UN, DUE, TRE… FIORELLA! CON FIORELLA MANNOIA/ Come (non) si cambia

- Rossella Pastore

Fiorella Mannoia è la perfetta maestrina dell’old school del varietà. Nessun guizzo autorale né artistico; tutto secondo copione. Quel che manca, sono estemporaneità e contemporaneità.

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Fiorella Mannoia, il duro sfogo social

Fiorella Mannoia: come (non) si cambia. Altro che giochi da bambini e manierismi di sorta. Un, due, tre… Fiorella! non è affatto il programma allegro e scanzonato di cui si parlava nei giorni scorsi. La Mannoia non è nemmeno una Mina 2.0, come qualcuno azzardava in una poco ragionevole analisi a priori. Non c’è niente da fare: Fiorella rimane incastrata nel suo perenne ruolo di poetessa truce, e a nulla valgono le simpatiche incursioni di amici e colleghi che – a ragione – prendono in giro il suo essere fin troppo posata.


Che brava padrona di casa, Fiorella Mannoia. E che gentili, i signori ospiti, che dispensano compagnia e omaggi alla propria anfitriona. Il contributo è variabile: c’è chi canta, chi recita, chi cucina, chi divulga e persino chi fa sport; fatto sta che nessuno bussa alla sua porta a mani vuote.

Verrebbe da dire che Fiorella sia una perfetta organizzatrice di eventi (televisivi, in tal caso). Eppure, a metà serata, qualcosa ci fa storcere il naso. Saranno i dessert stucchevoli (qui intesi come facili buonismi), o l’intenso odore di stantio che emanano i locali; comunque sia, il divertimento non è completo.

Il timore diffuso era che Fiorella emulasse troppo. E così è stato, a partire dai primi tre minuti; il tempo di una canzone: Insieme. Con Mina, però, ha in comune solo la chioma fulva.

L’impressione generale? La Mannoia ha decisamente trascurato buona parte dei suoi invitati. La più numerosa, peraltro: i telespettatori.

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