Levante, “Ho difeso sacralità donna”/ Lecce, Curia vieta concerto “Trovo altri posti”

- Raffaele Graziano Flore

Levante, “Ho difeso la sacralità della donna”: la cantautrice replica alle accuse dopo il rifiuto da parte della Curia di Lecce di concedere la piazza del Duomo per il concerto di agosto

Levante
Levante, durante un'esibizione (Web, 2018)

Levante: “Ho difeso la sacralità della donna”. Sceglie di utilizzare una Storia su Instagram la cantautrice siciliana per commentare il rifiuto opposto dalla Curia di Lecce a concedere la piazza del Duomo della città salentina per il concerto previsto per il prossimo 6 agosto. E la 31enne Claudia Lagona, nome di battesimo della oramai ex giudice di X Factor (programma verso il quale di recente non ha certo avuto parole al miele, ha precisato la sua posizione, rintuzzando le presunte accuse del Vescovo di Lecce a proposito dell’irriverenza dei suoi testi: “Io non ho offeso nessuno e in Salento ci suono, tanto un posto lo trovo: va bene così…” scrive Levante prendendola con filosofia, ma senza rinunciare a una stoccata. A suo dire, il vero problema è che oggigiorno in Italia “non è che io debba cambiare location ma che vi sia ancora questo genere di ostacoli”, aggiungendo di non aver voluto parlare subito per capire come si evolveva questa situazione.

LA REPLICA DI LEVANTE SU INSTAGRAM

“In queste ore ho deciso di restare a guardare ho aspettato perché quando mi hanno detto che forse c’erano dei problemi sulla data di Lecce per un rifiuto della Curia sono rimasta incredula” continua Levante nella Storia apparsa sul suo profilo Instagram (@levanteofficial). Poi ricorda che è proprio la stessa Chiesa a dire di analizzare i testi, di analizzarli e di farli propri: “Ma qui siamo invece di fronte a persone che si sono fermate a leggere solo un titolo”, dice riferendosi al suo brano “Gesù Cristo sono io”. E infine chiude il suo intervento accennando al tema del sacro: “Io in realtà ho difeso la sacralità della donna paragonando i dolori di una donna maltrattata ai dolori di Cristo” conclude, spiegando che in quel suo parallelismo non vi era affatto traccia di offese alla religione né tantomeno, come ha suggerito qualcuno nelle ultime ore, di blasfemia.



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