Caso Ciro Grillo, amica ragazza “lividi ovunque”/ Foto dopo presunta violenza

- Silvana Palazzo

Ciro Grillo, i verbali delle due ragazze presunte vittime delle violenze di gruppo: le testimonianze choc e il dibattito a Domenica Live

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Ciro Grillo, il verbale del maestro di kitesurf

Dopo i verbali delle due ragazze presunte vittime di violenza di gruppo e l’acceso dibattito tra gli opinionisti di Domenica Live, durante il quale Pedullà ha accusa di fare un processo in tv senza neppure aver visionato il video del presunto stupro, anche la testimonianza di Amanda, cara amica di Silvia. La giovane racconta di aver ricevuto da Silvia delle foto con dei lividi, “selfie scattati davanti a uno specchio” dai quali sarebberro emersi lividi su costato e altre parti del corpo. “Lei all’apparenza è molto socievole ma anche fragile e suggestionabile”, ha proseguito l’amica. Il 4 novembre scorso l’amica le ha confidato delle violenze subite e della denuncia. Ha parlato di lei come una ragazza molto fragile definita molto suggestionabile e influenzabile.

“A me pare come quando si vedono in tv maestre, infermiere o badante che trattano male persone fragili e si mettono ai domiciliari finché non concludono le indagini. Il mio giudizio, prima dei tre, è assolutamente definitivo”, ha commentato Enrica Bonaccorti. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

BONACCORTI “NESSUNO SCONTO A GENITORI E FIGLI!”

Si torna a parlare del caso di Ciro Grillo nel corso della trasmissione Domenica Live. Gli indagati continuano a restare in silenzio ma ogni giorno aumentano i particolari sul caso. Ai quattro sono state contestate dalla procura anche le foto a luci rosse a una delle ragazze presunte vittime della violenza. I ragazzi potrebbero essere a breve riascoltati dalla procura in attesa di capire se e quando partirà il processo. Nel corso della trasmissione è stato trasmesso anche l’audio del verbale di Silvia, una delle presunte vittime. “Insulti e violenze ripetute” sarebbero emerse dal verbale di una delle ragazze. “Io non riesco a fare sconti di nessun tipo, né ai genitori né ai figli”, ha commentato Enrica Bonaccorti. Il direttore Pedullà ha invece sottolineato come siano mancate ad oggi le versioni dei quattro ragazzi coinvolti.

Trasmesso anche l’audio del verbale della seconda ragazza, Roberta, secondo la quale non era molto convinta a restare da loro a casa. E’ la giovane addormentata sul divano, che ha confermato di aver visto l’amica in lacrime. “Nuda, confusa, col trucco colato… Ha detto ‘mi hanno violentata tutti’”, sarebbe stata la testimonianza della ragazza. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CIRO GRILLO, VERBALE MAESTRO KITESURF

Tra i verbali che stanno emergendo sul caso del presunto stupro di gruppo nella villa di Ciro Grillo c’è anche quello del maestro di kitesurf a cui la ragazza ha raccontato di essere stata violentata dal figlio di Beppe Grillo e dai suoi tre amici, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. L’istruttore è stato ascoltato dai carabinieri di Olbia oltre un mese dopo i fatti e, come evidenziato dagli stralci riportati da Quarto Grado e La Verità, l’uomo ha definito «alquanto confusionario» lo sfogo della ragazza. «Sosteneva sempre di non ricordare bene l’accaduto perché era molto ubriaca e non sapeva neanche se fosse successo di sera o di mattina». Marco aveva mandato un messaggio alla giovane, che era ancora a casa di Ciro Grillo, per avvisarla che nel pomeriggio non avrebbe potuto farle lezione per un infortunio alla caviglia. La ragazza ha poi risposto all’istruttore cominciando a confidarsi. «Marco ieri sera ho fatto casino… poi quando ci vediamo ti racconterò». Quando Marco ha replicato spiegando che spera non si tratti di nulla di grave, lei ha inviato un vocale: «No, Marco tranquillo, non ti preoccupare… ehm… ho fatto una cazzata, poi te la racconterò, eh, niente, cioè parliamo un attimo… ehm… mi serve un po’… una dritta diciamo… proprio cinque dita in faccia mi servono, comunque… ehm… sto andando a lezione, mi spiace un casino che non ci sei. Niente spero di vederti presto… così, cioè, parliamo e ci divertiamo (ride, annotano gli investigatori, ndr)».

