CONDANNATA A MORTE DAGLI ISLAMICI/ Francia, 16enne accusata di blasfemia

- Paolo Vites

Reagisce a un musulmano che la molesta, riceve minacce di morte, succede in Francia

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LaPresse

#jesuismila è l’hashtag che sta dividendo la Francia in due, tra chi sostiene Mila, ragazzina sedicenne che è stata costretta ad abbandonare la scuola che frequentava, e chi le invia minacce di morte e inviti a stuprarla sui social network. Questi ultimi sono quasi tutti musulmani che stanno reagendo così a un video che la studentessa aveva postato su Instagram in cui diceva di odiare la religione, il Corano, definendo l’Islam una religione di odio. Dunque è stata lei a provocare la rabbia dei musulmani? Non esattamente, in quanto esiste anche un video sempre su Instagram di una diretta in cui Mila filma un uomo, musulmano, che la importuna in modo evidente, chiedendole l’età e altro. Lei non gli ha risposto, ha fatto per allontanarsi e l’uomo si è messo a insultarla, chiamandola lesbica, e altri insulti omofobi e razzisti.

LA FRANCIA DIVISA IN DUE

La polizia francese ha aperto due inchieste per valutare se gli insulti religiosi della sedicenne abbiamo motivazioni. Nel paese Oltralpe non esiste il reato di blasfemia, è possibile cioè attaccare e insultare una religione, ma non personalmente i cittadini che credono in qualche religione (cioè posso dire “l’Islam fa schifo”, ma non che tu sei un “musulmano di m…”). Il caso è su tutti i media che riprendono la divisione del paese, chi attacca Mila per diffusione di odio razziale, chi la difende: “Le sue dichiarazioni sull’Islam sono una risposta a molestie lesbiche e misogine estremamente violente […] Questo è ciò che una ragazza rischia nel 2020 per aver detto no a un ragazzo”, ha scritto un noto blog. E’ intervenuta anche Marine Le Pen, che ha commentato che “le parole di questa ragazza sono la versione orale delle caricature di Charlie Hebdo, volgari. Ma non possiamo accettare che la condannino a morte nella Francia del XXI secolo”. Intanto Mila non va più a scuola, ha cancellato tutti i suoi account social ed è stata affidata a un centro di sostegno psicologico.



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