Anna Falchi/ Dalla storia Biaggi al caos molestie: oggi cucina in casa con Benedetta Parodi (Domenica In)

- Niccolò Magnani

Anna Falchi oggi ospite a Domenica In: dalla storia con Max Biaggi al caso Molestie e le dichiarazioni su Weinstein e Brizzi. Cucinerà in casa con Benedetta Parodi

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Anna Falchi, in uno scatto (LaPresse)

Torna in tv Anna Falchi e lo fa in un modo di certo originale: cucinando! Riprende Domenica In dopo la pausa per la Formula 1 (e dopo i bassi ascolti delle ultime settimane, ndr) e nel nuovo spazio dedicato a Benedetta Parodi sarà proprio l’attrice romana la prima vip a ospitare la sorella di Cristina nei suoi fornelli di casa per cucinare assieme qualche ricetta sfiziosa. È chiaro che l’occasione della ricetta insieme permetterà alla Parodi di scandagliare e intervistare la bella Falchi su tutta la sua carriera, dagli amori alle delusioni fino alle ultime dichiarazioni molto coraggiose e non banali sul caso Molestopoli. Nella cucina per conoscersi: un nuovo modo di raccontare nel pomeriggio di Rai 1 alcuni dei personaggi più famosi dello showbiz italiano: si parte dunque questo pomeriggio con Anna Falchi che di certo, tra un cottura e l’altra, non potrà non raccontare del suo passato con il forte motociclista Max Biaggi, da qualche mese coinvolto in un gravissimo incidente e da poche settimane tornato single dopo la rottura improvvisa con la cantante Bianca Atzei. «L’incidente ha risvegliato in me un vecchio ricordo: quando eravamo fidanzati e conducevo ‘Domenica In’, lui aveva avuto un incidente in gara e io sono rimasta paralizzata dalla paura. Lo scorso 9 giugno mi si è riaperto un file e ho pianto per Max. Mi ha risposto al messaggino dopo 15 giorni. Gli voglio molto bene». Esatto, fu anche lei conduttrice di Domenica In tanti anni fa e quell’incidente lo ricorda molto bene: «Mi sono resa disponibile a stargli accanto, ad andare a trovarlo. Lo posso ancora fare perché non abbiamo definito le pratiche del divorzio. Lui mi ha detto di no, ma ha ringraziato il mio buon cuore», concluse ancora Anna Falchi intervistata a #Estate, il format estivo dedicato al gossip.

IL CORAGGIO SUL CASO-MOLESTIE

Sarà difficile poi non parlare oggi del “caso” di questa fine 2017: con il nome poco simpatico di “Molestopoli”, si intendono le spiacevoli vicende di Weinstein, Brizzi e tanti altri personaggi del cinema e della tv mondiali accusati a più riprese da molte donne più o meno famose di ogni qualsivoglia tipo di molesia/violenza/stupro e proposte indecenti, spesso però non riuscendo a distinguere bene in quali dei vari “ambiti” si trattasse. La Falchi è intervenuta, intervistata dal quotidiano La Verità, rilasciando alcune dichiarazioni non banali e non immediatamente digerite bene da alcune donne denunzianti i casi di molestie: «Io credo che al mondo non ci siano poi così tante pecorelle smarrite come qualcuno vorrebbe farci credere. Nell’ambiente del cinema ci sono tante donne che sanno esattamente cosa vogliono e quali sono i compromessi a cui desiderano scendere per raggiungere i loro obiettivi». Non solo, per la attrice e modella italo-finlandese, non sempre le cose vanno come ha descritto lei, visto che esistono tante donne che hanno scelto «una carriera verticale e non orizzontale». Costa sacrifici, ovviamente, ma quel tipo di vita si può fare sottolinea ancora Anna Falchi nella recente intervista. «Ebbi l’opportunità di conoscere Weinstein nel 2006, quando ero sposata con Stefano Ricucci. Lo incontrai in Sardegna, ad una festa al Bilionaire», spiega la Falchi rispetto alla sua conoscenza del produttore caduto ora in disgrazia, «Qualche anno dopo, nel 2012, gli proposi di portare nelle sale cinematografiche statunitensi un film che aveva prodotto mio fratello, ‘Appartamento ad Atene’, con Laura Morante. Mi rispose che la sua casa di produzione non era interessata a quel tipo di film, ma che mi avrebbe indirizzato da un suo amico. Mi rispose dopo 10 minuti, fu gentilissimo». E su Brizzi invece, l’attrice sentenzia con intelligenza: «Se le accuse fossero vere sarebbe molto, molto grave. Resta il fatto però che sono gli accusatori a dover provare il fatto, non lui la sua innocenza».



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