“QUANDO HA COMINCIATO A RACCONTARMI…”

Il maestro di kitesurf ipotizza di fronte ai carabinieri che forse la ragazza si riferiva ad uno schiaffo, cioè che quel «5 dita in faccia» potesse significare «che per quello che aveva fatto si meritava una sberla». Marco ha poi spiegato che alle 20.25 ha ricevuto un messaggio in cui la giovane le diceva di non preoccuparsi perché quando si sarebbero visti gli avrebbe parlato di quanto accaduto nella villa di Ciro Grillo. «Subito dopo mi ha mandato un messaggio chiedendomi che cosa avessi fatto al piede e alle 20.27 mi ha inviato un ulteriore audio raccontandomi, peraltro con voce soddisfatta e felice, della lezione che aveva sostenuto con la mia collega Francesca e che aveva fatto un figurone». Poi però gli ha mandato un altro audio specificato che «si era recata in spiaggia senza avere dormito e ubriaca. Si giustificava dicendo che era andata perché aveva bisogno di uno “stacco”, ma non l’avrebbe fatto mai più». L’istruttore allora le ha risposto che aveva provato a chiamarla «e che mi sentivo più tranquillo nell’apprendere che la cazzata che aveva fatto era riferita all’ubriacatura e al fatto che non avesse dormito». I due si sono rivisti nei giorni successivi, anche perché l’ultima lezione di kitesurf si è tenuta il 21 luglio, prima che la ragazza tornasse a Milano con la famiglia. «Durante i tempi morti della lezione ha iniziato a raccontarmi, in maniera peraltro confusionaria, che le era successa una cosa brutta e non sapeva come comportarsi».

MAESTRO KITESURF “NON LE HO CREDUTO…”

Il maestro di kitesurf allora si è preoccupato e ha chiesto alla ragazza cosa fosse successo. A quel punto, in riferimento alla serata nella villa di Ciro Grillo, lei ha risposto: «Eh, è che è successo di nuovo». Marco ha subito collegato ciò ad una confidenza che la ragazza gli aveva fatto l’anno prima, cioè «che era stata abusata dal suo migliore amico». A questo punto l’istruttore ha raccontato ai carabinieri che la ragazza gli aveva raccontato che un amico d’infanzia l’aveva costretta ad un rapporto sessuale in Norvegia, episodio che la ragazza non aveva denunciato e riguardo il quale agli inquirenti ha detto: «In passato, quando ero in Norvegia, c’era stato un flirt con un mio amico, con il quale condividevo la tenda in un camping scolastico. Ricordo che mi ero addormentata e lui mi aveva penetrata». Quando l’istruttore le ha chiesto a cosa facesse riferimento, lei avrebbe risposto «in maniera a mio avviso piuttosto confusa e contraddittoria, di essere uscita in un locale, non ricordo se mi abbia detto quale, e di aver conosciuto dei ragazzi, tipo 5 o forse 7, non lo ricordava perché aveva bevuto. Alla fine questi ragazzi, forse 4, avevano abusato sessualmente di lei». Marco ha parlato ai carabinieri di un racconto «alquanto confusionario», inoltre la giovane «sosteneva sempre di non ricordare bene l’accaduto perché era molto ubriaca e non sapeva neanche se fosse accaduto di sera o di mattina». Quindi, ha spiegato la reazione che ebbe: «Sinceramente, per i molti non ricordo che Silvia stava esprimendo, non ho creduto più di tanto a quello che mi stava dicendo e le ho detto che non sapevo cosa consigliarle». D’altra parte, le ha fatto notare una cosa, cioè «che la cosa da lei raccontata era molto grave e il fatto che fosse stata ubriaca e non ricordasse i particolari non andava certo a suo favore in caso di denuncia e poteva andare incontro a conseguenze».



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