LORENZO AMORUSO/ La maglia della Nazionale il più grande rimpianto (Celebrity Masterchef Italia 2)

- Francesca Pasquale

Lorenzo Amoruso, ex difensore centrale della Fiorentina e dei Glasgow Rangers, è uno dei concorrenti della seconda stagione del cooking show di Sky.

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Masterchef Italia 7

Celebrity Masterchef Italia 2, una edizione che vede in gara tanti volti noti del mondo dello spettacolo italiano e dello sport come nel caso di Lorenzo Amoruso, ex calciatore tra le altre della Fiorentina e del Glasgow Rangers ed attuale opinionista di trasmissioni sportive. Un calciatore che ha fatto del carisma e della cattiveria agonistica i propri punti di forza diventando vero e proprio idolo dei tifosi del Glasgow, tant’è che è diventato il primo storico capitano di fede cattolica nella storia del club che rappresenta manco a dirlo la parte protestante della città di Glasgow. Proprio nelle fila del club scozzese, Amoruso ha avuto modo di giocare con uno dei talenti calcistici più puri degli anni Novanta, Gascoigne.

In una intervista rilasciata a FantaGazzetta.com, ha voluto raccontare un aneddoto sul fuoriclasse inglese: “L’aneddoto più divertente? Nella carriera di un calciatore ce ne sono un’infinità! Te ne voglio raccontare uno su Gazza Gascoigne, con cui ho giocato un anno nei Rangers. Aveva una distorsione alla caviglia e il fisioterapista doveva bloccargliela con una fasciatura rigida. Quando il lavoro fu terminato il medico gli chiese: Come va la caviglia, Paul? E lui ridendo: Questa che mi hai fasciato benissimo. È l’altra che è infortunata!”.

LORENZO AMORUSO, IL RIMPIANTO AZZURRO

Nel corso della propria carriera Lorenzo Amoruso ha avuto modo di togliersi tantissime soddisfazioni vincendo moltissimo soprattutto in Scozia. Tuttavia come lui stesso ha avuto modo di sottolineare nel corso di una recente intervista rilasciata sempre a Fantagazzetta.com, gli è rimasto forte il rammarico per non aver vestito la maglia della Nazionale Italiana: “Sicuramente quello di non aver mai potuto giocare in Nazionale. Quando mi sono avvicinato alla convocazione decisi di andare all’estero e questo all’epoca veniva letto come una rinuncia al calcio italiano che era certamente il più importante al mondo.

Al di là dell’aspetto economico, è stata una scelta dettata anche dal voler aumentare la mia visione intellettuale del calcio e confrontarmi con altri giocatori, altri allenatori, altri schemi, altri climi. Non fu vista come una miglioria, purtroppo. È un dispiacere che però sento non dipendente da me: io ho fatto del mio meglio durante la mia carriera e una maglia azzurra, anche solo come riconoscimento per aver tenuto alto il nome dell’Italia all’estero come è accaduto per altri colleghi, credo di averla meritata”.

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