PETER RABBIT/ Il film che fa ridere i piccoli (ma esclude gli adulti)

- Bruno Zampetti

Il personaggio creato da Beatrix Potter sbarca al cinema nel film di Will Gluck. Che sembra adatto solo a un pubblico di età decisamente bassa. BRUNO ZAMPETTI

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Una scena del film

Negli Stati Uniti, in Germania e in altri paesi europei, il periodo pasquale fa pensare ai conigli (non a caso protagonisti di dolciumi al cioccolato), portatori di doni per i bambini. E anche nei cinema in questi giorni c’è un coniglio noto ai bambini, Peter Rabbit. I più piccoli lo conoscono come Peter coniglio, protagonista di un cartone animato con la sua inconfondibile giacca blu. Ma è stata la britannica Beatrix Potter a inizio Novecento a dare vita a questo personaggio.

Non è un caso, quindi, che ci ritroviamo nella campagna inglese, dove l’antropomorfo coniglio vive con le sue tre sorelle (Coda-Tonda, Flopsy e Mopsy) e suo cugino Benjamin. Per nutrirsi la “banda” si rifornisce nell’orto del signor McGregor e trova una sicura difesa in Bea (nome guarda caso simile a quello della Potter), la vicina di casa del rude anziano, che vive dipingendo e nutrendo una particolare passione per gli indifesi conigli. Un giorno McGregor muore e il suo pro-nipote Thomas, che lavora a Londra da Harrods, eredita la sua casa, che pensa di vendere per poter così aprire un negozio di giocattoli tutto suo. 

L’incontro con Bea e Thomas, che sembra spaventato dall’idea di avere conigli intorno, non va come previsto da Peter, che mette così in atto un diabolico piano per evitare di perdere un’altra volta quella che considera la sua mamma. Inutile dire che tutto questo è accompagnato da gag forse eccessivamente slapstick, che quindi riescono a divertire ormai un pubblico di età decisamente bassa. 

Questo però non è l’unico difetto di un film dalla trama piuttosto scontata. La tecnica mista sembra funzionare bene, rendendo gli animali ben integrati con il mondo umano e reale circostante, salvo delle scene in cui sembra che sia il mondo reale a essere entrato in un cartone animato (nemmeno in un film di animazione). La morale per i più piccoli è senz’altro chiara e lodevole: la paura di perdere qualcosa può creare guai seri; chiedere scusa non è un’ammissione di debolezza. Resta da capire cosa potranno trovare i grandi in questa pellicola di Will Gluck. 

Coniglio per coniglio, forse è meglio nei giorni dopo Pasqua godersi una proiezione casalinga di Chi ha incastrato Roger Rabbit.

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