rifiutò di produrre il film del trio (mai realizzato) dal titolo “La cicogna strabica”? “Si sentivano traditi perché rifiutammo Fantastico: Biagio Agnes, quando gli comunicammo la decisione, andò fuori di testa. Ma fu giusto: girammo I promessi sposi, una parodia lunga sei puntate che fece 14 milioni di ascolti. Nessuno l’aveva fatto prima. Nessuno l’ha fatto dopo”.

La nuova comicità, Villaggio e l’intransigenza del Trio

Il trio Lopez-Solenghi-Marchesini aveva un pessimo carattere? “Eravamo intransigenti – afferma l’attore – ci gestivamo da soli, non avevamo agenti e odiavamo l’improvvisazione: di fronte a un attore cane, ci veniva sempre voglia di salire sul palco e fermare tutto”. Poi l’esempio ai giorni nostri con Lopez al teatro vedere un musical molto apprezzato: “Il protagonista è un tizio preso da YouTube, che non sa cantare né ballare. Lopez voleva salire a menarlo”. Tra i tanti ricordi, anche quello su Paolo Villaggio che, durante un loro spettacolo lasciò la sala dopo dieci minuti: “Artisticamente rimane il più grande, ma umanamente… Una volta venne al funerale di un amico comune, morto suicida. Arrivò in ritardo e per prima cosa guardò l’orologio e chiese ‘A che punto siamo?’ Poi, se ne andrò prima della fine della funzione”. Il Trio si è separato nel 1994 ma fino ad oggi, nessuno ha preso il loro testimone. Il giornalista azzarda: “Forse solo I Soliti Idioti vi hanno rubato qualcosa”; la risposta di Solenghi è eccezionale: “Non saprei, non mi son rimasti impressi”. Proprio “I Soliti”, sono stati fischiati nel 2015 a Sanremo e da allora, la loro carriera è in “pausa”. “E’ normale. Finché stanno nella nicchia sono tutti dei fenomeni. Ma la sfida è far ridere il pubblico nazional-popolare, il nipotino col nonno, il coreografo con l’operaio. Se ci riesci, sei da Oscar”. Chi riesce nell’impresa? “Zalone, poi Crozza e Guzzanti. Hanno qualcosa di marziano”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori