Nina Moric chiamò “viado” Belen Rodriguez/ Motivazioni sentenza di condanna: “Fu offesa, non satira”

Nina Moric chiamò “viado” Belen Rodriguez, arrivano le motivazioni sentenza di condanna. Per il giudice “fu offesa, non satira”

18.12.2018 - Silvana Palazzo
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Nina Moric vs Belen Rodriguez

Le motivazioni della sentenza con cui è stata condannata Nina Moric al risarcimento di Belen Rodriguez sono state rese note. Per il giudice Angela Laura Minerva è «indiscutibile» la portata offensiva delle dichiarazioni della modella croata, condannata a pagare 2mila euro di multa per aver definito “viado”, oltre che per altre affermazioni, la showgirl argentina durante un’intervista alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” risalente al settembre 2015. È quanto emerso dalle motivazioni del verdetto dello scorso settembre. La Moric, rispondendo alle domande del conduttore Giuseppe Cruciani, aveva anche accusato Belen, ex compagna anche lei di Fabrizio Corona, di aver «girato nuda» davanti al figlio avuto dalla modella ai tempi della sua relazione con l’ex agente fotografico. Così è scattata la denuncia per diffamazione aggravata «da fatto determinato». Secondo il giudice, la «offensività» di tali dichiarazioni non può essere esclusa dalla «natura della trasmissione in cui sono state rese, che la difesa definisce scandalistica».

MORIC CHIAMÒ “VIADO” BELEN, MOTIVAZIONI SENTENZA

Inoltre, secondo il tribunale sarebbe offensivo l’uso del termine “viado perché farebbe riferimento alle «caratteristiche somatiche di Belen Rodriguez che dimostrerebbero un massiccio ricorso alla chirurgia estetica», anche se non vi siano riferimenti al «mondo della prostituzione in ambiente transessuale». Secondo il giudice, sarebbero ancor più gravi le affermazioni successive, legate alla presunta abitudine della showgirl argentina di «girare nuda per casa alla presenza del figlio». Tali accuse «mancano tutti gli elementi della satira». Infine, l’interesse pubblico nei confronti del personaggio pubblico non si applicherebbe «riguardo alle notizie che afferiscono alla sfera privata e specificamente, il rapporto tra il soggetto pubblico e il figlio minore del proprio compagno». Il presunto interesse pubblico, da non confondere con la curiosità morbosa degli utenti, lascia il passo «all’interesse prevalente del minore che la propria vicenda venga gestita nelle sedi istituzionali appropriate». Infine, nel caso delle accuse di Nina Moric «non appare rispettato il profilo della continenza alla luce della gratuità delle affermazioni in quanto del tutto decontestualizzate, non spiegate, né approfondite».



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