Codici QR screenshottati e tamponi fake/ No Vax aggirano green pass: cosa rischiano

- Davide Giancristofaro Alberti

I No Vax cercano di aggirare la legge mostrando un codice QR falso o un tampone negativo fake: ma alcuni vengono scoperti e scattano le denunce

referendum Green Pass
Controlli Green Pass (LaPresse, 2021)

Codici copiati e certificati dei tamponi falsi, così il popolo del no green pass e dei no vax, cerca di aggirare il passaporto vaccinale obbligatorio per lavorare, ma anche per ristoranti al chiuso, bar, eventi e via discorrendo. Ma non tutti fortunatamente riescono a farla franca, e come sottolineato dal Corriere della Sera edizione Milano, sono già scattate le prime denunce.

Il trucco più utilizzato consiste nel farsi inviare la foto del QR Code di una persona vaccinata, per poi presentare lo stesso screenshot all’ingresso di bar, ristoranti, scuole, asili e via discorrendo, «ovunque non ci sia controllo da parte delle forze dell’ordine o di un pubblico ufficiale, per evitare rischi», dicono. Chi fa le verifiche, di fatto, inquadra il QR con l’app senza chiedere i documenti, e scatta così la spunta verde. Ci sarebbero poi medici, ovviamente contrari ai vaccini o magari disposti a farsi qualche soldini, che pare concedano certificati falsi di avvenuta vaccinazione: “Fatti che al momento non trovano conferme – specifica comunque il Corriere della Sera – ma sui quali c’è alta attenzione da parte dell’autorità sanitaria”.

CODICE QR E TAMPONI FAKE, I NO VAX AGGIRANO IL GREEN PASS. E I MEDICI CONTRARI AL VACCINO…

Certo è che fino ad oggi, fra Milano e provincia sono emersi sette casi di raggiro illegale del green pass, e i responsabili sono stati tutti denunciati perchè ovviamente si tratta di falsificazioni di documenti. Chi effettua materialmente la falsificazione rischia dai sei mesi a tre anni, pena ridotta fino ad un terzo, in quanto il green pass è equiparabile ad un certificato o ad un’autorizzazione amministrativa. Chi invece si limita ad usare il green pass falso a quel punto rischia il reato di contraffazione.

Da segnalare anche il gruppo di personale sanitario no vax, il 6 per cento del totale, che cerca in qualche modo di raggirare il sistema; chi ad esempio riceve la ‘denuncia’ via Pec o via raccomandata dall’Asl e dall’Ats, non va a ritirarla entro 5 giorni, o ci va comunque il più tardi possibile di modo da diluire i tempi. In quel caso parte la seconda raccomandata, e se non dovesse esserci ulteriormente risposta, si passa alla notifica di sospensione in automatico, spedita all’ordine di riferimento e al datore di lavoro. C’è chi invece prenota il vaccino, ma poi non ci va, e infine, un centinaio circa, coloro che hanno scelto le via legali e si sono rivolti al tar contestato l’obbligo. Nelle prossime settimane scopriremo come evolverà la situazione.

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