Pupo vs Flavio Insinna / Il cantante lancia l’hashtag #naniuniti e svela l’ottavo nano: Insinnolo!

- Maria Ravanelli

Pupo vs Flavio Insinna, l’artista ed ex conduttore di Striscia la notizia interviene e dice la sua sulla querelle tra il Tg satirico e il presentatore di Affari Tuoi  

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Pupo in ospedale: le ultime notizie (Foto: LaPresse)

È intervenuto anche Pupo, cantante ex ed conduttore di Striscia la notizia, nella querelle tra il conduttore Flavio Insinna e il Tg satirico. La settimana scorsa la trasmissione ideata da Antonio Ricci aveva trasmesso un servizio, con immagini fuorionda e registrazioni audio, in cui il presentatore si scagliava contro una concorrente, originaria della Valle d’Aosta, chiamandola “nana di m***a”. In seguito non erano mancate risposta e scuse da parte del presentatore del game show, tramite una diretta su Facebook.

Lo scorso giovedì Pupo aveva però annunciato sulla propria pagina Twitter (clicca qui per il cinguettio) che si sarebbe espresso in merito alla questione ad inizio settimana, nello spazio “Dolce un po’ salato” che cura sulle pagine de il quotidiano La Nazione: e così è andata. “Ciò che più mi ha dato fastidio nella diatriba Insinna vs Striscia, non è l’ipocrisia, l’arroganza e nemmeno le scuse, non si sa quanto siano poi sincere… Ciò che invece mi ha colpito” ha spiegato “è l’accanimento di Flavio Insinna verso la già naturalmente colpita categoria dei nani. Io che, pur essendo il più altro della specie, ne faccio comunque parte, mi sono sentito coinvolto e offeso”.

Pupo, nel caso la concorrente di Affari Tuoi decidesse di procedere per vie legali dopo quanto successo, ha ammesso di aver pensato di costituirsi “parte civile e chiedere a Flavio i danni morali”. Al termine del suo intervento sul quotidiano, ha chiuso inoltre annunciando che, d’ora in avanti, non chiamerà più Flavio Insinna con il suo cognome corretto: “lo chiamerà Insinnolo, l’ottavo nano. Quello imprevedibile e incazzoso”. Clicca qui per vedere il tweet di Pupo in cui ha condiviso l’immagine del pezzo scritto su La Nazione.

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