H&M razzista/ Felpa shock su un bimbo nero, The Weeknd interrompe la collaborazione

- La Redazione

Scoppia la polemica sui social per la nuova campagna pubblicitaria della H&M che si è subito scusata per l’accaduto, ma cosa è successo? Ecco i dettagli sulla storia della felpa shock

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H&M razzista?

H&M nella bufera. Una delle campagne pubblicitarie del colosso dell’abbigliamento raffigura un piccolo bambino di colore con una felpa con scritto “La scimmia più cool della giungla” e nel coros della giornata sono piovute critiche pesanti, con accuse di razzismo. E la situazione è in continua evoluzione, con H&M che potrebbe pagare pesanti conseguenze dal punto di vista commerciale e marketing. Tramite Twitter, la popstar canadese The Weeknd ha annunciato la fine della sua collaborazione con il noto brand di moda: “Mi sono svegliato scioccato e imbarazzato da questa foto. Sono profondamente offeso e non lavorerò più con H&M”. Altre contestazioni arrivano dal profilo Instagram di Questlove, batterista dei The Roots e producer molto influente: “Sono sicuro che arriveranno le scuse. Che la pubblicità verrà ritirata, che qualche donazione sarà fatta, che la situazione sarà aggiustata sui media. Ma sono sicuro che nel consiglio di amministrazione di H&M manchi decisamente qualcosa. Volete provare a indovinare?”, riporta 105.net.

H&M, PUBBLICITA’ SHOCK

I social colpiscono ancora. Basta qualcosa “fuori posto” e tutto si esaspera. Questa volta a finire nel mirino è la compagna pubblicitaria del brand H&M accusata di essere razzista per aver fatto indossare una determinata felpa ad un piccolo bambino di colore. Ad attirare l’attenzione di tutti sul “caso” di questo inizio settimana è il commentatore del New York Times, Charles M. Blow, che ha usato il suo profilo Instagram per pubblicare una delle foto della campagna promozionale in cui un bambino di colore indossa la felpa con su scritto “La scimmia più cool nella giungla”  finita ancora più in risalto perché accanto a lui c’era un bambino bianco con tanto di tigre sul petto esperto nella sopravvivenza. Naturalmente il caso è scoppiato e il brand non si è lasciato sfuggire l’occasione di sistemare le cose con tanto di messaggio di scuse evidenziando anche il fatto che il tutto non era stato fatto con l’occasione di offendere e colpire. 

H&M CORRE AI RIPARI, MA COSA È SUCCESSO?

Lo slogan unito al volto del bimbo non poteva che essere letto come un messaggio razzista e sui social è scoppiata la polemica fino a che l’immagine promozionale è stata subito rimossa accompagnando l’azione con un comunicato stampa in cui si legge: “Siamo sinceramente dispiaciuti e non era nostra intenzione offendere nessuno con l’immagine stampata sulla nostra felpa. L’immagine è stata rimossa immediatamente da tutti i nostri canali online. Crediamo fortemente nella diversità e nell’inclusione, ci guidano in tutto quello che facciamo. Aggiorneremo le nostre policy interne rispetto all’accaduto“.  La situzione si chiuderà così? Sembra di no visto che l’HuffPost ha rincarato la dose con un estratto da un articolo sul razzismo uscito su The Conversation, in cui si parla dell’espressione «monkey» scelta come offesa contro le etnie afroamericane. Riuscirà H&M a farsi perdonare?

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