Maria Vittoria Pichi/ Arrestata per il sequestro di James Lee Dozier: 100 giorni in prigione (Sono Innocente)

- Morgan K. Barraco

Il 28 dicembre 1981 Maria Vittoria Pichi viene arrestata nell’ambito delle indagini sul sequestro del generale americano James Lee Dozier. La sua storia “Sono innocente” su Rai 3. 

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Sono innocente, in onda su Rai 3

La storia di Maria Vittoria Pichi, una farmacista delle Marche, inizia nel dicembre del 1981. È in questa data che i Carabinieri arrestano la giovane con l’accusa di sequestro di persona e terrorismo. Un racconto drammatico che la protagonista di quest’incubo ripercorre nel suo libro autobiografico “Come una lama”, edizione Italic. Il suo caso verrà approfondito invece nella puntata di Sono Innocente di questa sera, domenica 22 aprile 2018, grazie alla ricostruzione con i documenti storici di quanto avvenuto in quei giorni. Maria Vittoria Pichi verrà rinchiusa dietro le sbarre per oltre cento giorni, per un crimine che la vedrà alla fine innocente. La sua unica colpevolezza all’epoca sembra il suo interesse politico e una serie di coincidenze che hanno come sfondo gli anni di piombo italiani. Sono anni difficili, in cui la pressione esterna è tale che l’attenzione di autorità e giustizia sembra concentrarsi più sul trovare dei colpevoli ad ogni costo, scrive la Pichi, piuttosto che a dimostrare tramite prove certe che le accuse sono fondate. E sarà proprio quella giovane farmacista, che in quel momento viveva in un paesino distante da Padova pochi km, a finire in una ragnatela da cui sarà difficile uscire.

Il sequestro di James Lee Dozier

Arrestata, condannata e innocente. Maria Vittoria Pichi ha vissuto un vero incubo a partire dal 28 dicembre del 1991, ritrovando alla fine se stessa e scoprendo il suo inedito lato da scrittrice proprio grazie agli eventi che ha vissuto. Le indagini delle autorità sul suo conto iniziano per via del sequestro di James Lee Dozier, un generale americano. Le Brigate Rosse si prenderanno subito il merito dell’azione, soprattutto perché il rapimento dell’ufficiale rappresenta un evento importante che riguarda non solo lo Stato italiano, ma anche l’America e persino la NATO. Le pressioni dall’esterno diventano sempre più forti proprio per le origini del Generale. L’America preme e l’Italia inizia a organizzare retate e perquisizioni di massa negli ambienti politici frequentati dai membri della sinistra estrema. In tutto questo si ritroverà coinvolta Maria Vittoria Pichi, che verrà tratta in arresto al fianco del compagno Paolo. Riuscirà a raccontare quanto le è successo, sottolinea Senigallia Notizie, solo 27 anni dopo quei terribili giorni. Il pretesto del suo arresto sembra riconducibile alla presenza di alcuni volantini di organizzazioni para-terroristiche che verranno trovate nell’auto della coppia. Materiale che a detta della Pichi erano facilmente reperibili e distribuiti in tutte le assemblee della sua fazione politica. E la loro diffusione non implicava necessariamente far parte delle Brigate Rosse, motivo per cui sia Maria Vittoria che Paolo verranno prosciolti in seguito da ogni accusa.

Maria Vittoria Pichi, cento giorni in carcere

Anche se Maria Vittoria Pichi verrà considerata innocente agli occhi della giustizia, dopo 100 giorni di carcere ingiusto, il suo paese d’origine la vedrà per lungo tempo come una terrorista. E ancora di più come una raccomandata. L’ex farmacista verrà additata infatti come una finta innocente dai suoi compaesani, per via del presunto intervento del padre. Per Senigallia la Pichi rimarrà sempre una terrorista, sottolinea in un’intervista al giornale locale, soprattutto perché i titoloni altisonanti con cui è stato trattato il suo arresto colpiranno duramente la popolazione. Di contro, nessuno sembrerà ricordare i successivi, quelli che riguarderanno la sua assoluzione piena. Ed è anche il motivo per cui Maria Vittoria ha voluto scrivere il suo libro Come una lama, per ricordare ciò che è stato dimenticato dalla popolazione e per dire la sua in merito a quanto accaduto. Le accuse dirette alla donna coinvolgeranno tuttavia anche la famiglia, dato che i genitori rimarranno a vivere a Senigallia senza curarsi di ciò che stava avvenendo. E immancabilmente vivranno sulla loro pelle l’onta attribuita alla figlia, che riuscirà a togliersi di dosso solo grazie alla propria coscienza. Anche Maria Vittoria del resto è dovuta ritornare nella sua Senigallia a distanza di tanto tempo, molto dopo quei fatti degli anni Ottanta. Ed è lì che vive ancora, dove per molti rimane “la terrorista”.

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