Marco Giallini/ “C’è chi usa cocaina e poi giudica una canna”, e sulla moglie Loredana “dopo la sua morte…”

Marco Giallini si racconta in un’intervista al Corriere della Sera: dalla sua definizione di cinema al post morte della moglie Loredana

11.01.2019 - Emanuela Longo
Marco Giallini
Marco Giallini

Marco Giallini, vincitore di tre Nastri d’Argento, in una nuova intervista a Sette per il Corriere della Sera ha confidato di non credere di poter mai vincere un David di Donatello: “A me non lo daranno mai il David, m’hanno candidato dieci volte, è come il Pallone d’oro per Totti!”, rivela. La chiacchierata con il giornalista Vittorio Zincone assomiglia più ad una sorta di flusso di coscienza fino ad arrivare all’ultimo film che lo vede protagonista, “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno e che vede anche Edoardo Leo e Alessandro Gassman: “Con Gassman ormai siamo una coppia di ‘fatti'”, scherza. La conversazione si sposta molto rapidamente sulla definizione di cinema, l’attore replica: “Il cinema è ridere e piangere stando accanto a persone che non conosci”, dice. Tra una divagazione ed un’altra, Giallini torna alla sua definizione di cinema, cercando di non essere retorico: “È un rito. Un concerto. Ridere e piangere avendo accanto chi non conosci ti fa ridere e piangere il doppio”. Per lui è anche “una magia, il buio, la condivisione…”. Tutto per arrivare a contestare il mondo di oggi, dove tutto arriva e ruota attorno allo schermo di uno smartphone dove “le uniche cose che si condividono sono le proprie foto fatte con la bocca a cul* di gallina”. Detto da uno che non trova una sola ragione per essere attivo sui social.

MARCO GIALLINI, LA MOGLIE LOREDANA E I RUOLI AL CINEMA

Marco Giallini nel corso della sua carriera non ha mai girato uno spot né un cinepanettone, pur stimando i Vanzina. “Ma non è roba mia”, dice. Prima di intraprendere la carriera di attore, Giallini ha collezionato vari mestieri tra cui l’imbianchino e il trasportatore di bibite, poi la svolta. “Dopo una ventina di pellicole con ruoli minori, la svolta sono stati i primi film da protagonista. E poi diciamo che in seguito alla morte di Loredana è come se avessi deciso che mi dovevo dare da fare”, ha ammesso, facendosi serio. Loredana, moglie di Giallini, è venuta a mancare nel 2011. Ancor prima del cinema per lui c’è stato l’esordio in teatro anche se ne fa pochissimo: “Non ho quell’urgenza del contatto con il pubblico”, ammette, pur ammirando chi invece lo ha. Tra i colleghi che ammira, oltre a Toni Servillo cita anche Pierfrancesco Favino e Massimiliano Gallo. Prima di parlare dei ruoli finora avuti sul set, Giallini confida di aver fatto nel corso della sua carriera pochissimi provini: “Li faccio solo se sono innamorato di un ruolo”. E sulle polemiche che giungono in merito al rischio di emulazione dei personaggi negativi, Giallini sembra avere le idee chiare: “Se uno prende una pistola non è per colpa di un film. Si fanno polemiche molto ipocrite. A me hanno rotto le palle perché Rocco Schiavone si fa le canne. Cioè, è pieno di gente che prima pippa cocaina e poi alza il dito per giudicare una canna”.



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