CLIMA E MONTAGNA/ I ghiacciai vestiti di nero: ecco perché si sciolgono più in fretta

- Guglielmina Adele Diolaiuti

Aspettando COP 26, scienziati e politici si incontrano a Minoprio per fare il punto sullo stato di salute delle montagne e dei ghiacciai del pianeta

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La Marmolada e il suo ghiacciaio

Molti pensano che il ghiaccio glaciale sia bianco, invece è grigio. Grigio sia per le caratteristiche del ghiaccio stesso, sia per la presenza di polveri, detrito e impurità che ne limitano il candore e lo rendono grigiastro. Questo annerimento, detto darkening, è un processo sempre più intenso e diffuso sia per cause naturali (i frammenti di detrito che cadono incessantemente dalle pareti rocciose) che per cause antropiche (il particolato o black carbon derivante dalla combustione dei motori diesel, dagli incendi boschivi e dalle attività industriali di pianura).

I ghiacciai in questo modo diventano non solo sempre più grigi (e allora come è difficile in montagna capire dove c’è ghiaccio e dove c’è roccia!) ma sono anche più fragili. Infatti via via che si scuriscono assorbono sempre più radiazione solare e fondono sempre più velocemente. Pensate a come ci vestiamo noi in estate: in genere privilegiamo i colori chiari perché riflettono la radiazione solare e ci fanno avvertire meno la calura. Non ci vestiamo di nero per stare sotto il sole. I ghiacciai invece, a causa dell’annerimento naturale e antropico, sono sempre più vestiti di nero sotto il sole estivo e questo li fa fondere e ridurre a velocità via via crescenti. Questo annerimento è ben visibile sia confrontando fotografie a distanza di qualche anno, sia osservando la Terra dallo spazio.

La diffusione di questo fenomeno sui ghiacciai del Pianeta e i suoi effetti sull’accelerazione del ritiro dei ghiacciai è uno dei temi affrontati dall’High Summit Cop26, la conferenza internazionale, organizzata da EvK2Minoprio, che si sta svolgendo in questi giorni a Minoprio (Como) e che vede l’Università Statale di Milano tra i protagonisti principali dell’evento.

La montagna e il suo ruolo sullo sviluppo sostenibile è il tema generale del convegno. Attraverso otto sessioni parallele, vengono affrontati alcuni dei problemi relativi allo sviluppo sostenibile da un punto di vista prettamente montano: dall’impatto dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche e in generale sugli ecosistemi alle ricadute socioeconomiche, dalle nuove tecnologie ai trasporti, dall’applicazione di processi di economia circolare alle strategie europee per la gestione dei territori alpini, fino al benessere e alla qualità di vita delle comunità montane.

In particolare, la prima sessione “Verso il 2030: cambiamento climatico nelle regioni di montagna”, moderata da Maurizio Maugeri e dedicata alle dinamiche climatiche e agli impatti degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi montani, è stata l’occasione per presentare i risultati del sesto Rapporto dell’Ipcc sullo stato dell’arte delle conoscenze relative al cambiamento climatico con particolare riferimento alle regioni montane.

Parallelamente, durante la sessione glaciologica moderata da chi scrive, “Serbatoi d’acqua del mondo: gestione dei ghiacciai e delle risorse idriche”, sono stati presentati gli studi più recenti sui ghiacciai e sul pesante impatto da questi subìto a causa dei cambiamenti climatici, come appunto il darkening che accelera la fusione, con un focus sulle più innovative tecniche di studio tramite satelliti e droni e sulle strategie di mitigazione dell’ablazione; con interessanti casi studio che spaziano dalle Alpi all’Hindukush-Karakorum-Himalaya. Nella sessione di ieri sui ghiacciai è emerso un punto molto importante: che gli impatti dei cambiamenti climatici sui ghiacciai hanno impatti in pianura e non solo in montagna.

Il ruolo dell’Università degli Studi di Milano è stato illustrato da Anna Giorgi, delegata del rettore alla promozione delle attività didattiche, di ricerca e terza missione per la valorizzazione del territorio montano, che ha descritto l’attività del Polo di Edolo, sede dell’Università della Montagna (Unimont), nell’ambito della strategia macroregionale alpina e nel più ampio contesto internazionale.

Significativa, nella giornata di oggi, la sessione speciale “Youth4Climate” dedicata ai giovani e moderata da Stefano Bocchi, delegato del rettore al Progetto Minerva 2030. Gli studenti della scuola di Minoprio presentano le loro proposte progettuali sui differenti temi dell’High Summit Cop26, insieme agli studenti dell’Università Statale e del Polo Unimont che presentano “Youth4Mountains”, l’iniziativa di consultazione rivolta ai giovani che sfocerà nell’elaborazione del Mountain Education and Innovation Manifesto.

L’High Summit COP26 si inserisce tra gli appuntamenti di avvicinamento alla tanto attesa 26esima Conferenza delle parti sul cambiamento climatico di Glaslow (31 ottobre-12 novembre).

Nel frattempo, sempre a livello internazionale, l’Università Statale di Milano e il suo Polo Unimont saranno protagonisti, durante la settimana inaugurale di Expo 2020 Dubai, in qualità di partner del Padiglione Italia, dove il Polo Unimont sarà presentato quale buona pratica per lo sviluppo dei territori montani.

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